Cultura


 

COMUNE DI MIRA
Città veneta della cultura 2004
Istituzione comunale Mira innovazione
Servizi bibliotecari
 
in collaborazione con
Associazione Architetti della Riviera
 
COME VEDO IL MONDO
visioni di architettura e design
Auditorium della biblioteca di Oriago
via Venezia 171 - Oriago di Mira (Ve)
Inizio ore 21,00 - Ingresso libero
Info 0415628371 bibliomira@libero.it
 
"Sono lieto di presentare, dopo le riuscite edizioni degli anni passati che hanno visto la partecipazione di grandi maestri dell’architettura (tra gli altri Mario Botta, Paolo Portoghesi, Mario Bellini) e di architetti emergenti (Bostjan Vuga, Studio 5+1AA), la quinta edizione di “Come vedo il mondo”. Ospiti di quest´anno saranno Tobia Scarpa, Roberto Mascazzini, Mara Servetto e Georg Klotzner, nel consueto mix di architettura e di design, di stili affermati e di innovazione che costituisce il paradigma della rassegna. Come di consueto, la rassegna "Come vedo il mondo" vorrebbe far conoscere filosofia, concetti, teorie di persone che operano ad alto livello nella trasformazione/creazione del territorio, degli edifici, degli oggetti. L’obiettivo è quello di presentare agli uditori (architetti, studenti di architettura e urbanistica, appassionati) i percorsi creativi, le tensioni e i dubbi, le certezze e le ricerche dei "maestri" invitati, attraverso il loro racconto, dal lato umano e dal lato professionale, e la presentazioni multimediali dei progetti, delle opere, delle realizzazioni che essi ritengono più significativi. Così, anche quest’anno, “Come vedo il mondo” ci racconterà il mondo dell’architettura e del design attraverso le testimonianze di alcuni tra più importanti ed interessanti protagonisti, per cercare di aiutarci a comprendere l´evoluzione del mondo in cui viviamo, un mondo in continua trasformazione dove le abitazioni, gli oggetti, gli edifici e le grandi opere modificano, assieme alla tecnologia, il nostro modo di vivere, in una tumultuosa e talvolta complicata corsa verso quello che fino a poco tempo fa immaginavamo fosse un futuro lontano, che invece possiamo vivere già da oggi."
 
dott. Massimo Zuin
Presidente dell´Istituzione comunale "Mira innovazione"
 
“Come vedo il mondo : visioni di architettura e di design” è organizzata in collaborazione con l’Associazione Architetti della Riviera del Brenta.
Ogni incontro sarà seguito da una degustazione di vini guidata da un sommelier della Fisar, un’occasione per conoscere da vicino il protagonista della serata
 
Programma:
Martedì 27 aprile
TOBIA SCARPA (Studio Scarpa - Venezia)
introduzione di Amerigo Restucci
Venerdì 07 maggio
ROBERTO MASCAZZINI (Studio Mascazzini - Milano)
introduzione a cura dell´Associazione Architetti della Riviera
 
Venerdì 14 maggio
MARA SERVETTO (Studio Migliore + Servetto - Milano)
introduzione a cura dell´Associazione Architetti della Riviera
 
Venerdì 21 maggio
GEORG KLOTZNER (Studio Holler & Klotzner - Merano)
introduzione a cura dell´Associazione Architetti della Riviera
 
Tutti gli incontri iniziano alle ore 21. Ingresso libero.
Info 0415628371
e-mail bibliomira@libero.it
 

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COMUNE DI MIRA
Città veneta della cultura 2004
Istituzione comunale Mira innovazione
Servizi bibliotecari
 
LETTERARIA
letteratura, musica e dintorni
edizione 12/2009
Auditorium della biblioteca di Oriago
via Venezia 171 - Oriago di Mira (Ve)
Ingresso libero
Info 041/4265787 bibliomira@libero.it
 
 
 
 
Letteraria 2009 si chiuderà sabato 28 novembre alle 21 con il reading di UGO RICCARELLI, vincitore del premio Strega nel 2004 con lo straordinario romanzo "Il dolore perfetto". Riccarelli presenterà a Letteraria "Di-letto" il nuovo libro in uscita per i tipi di Voland. Ad accompagnarlo il sax di MAURIZIO CAMARDI, jazzista padovano che si muove in un universo sonoro al di fuori dei confini abituali del jazz tradizionale, in una sorta di viaggio dove la musica si contamina con le sonorità tipiche di luoghi lontani e di altre culture del mondo.
 
sabato 28 novembre ore 21
 
Ugo Riccarelli
presenta "Di-letto"
(Voland 2009)
 
arredo sonoro di
Maurizio Camardi
 
Ugo Riccarelli è nato a Ciriè (Torino) nel 1954 da famiglia toscana. Ha studiato Filosofia presso l’Università di Torino e si è occupato per anni di azioni culturali in campo scolastico, cinematografico e teatrale, diplomandosi come Operatore Culturale nel 1976, lavorando anche presso l’ufficio stampa del comune di Pisa. Nel 1995 è stato tra i vincitori del premio del concorso RAI-Corriere della Sera "Sette per sette" con il racconto breve: Come ti faccio impennare l’audience dal quale è stato realizzato un radiodramma. Con Le scarpe appese al cuore ha vinto il premio Chianti 1996, con Un uomo che forse si chiamava Schulz il Selezione Campiello 1998 e infine lo Strega nel 2004 con Il dolore perfetto. Comallamore è il suo ultimo romanzo (Mondadori 2009).
 
 
 
"Di-letto" (Voland 2009)
 
Di letto in letto scorrono le undici storie che compongono questa raccolta, emozionante riflessione su un testimone orizzontale delle nostre vite. Storie di quotidiane manie, di personali dolori, di gioie inaspettate, di lunghe attese, in uno stile lieve come una carezza prima di andare a dormire.
 
 
Maurizio Camardi ha partecipato a numerosi Jazz Festivals italiani: Nord Est Jazz Festival ‘96-’97-’98 (Venezia); Vicenza Jazz ‘97-’98; La Parola alla Musica ‘97 (Bari); Rumori Mediterranei ‘97 (Roccella Ionica); Jazz e Altro ‘97(Gravina); Padova Jazz Festival 1999,2000,2005; Jazz (e)vento ‘99 (Cortale-Catanzaro); Sant’Annarresi ‘99 (Cagliari), Vicenza Jazz Festival 2005. Ha suonato in vari paesi: Serbia, Slovenia, Nicaragua, Svizzera, Repubblica araba Saharawi, Ecuador, Germania.
La sua musica ha una forte propensione alla contaminazione con atmosfere e sonorità prese a prestito da musiche di varie parti del mondo. Radiomondo, il suo ultimo lavoro, è una finestra aperta a ritmi, melodie e timbri che ci portano in un ideale viaggio dove la musica abbatte frontiere e confini geografici e sonori, c’è jazz come impianto base e molto altro come sviluppo.
 
 
Auditorium della Biblioteca di Oriago - ex Cinema Italia - via Venezia 171 - Oriago di Mira - ingresso libero - info 0414265787 - bibliomira@libero.it

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La Brenta negli occhi

Sono lieto di segnalare quest’interessante mostra fotografica di Lorenzo Fortibuoni: inaugurazione Mercoledì 9/12, appuntamento al Vapore verso le 20.30 / 21.00 (ci sarà un buffet).

Locandina qui: brenta-negli-occhi

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storie-di-noi-tanti-scheda-vapore Mercoledì prossimo 2 dicembre alle ore 21 al Vapore si terrà un reading dedicato a Marghera: si tratta di una lettura teatrale con musica dal vivo.

Vi assicuro che sarà una bella performance: non mancate!

Storie di noi tanti (la locandina)

 Storie di noi tanti di Antonella Saccarola

lettura teatrale con: Betty Andriolo - Linda Bobbo - Adriano Farigliosi, chitarra                          

 mercoledì 2 dicembre 2009 ore 21.00  
 Al Vapore, Via F.lli Bandiera 8 Marghera 041/930796

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COMUNE DI MIRA
Città veneta della cultura 2004
Istituzione comunale Mira innovazione
Servizi bibliotecari
 
LETTERARIA
letteratura, musica e dintorni
edizione 12/2009
Auditorium della biblioteca di Oriago
via Venezia 171 - Oriago di Mira (Ve)
Ingresso libero
Info 041/4265787 bibliomira@libero.it
 
 
 
 
"Letteraria", giunta al dodicesimo anno, si terrà nell’Auditorium della Biblioteca di Oriago (ex Cinema Italia), nella nuova sede della biblioteca, ristrutturata dal 2007, al fine di avvicinare sempre più lettori al mondo del libro e delle biblioteche.
 
Si comincia sabato 14 novembre alle 18 con il ritorno di MARIA RITA PARSI, psicoterapeuta e scrittrice, che presenta il suo nuovo romanzo, "Alle spalle della luna", edito da Mondadori. Maria Rita Parsi mette in campo tutta la sensibilità, il brio, la profondità che derivano dalla sua esperienza per narrare la storia di un’anima, raccontata nelle sue pieghe più intime.
 
Domenica 15 novembre, alle 17, ELSA MARCHIORI con "La vita nelle mie mani" ripercorre la vita e le esperienze di Caterina Savio, ostetrica a Borbiago per quasi trentacinque anni. A leggere brani del libro sarà GIULIANA MUSSO, che nel suo spettacolo "Nati in casa" nel 2001 aveva narrato le storie delle levatrici, donne che nel nordest del dopoguerra assistevano e aiutavano le partorienti nelle loro case.
 
Sabato 21 novembre giornata di festa in biblioteca. A partire dalle 15,00 apertura straordinaria della biblioteca con animazioni per bambini a cura di CODESS CULTURA e di MOLINO ROSENKRANZ, mercatino dello scambio del libro, possibilità di navigare in internet e prestito di libri. Dalle 17 iniziano gli incontri letterari con Annalisa Bruni, Ippolita Avalli, Nereo Laroni, Marie Louise Niwemukowba e Mariolina Venezia, per arrivare alla chiusura con lo splendido concerto di Susanna Parigi.
Alle 17,00 ANNALISA BRUNI presenterà i suoi libri di racconti, "Storie di libridine", "Altri squilibri" e "Della felicità donnesca e altri racconti". A seguire, alle 17,45, IPPOLITA AVALLI torna a Mira dopo cinque anni da Letteraria 2004 in occasione della riedizione nella collana "Universale economica" di Feltrinelli del libro "La Dea dei baci". Alle 18,30 NEREO LARONI, presidente del Marco Polo Institute e già sindaco di Venezia e parlamentare europeo, presenta "Il profumo dell’erba" (Marsilio 2009), romanzo che descrive con efficacia terre lontane e sconosciute, il Kazakistan, ma è anche un’appassionante elogio della libertà delle tribù nomadi dell’Asia Centrale decimate dagli Zar, prima, e dal regime sovietico, dopo.
Alle 19,30 MARIE LOUISE NIWEMUKOBWA, cantante rwandese, presenta "Vu cumprà a Venezia" (Altromondo 2009), il suo primo libro dopo il Cd "Iwacu", un reportage sul mondo dei venditori ambulanti senegalesi, accompagnata dalla musica di FUAD AHMADVAND, suonatore iraniano. Dalle 20,30 alle 21,00 aperitivo e buffet con gli scrittori e gli artisti, per ricominciare gli incontri letterari alle 21 con MARIOLINA VENEZIA, vincitrice nel 2007 del Campiello con "Mille anni che sto qui", che ci racconterà in anteprima il suo nuovo romanzo, in uscita da Einaudi, dal titolo "Come piante fra i sassi". Chiuderà la giornata il concerto di SUSANNA PARIGI, cantautrice fiorentina, artista che porta in musica l’intuito, la sensibilità e la tenerezza di una attenta osservatrice del mondo. Autrice intensa e raffinata, costruisce le sue canzoni attorno a testi poetici di qualità letteraria speciale. Presenta a Mira il suo ultimo lavoro, "L’insulto delle parole".
 
Letteraria 2009 si chiuderà sabato 28 novembre alle 21 con un altro graditissimo ritorno, quello di UGO RICCARELLI, vincitore del premio Strega nel 2004 con lo straordinario romanzo "Il dolore perfetto", che presenterà a Letteraria "Di-letto" il nuovo libro in uscita per i tipi di Voland. Ad accompagnarlo il sax di MAURIZIO CAMARDI, jazzista padovano che si muove in un universo sonoro al di fuori dei confini abituali del jazz tradizionale, in una sorta di viaggio dove la musica si contamina con le sonorità tipiche di luoghi lontani e di altre culture del mondo.
 

 
 
sabato 14 novembre ore 18
 
Maria Rita Parsi
presenta "Alle spalle della luna"
(A. Mondadori 2009)
 
Psicologa, psicoterapeuta e scrittrice, svolge da anni un’intensa attività didattica e di formazione presso università, istituti specializzati, associazioni private. Docente di Psicologia Generale 2 all’Università telematica Uniecampus. Nei corsi post-laurea, è docente del modulo tematico sulla Pedofilia nel master di Scienze Forensi Università degli Studi di Roma "La Sapienza"; nel Master in "Metodologie e Tecniche della Creatività" dell’Università degli Studi di Cassino, insegna metodologie e tecniche di Psicoanimazione; nella Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad orientamento umanistico "Psicoumanitas" è coordinatrice e didatta. Durante il suo percorso di crescita personale e professionale che l’ha portata ad essere docente, psicopedagogista, psicoterapeuta e saggista ha potuto studiare, formarsi, collaborare e lavorare a lungo con grandi maestri italiani della sociologia (Ferrarotti - Antiochia) della pedagogia (Lombardo Radice, Bernardini, Manzi) della antropologia (Di Nola) della psicologia (Canestrari, Spaltro, Ancona, Morino Abbele) della neuropsichiatria infantile (Bollea) della psicanalisi (Musatti, Mazzonis, Di Giulio) della sessuologia (Baldaro Verde) della psicoterapia (Marolla, De Silvestri, De Marchi, Festa, Lo Iacono); ed anche stranieri tra i quali Ronald Laing, Alexander Lowen, Rollo May. Ha elaborato e messo a punto una metodologia operativa, applicabile in ambito psicologico e socio-pedagogico, denominata "Psicoanimazione". Ha fondato e dirige la SIPA ("Scuola Italiana di Psicoanimazione": istituto di formazione di ricerca, ad orientamento umanistico, per lo sviluppo del potenziale umano. Nel 1991 ha dato vita alla all’associazione onlus "Movimento per, con e dei bambini", divenuta nel 2005 Fondazione Movimento Bambino che conta quattro centri (Roma, Milano, Cosenza e San Vendemmiano) e fulcri in tutta Italia e all’estero, per la diffusione del pensiero e dell’arte dei bambini, per la formazione dei formatori, per la tutela giuridica e sociale dei minori, contro gli abusi e i maltrattamenti, e la crescita culturale dei ragazzi, dei genitori, degli insegnanti, degli operatori socio-sanitari e della comunicazione. Collabora a molti quotidiani e periodici con rubriche settimanali. Convinta sostenitrice della divulgazione dei saperi attraverso i mezzi di comunicazione (affinché la conoscenza possa essere patrimonio di tutti), ha partecipato, tra le prime, in Italia, a partire dall’esperienza del D.S.E. (Dipartimento Scuola Educazione della Rai), iniziata nel 1977, a numerose trasmissioni televisive in qualità di esperta di psicologia e opinionista. Al suo attivo ha cinquanta pubblicazioni di tipo scientifico e divulgativo, testi scolastici per l’infanzia, testi teatrali, fiabe e poesie.
 
"Alle spalle della luna" (A. Mondadori 2009)
Avezzano, provincia abruzzese, negli anni prima burrascosi, poi incerti, a cavallo della Seconda guerra mondiale. Custodia è una bambina curiosa e piena di fantasia e attraverso il suo sguardo innocente e acuto scopriamo le vicende della sua famiglia: della madre Maria, creatura semplice e priva di vezzi, dedita senza risparmio alla cura dei figli; del padre Giulio, uomo aperto e seducente, che insegue la gioia di vivere e “l’allegria del corpo e dei pensieri”; di Crocifissa, donna libera e moderna, che non tarderà a diventarne l’amante. E sarà proprio la rivalità tra le due donne a innescare una serie di avvenimenti tragici – la morte del padre, la disgrazia economica, il collegio con la separazione dalla famiglia – destinati a segnare per sempre il destino della giovane Custodia. Storia delicata, intessuta di silenzi, di attese, di passioni negate che riaffiorano, di ferite mai completamente rimarginate, così come di slanci, di tensioni dello spirito, di luci improvvise che giungono a rischiarare il cammino verso l’età adulta di questa singolare protagonista: il nuovo libro di Maria Rita Parsi dà vita, con colori ora cupi ora vivaci, a un ritratto nitidissimo del mondo semplice della piccola provincia italiana, ed è, insieme, un originale apologo della condizione femminile e rappresentazione toccante di un teatro dell’anima in cui ciascuno potrà riconoscersi.
 
 
domenica 15 novembre ore 17
 
Elsa Marchiori
presenta "La vita nelle mie mani"
(Charta Bureau 2009)
 
letture di
Giuliana Musso
 
Elsa Marchiori è insegnante e ha all’attivo quattro libri dedicati alla memoria viva di donne e uomini conosciute nella propria comunità di riferimento. Con le sue biografie semplici racconta come ogni persona esista con il suo valore, qualunque sia il suo ruolo nella società del suo tempo.
 
Un’analisi attenta delle problematiche femminili all’interno della società contemporanea caratterizza il lavoro di Giuliana Musso, autrice e attrice dei suoi testi, che nelle ultime stagioni si è imposta all’attenzione del pubblico con due pièces di incisivo impegno civile e sociale: “Nati in casa” , dove denuncia, ricorrendo a un registro garbatamente ironico e insieme intenso e tenero, un malcostume dei nostri tempi: l’"ipermedicalizzazione" all’atto della nascita, e “Sexmachine: 9.000.000 di clienti” , un’acuta e spietata indagine sul fenomeno della prostituzione, inquadrato in un’ottica inedita. I suoi spettacoli nascono da capillari e rigorose ricerche, alle quali si unisce l’attitudine alla narrazione e la non comune capacità di dar vita sulla scena a personaggi diversi e prodigiosamente autentici. Il suo ultimo spettacolo si intitola “Tanti saluti”, il terzo spettacolo-inchiesta dopo “Nati in casa” e “Sex Machine”. Una ‘inchiesta’ particolare, quest’ultima, come spiega la stessa autrice: Abbiamo raccolto testimonianze e racconti dai principali protagonisti dell’evento: medici, infermieri, familiari e morenti. Abbiamo visitato i teatri del morire: ospizi, ospedali, hospice, case. Indagato le sue nuove declinazioni: cure palliative, accanimento terapeutico, protocolli di rianimazione, eutanasia. E abbiamo anche ascoltato chi è stato così vicino al punto della morte da non averne poi più alcun timore”. Il tema affrontato in “Tanti saluti”, infatti, è quello delicatissimo del morire, il racconto delle paure, degli smarrimenti e delle soluzioni paradossali che mettiamo in atto di fronte alla morte, declinato attraverso la clownerie.
 
“La vita nelle mie mani” (Charta Bureau 2009)
Il nuovo libro di Elsa Marchiori è dedicato a Caterina Savio, ostetrica a Borbiago per quasi trentacinque anni. “La vita nelle mie mani” ripercorre la vita e le esperienze di una “piccola grande donna”, le cui mani sono state le prime ad accogliere al mondo un nuovo essere, ma mai allo stesso modo.
Caterina Savio nasce a Osoppo il 4 Ottobre 1927, rimane presto orfana, ma vuole studiare. Crede che la vita sia nelle sue mani. La vicina scuola di ostetricia in Friuli le dà l’opportunità di diventare ostetrica, ma sono troppe le levatrici del luogo e lei è costretta ad emigrare nel Mezzogiorno. L’esperienza è simile a quella del marito Romano, maestro. Alla fine si riuniscono a Borbiago. I suoi ricordi sono vivi e sente ancora le emozioni dei momenti del parto, quando è lei corresponsabile del mistero della vita.
 
sabato 21 novembre dalle ore 15
 
Biblioriago open day
biblioteca aperta e book crossing (mercatino dello scambio dei libri)
animazioni per bambini a cura di
Codess Cultura e Molino Rosenkranz
 
Molino Rosenkranz presenta “Dov’è finito Pinocchio?”, animazione per bambini delle scuole materne ed elementari, dove si racconta in modo assolutamente libero la celebre storia creata da Collodi. Stupore, divertimento, invenzione… e una splendida struttura gonfiabile che attira a sé la curiosità dei presenti.
 
alle ore 17
Annalisa Bruni
presenta "Della felicità donnesca e altri racconti”
(Nova Charta 2008)
 
Annalisa Bruni, è nata a Venezia e vive a Mestre. Lavora alla
Biblioteca nazionale Marciana, dove organizza e promuove mostre ed eventi, cura la comunicazione dell’Istituto e l’Ufficio Stampa. Insegna inoltre scrittura creativa ed è attivamente impegnata nella promozione della lettura. Ha pubblicato su quotidiani, riviste, antologie e siti web. Nel 2002 ha pubblicato il suo primo libro Storie di libridine, finalista al Premio Settembrini - Regione Veneto 2003. Ha scritto radiodrammi prodotti da radio RAI3 e dalla Radio Nazionale Croata. Ha collaborato con la Radio Svizzera Italiana come sceneggiatrice. Il suo secondo libro di racconti è Altri squilibri, pubblicato nel 2005. La sua nuova raccolta, dal titolo Della felicità donnesca e altri racconti" (per i tipi di Nova Charta), è uscita nel mese di gennaio 2008.
 
“Della felicità donnesca e altri racconti” (Nova Charta 2008)
Sei racconti che ci svelano angoli segreti del mondo delle biblioteche, del libro e della lettura, esplorati con uno sguardo del tutto particolare: quello dell’universo femminile. Non è certo un caso, infatti, se chi opera nelle istituzioni bibliotecarie appartiene per la grande maggioranza a quello che troppo spesso è stato definito “il sesso debole” e se tutte le statistiche confermano, di anno in anno, che proprio il genere femminile annovera i lettori più “forti”. Le donne hanno, infatti, un rapporto speciale, e molto intimo, con i libri, la lettura e con i luoghi ad essa deputati. Annalisa Bruni ce lo racconta, con la sua usuale ed elegante ironia.
 
alle ore 17,45
Ippolita Avalli
presenta "La Dea dei baci"
(Feltrinelli 2009)
 
Ippolita Avalli nasce a Milano nel 1949. Giovanissima pubblica poesie su giornali locali. Durante gli anni dell’Università fonda un gruppo di sperimentazione teatrale The a tre, che si esibisce in importanti rassegne e festival in Italia ed in Europa. In seguito collabora al film La città delle donne di Federico Fellini come sceneggiatrice e attrice. Come scrittrice esordisce nel 1982 con Aspettando Ketty (Feltrinelli); seguono, tra gli altri: Non voglio farti male (Garzanti), La dea dei baci (Baldini & Castoldi), L’infedele (Rizzoli), Amami (Baldini & Castoldi), Nascere non basta (Feltrinelli) e Mi manchi (Feltrinelli ).
 
“La Dea dei baci” (Feltrinelli 2009)
Una bambina rimasta orfana di quella che credeva la sua vera madre, scopre di essere stata abbandonata al brefotrofio di Milano pochi giorni dopo la sua nascita. Il padre adottivo si risposa con una donna che la odia. In casa viene relegata a dormire in un sottoscala, deve fare tutti i lavori domestici, servire in tavola, ma non può mangiare se non gli avanzi degli altri. La prima fuga da casa, in cerca degli introvabili genitori veri, finisce malissimo. La seconda, in cerca di autonomia e lavoro, ancora peggio: viene stuprata dal datore di lavoro e cacciata dopo pochi giorni. Fino a che il padre non arriva a un pelo dall’ammazzarla e lei, in cambio della mancata denuncia, ottiene di poter lasciare la "famiglia", minorenne, sola ma finalmente libera.
 
 
 
alle ore 18,30
Nereo Laroni
presenta "Il profumo dell’erba"
(Marsilio 2009)
 
Nereo Laroni è presidente del Marco Polo Institute e dirige la rivista di politica estera «Acque & Terre». È stato sindaco di Venezia e parlamentare europeo. Segue da molti anni l’evoluzione politico-istituzionale nell’area dell’ex Unione Sovietica e in particolare le vicende delle centinaia di popoli che abitano questa sterminata regione. Nel 2003 ha pubblicato per Marsilio il suo primo romanzo storico,
L’amico di Stalin, vincitore del premio Cuneo.
 
“Il profumo dell’erba” (Marsilio 2009)
Nelle steppe dell’Asia Centrale, tra il Mar Caspio e la Cina,viveva un popolo nomade che si spostava perennemente alla ricerca di pascoli lungo le piste percorse da Marco Polo. Lì s’incontravano popolazioni turche e slave, mongole e cinesi. Cristiani e buddisti, mussulmani e nestoriani, attraverso il Tien Shan, i Monti del cielo azzurro, da secoli scambiavano merci e conoscenza. Lì i discendenti di Gengis Khan e quelli di Tamerlano tentavano di difendersi dall’avanzata dei Russi da Ovest e dei Cinesi da Est. In questo magico punto d’incontro e di scontro si snoda il romanzo “Il profumo dell’erba”, la storia di due giovani sposi, Amangheldy e Ainagul e del loro figlio Kudai, separati dalla guerra. Per la prima volta esce dall’ombra la lotta di un popolo per sopravvivere prima alla prepotenza dello zar poi a quella dell’Armata Rossa. Con la fine dell’Unione Sovietica queste terre ridiventano protagoniste per le loro straordinarie risorse dalle quali anche noi dipendiamo. “Il profumo dell’erba” ci aiuta a  conoscerle, indagando le loro radici che sono anche quelle della civiltà.
 
alle ore 19,30
Marie Louise Niwemukobwa
presenta "Vu cumprà a Venezia"
(Altromondo 2009)
 
arredo sonoro di
Fuad Ahmadvand
 
Marie Louise nasce a Kiraro in provincia di Gikongoro al sud del Rwanda. Da piccola viene educata come i suoi fratteli e sorelle ad amare la musica la danza e la poesia rwandesi. Dicembre 1990 viene in Italia per studiare all’università di Udine. In quel momento il Rwanda viveva la guerra tra i ribelli Tutsi e l’esercito Rwandese. 4anni dopo precisamente la notte del 6 aprile 1994 dopo l’assassinio del Presidente Juvénal Habyalimana iniziò l’incubo per i tutsi i gli hutu moderati che vivevano all’interno del paese. Fu un genocidio che portò via più di 800.000 persone. Marie perse la sua sorella , i parenti e tantissimi amici. Cosa fare davanti ad una tragedia del genere. Bisogna lavorare perché non ritorni più una cosa del genere. Marie Louise che nasce tra un padre hutu e una madre tutsi vuole fare una cosa che può unire tutti i Rwandesi. Così le vengono in mente i consigli del padre sulla composizione e quando suo padre le diceva che la musica è una forza anche per vincere la paura e lo stress. In 2002 viene pubblicato il prima cd Iwacu (casa nostra) un cd che parla si riferisce alla situazione in Rwanda e che parla d’amore. Marie Louise continua il suo percorso artistico e sta per uscire un altro cd “Noi angeli diversi” in italiano kinyarwanda e francese. Questo cd si riferisce alla vità di Marie Louise in Italia e del suo amore alla convivenza dei popoli nella solidarietà rispetto e giustizia. Marie Louise participa tanto nelle conferenze sulla pace e sulla diversità. Ultimamente in novembre è stata a Sanremo per il giubileo dei giovani. Questo evento è uscito sulla Rai UNO il giorno 23 dicembre 2004. La sua musica può essere definita la musica della vità perché Marie Louise parla di quello che vive. E’ una musica che si ispira alla tradizione ma con i temi attuali. Gli strumenti sono percussioni, chitarre, suoni diversi dell’Africa. Il ritmo è tipico africano con le poesie che rendono tutto bello da ascoltare.
 
"Vu cumprà a Venezia" (Altromondo 2009)
Un giorno passando sul ponte delle Ferrovie a Venezia per recarsi dove cantava, Marie Louise viene bloccata da Ibu, un signore senegalese di quaranta anni che stava vendendo sul ponte delle borse. Un normale incontro tra un venditore e un cliente, che dopo lunghe chiacchiere, come succede spesso, suscitò nella donna il desiderio di conoscere meglio quel venditore itinerante senegalese e di fare approfondite ricerche.
 
 
alle ore 20,30
Aperitivo e buffet con gli autori
 
 
alle ore 21
Mariolina Venezia
presenta "Come piante fra i sassi"
(Einaudi 2009)
 
Mariolina Venezia, originaria della Basilicata, e’ la vincitrice della 45esima edizione del premio Campiello con ‘Mille anni che sto qui’ (Einaudi). Il libro racconta 150 anni di una famiglia lucana attraverso le vicende delle diverse generazioni. Mariolina Venezia e’ nata a Matera nel 1961 e vive a Roma. Ha pubblicato tre libri di poesie in Francia. Collabora con varie riviste letterarie e lavora come sceneggiatrice per il cinema e la televisione (sua la fiction ‘La squadra). Nel 1998 ha pubblicato, per la casa editrice Theoria, la raccolta di racconti Altri miracoli.
 
"Come piante fra i sassi" (Einaudi 2009)
Il romanzo viene presentato a Letteraria in anteprima.
 
 
alle ore 22
Susanna Parigi
in concerto
 
Interprete sofisticata e autrice di grande spessore, Susanna Parigi è una pianista apprezzata (ha suonato per Cocciante, Baglioni, Fiorella Mannoia), suona la fisarmonica, canta, scrive i testi, la musica e gli arrangiamenti delle sue canzoni. Chansonnière fiorentina ma trapiantata a Milano, propone un genere originalissimo che potrebbe essere definito "pop letterario". Fra i tanti prestigiosi incontri che può vantare nel suo curriculum c’è anche quello con il grande fotografo brasiliano Sebastião Salgado. Ha detto di lei il compositore Vince Tempera: “È un mistero, e davvero un insulto, sapere che talenti così in Italia rimangono nascosti così a lungo”. Nei suoi album precedenti ha collaborato con Pat Metheny e con l’ex King Crimson Tony Levin, dal vivo con Noa. Ora, giunta alla sua quarta prova discografica, Susanna Parigi propone una raccolta ancora più ambiziosa: dieci nuove canzoni e una clip video finale con ospiti di prestigio come Pino Arlacchi, Corrado Augias, Lella Costa, Cesare Fiumi, Kaballà, Leonardo Manera, Andrea Pinketts, Bruno Renzi. Un disco intenso, che affronta il tema della parola, delle sue smisurate e controverse potenzialità. “Le parole che insultano e le parole che sono insultate”, come spiega Pasquale Panella nel testo che presenta il cd.
L’insulto delle parole [CD] (Edel 2009)
In L’insulto delle parole sei brani sono firmati in coppia con Kaballà, il musicista di origini siciliane già autore fra gli altri di Carmen Consoli, Eros Ramazzotti, Antonella Ruggiero e Mario Venuti. C’è una riedizione di La canzone dei vecchi amanti di Jacques Brel arrangiata da Vince Tempera, mentre il pezzo che dà il titolo all’album è arrangiato da Stefano Dall’Ora. Tutti gli altri arrangiamenti degli archi sono di Valentino Corvino. Accompagna la cantautrice in tutto questo lavoro il quartetto d’archi Arkè String Quartet. Scrive Susanna Parigi: Percorrere la storia di una parola è come scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti. La parola ha una potenza smisurata, a volte può fare la differenza tra vivere o morire. La parola può dare la sensazione di appartenere a qualcos’altro, una folla, un esercito, un’ideale. Può comandare, contrattare, illudere. La parola è sacra. Le parole ingannano. Qualcuno ha detto “Non credo che alcun sistema filosofico riuscirà mai a sopprimere la schiavitù: tutt’al più ne muterà il nome”. Ecco l’insulto di cui ho sentito esigenza di scrivere oggi, forte, violento, talmente evidente che è un dolore terribile accorgersi che dai più non è visto. Non l’utilizzo del potere della parola a propri fini, tema vecchio come il mondo, ma il cambiare nome alle cose o cambiare le cose mantenendone il nome. Cambiare nome alle cose. Creare frastuono, confusione, incapacità di reazione. Ci vuole molto tempo prima che ci rendiamo conto di una trasformazione. Nel frattempo siamo già stati divorati. Le parole possono essere l’inferno e “due modi ci sono per non soffrire” scriveva Calvino. “Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio”. Non per l’impossibile ci dovremmo affidare ai sogni, ma per sognare il possibile, tentare di ridare forza a una parola ormai assolutamente priva di significato per ricostruirla, per ritornare a “fare” la parola.
 
 
sabato 28 novembre ore 21
Ugo Riccarelli
presenta "Di-letto"
(Voland 2009)
 
arredo sonoro di
Maurizio Camardi
 
Ugo Riccarelli è nato a Ciriè (Torino) nel 1954 da famiglia toscana. Ha studiato Filosofia presso l’Università di Torino e si è occupato per anni di azioni culturali in campo scolastico, cinematografico e teatrale, diplomandosi come Operatore Culturale nel 1976, lavorando anche presso l’ufficio stampa del comune di Pisa. Nel 1995 è stato tra i vincitori del premio del concorso RAI-Corriere della Sera "Sette per sette" con il racconto breve: Come ti faccio impennare l’audience dal quale è stato realizzato un radiodramma. Con Le scarpe appese al cuore ha vinto il premio Chianti 1996, con Un uomo che forse si chiamava Schulz il Selezione Campiello 1998 e infine lo Strega nel 2004 con Il dolore perfetto. Comallamore è il suo ultimo romanzo (Mondadori 2009).
 
"Di-letto" (Voland 2009)
La raccolta di racconti viene presentata a Letteraria in anteprima.
 
 
Maurizio Camardi ha partecipato a numerosi Jazz Festivals italiani: Nord Est Jazz Festival ‘96-’97-’98 (Venezia); Vicenza Jazz ‘97-’98; La Parola alla Musica ‘97 (Bari); Rumori Mediterranei ‘97 (Roccella Ionica); Jazz e Altro ‘97(Gravina); Padova Jazz Festival 1999,2000,2005; Jazz (e)vento ‘99 (Cortale-Catanzaro); Sant’Annarresi ‘99 (Cagliari), Vicenza Jazz Festival 2005. Ha suonato in vari paesi: Serbia, Slovenia, Nicaragua, Svizzera, Repubblica araba Saharawi, Ecuador, Germania.
La sua musica ha una forte propensione alla contaminazione con atmosfere e sonorità prese a prestito da musiche di varie parti del mondo. Radiomondo, il suo ultimo lavoro, è una finestra aperta a ritmi, melodie e timbri che ci portano in un ideale viaggio dove la musica abbatte frontiere e confini geografici e sonori, c’è jazz come impianto base e molto altro come sviluppo.
 
 
 
Auditorium della Biblioteca di Oriago - ex Cinema Italia - via Venezia 171 - Oriago di Mira ingresso libero - info 0414265787 - bibliomira@libero.it

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Lo so è da tanto che non scrivo. Qualche amico che mi conosce bene e che sa come la penso sull’attuale situazione politica mi ha suggerito di riprendere il filo e di parlare di cultura. In effetti in questi giorni si sta consumando una forte protesta da parte del mondo dello spettacolo per il mancato rimpinguamento del capitolo ministeriale riguardante il Fondo Unico dello Spettacolo.
Il FUS è stato creato con l’articolo 1 della legge 30 aprile 1985, n. 163 ("Nuova disciplina degli interventi dello Stato a favore dello spettacolo") per fornire sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti in cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all’estero.
Secondo l’articolo 15 della legge 163/85, il FUS viene rifinanziato ogni anno con la legge finanziaria e viene ripartito tra i vari settori con un decreto del Ministro per i beni culturali. Per l’anno 2009 il finanziamento stabilito dalla legge 22 dicembre 2008 n. 203 ("Legge finanziaria 2009"), tabella C, è di 398.036.000 euro. Secondo il decreto ministeriale emanato il 13 febbraio 2009, questa somma, al netto di 20 milioni di euro destinati alle fondazioni lirico-sinfoniche, viene ripartita nei seguenti settori:
a) enti lirici 47,5%
b) attività cinematografiche 18,5%
c) attività di prosa 16,3%
d) attività musicali 13,7%
e) attività di danza 2,3%
f) attività circense 0,2 %
Il taglio per il 2009 ammonta a 82 milioni di euro in meno, il che significa scendere dai 460 del 2008 ai 378 del 2009.
È sceso in campo anche il presidente Giorgio Napolitano che ha messo nero su bianco un «convinto invito alla riflessione e a ogni possibile ripensamento» per la vicenda del mancato reintegro dei soldi, «al di là delle imminenti votazioni in parlamento».
Il Presidente ha aggiunto : ‘Non esito a condividere le preoccupazioni che mi rappresentate’. Per Napolitano serve un ‘impegno molto più deciso e concreto per la cultura e l’arte italiana.
Che dire? Mi viene in mente tutta la polemica scatenata dall’uscita di Baricco qualche mese fa circa un diverso uso delle risorse pubbliche nel settore.
Riporto un piccolo frammento del suo pensiero sugli enti lirici (nel Veneto ne abbiamo 2 Arena e Fenice).
(…) fare il teatro lirico in un modo diverso da quello usato dallo Stato attualmente è impossibile fino a che lo Stato farà il teatro lirico in quel modo con la scusa che in altri modi è impossibile. Traduco ancora: nessuno può fare meglio dei Teatri Stabili in un mondo con i Teatri Stabili: ma nessuno può dire che questo sarebbe impossibile in un mondo senza Teatri Stabili. È una faccenda di cambio di scenari, di regole, di confini. Quando vedo tanta, appassionata gente di teatro chiedersi incredula se mi sono bevuto il cervello a immaginare un avvento dell’ impresa privata nel loro mondo, riconosco la stessa miscela di buon senso e cecità che mi affascina in altri umani messi di fronte a situazioni simili: i dirigenti della British Air il giorno prima che aprissero un volo low cost Londra-Dublino, i direttori della Treccani il giorno prima che inventassero Google e Wikipedia, i direttori di giornali l’ ultimo giorno prima di vedersi uscire la free-press, gli editori il giorno in cui qualcuno inventò i tascabili, il mobiliere il giorno prima di scoprire che esisteva Ikea, e il mio barista il giorno prima che inventassero Starbucks.
Concludo dicendo: chi governa è legittimato a darsi delle priorità sulle quali poi chiederà il consenso; ma se si vuole cambiare radicalmente un settore bisogna anche dare gli indirizzi e delle prospettive a medio-lungo termine, non si possono aspettare ogni anno le leggi di bilancio per sapere di che morte bisogna morire. Come ha detto sopra il Presidente della Repubblica: “ è decisivo il più vasto chiarimento sulle priorità cui ancorare la spesa pubblica”.

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Dalla Nuova Venezia del 10 maggio un intervento di Gianfranco Bettin
“Il Giro d’Italia che parte da Venezia ci ricorda come sia vario e lungo e ricco di luoghi e di esperienze questo nostro paese e come anche la politica possa e debba guardarne le storie e i luoghi per apprendervi buone lezioni. Il disastrato centrosinistra, ad esempio,  può guardare a Trento da cui viene oggi uno dei pochi messaggi vincenti per la coalizione. Anche dal Veneto, dove è minoranza cronica, vi si dovrebbe guardare. Anche da Venezia, dove è al governo ma non senza problemi. Le lezioni politiche sono come le tappe del Giro, o le segui al momento giusto o le perdi del tutto, per molto tempo.
Qualcuno ha visto come elemento originale dell’esperienza trentina soprattutto l’apertura all’Udc. E’ certo questo un elemento significativo, perché ha spinto il centrosinistra al di là del suo perimetro tradizionale sottolineando come gli incontri più proficui non avvengano sulla base di pregiudizi ma di accordi programmatici da ricercare senza remore. Tuttavia, a ben guardare, non è questo l’elemento decisivo: l’Udc a Trento ha avuto solo il 2,7 % dei voti (sul 64,4 % della coalizione guidata da Alessandro Andreatta).La vera differenza, la vera novità trentina sta nella scelta coerente del Pd locale e dei suoi alleati di qualificarsi come forza territoriale, radicalmente federalista, protagonista di un patto stipulato in primis con la comunità. Un Pd capace di questa scelta, di questa innovazione, insieme con l’Unione per il Trentino di Lorenzo Dellai (17 %), gli autonomisti del Patt, i Verdi e altre forze (Udc compresa), hanno reinventato la coalizione, unendo buon governo locale a lungimiranza e coraggio politico. Esattamente quello che è mancato a livello nazionale e, finora, nella stessa esperienza veneta del centrosinistra.
E a Venezia? Da qui, soprattutto con Massimo Cacciari, sono venuti spesso inviti a seguire in Italia e nel Veneto una via – “mutatis” - di tipo trentino. “Prediche inutili”, inascoltate. E, però, poco praticate anche nella stessa Venezia, dove di audacia politica alla Dellai, per dire, se ne è vista finora poca, in concreto. Eppure, ce ne sarebbero le condizioni. C’è un’esperienza forte e ricca di governo locale, pur non priva di limiti. C’è una classe politica né ingenua né consunta, con personalità di rilievo, con radici popolari e prestigio culturale, presente nell’industria come nell’università, nei nuovi ceti professionali, tra artigiani e commercianti, nelle nuove realtà urbane: insomma, sono ben vivi i legami col territorio e le sue comunità (lo stesso Zoggia ha intelligentemente lavorato su questo per dare tenuta ed efficacia alla coalizione che lo sostiene alle elezioni provinciali). E’ su questa base che potrebbe, dunque, creativamente rinnovare la propria identità e la propria configurazione. A suo tempo, una parte di tale classe fu protagonista di un rinnovamento programmatico quando, sul finire degli anni ottanta, ripensò alla città. Venne da lì – col concorso di tanti e con la leadership in particolare di Gianni Pellicani e di Massimo Cacciari - la svolta che poi condusse al lungo e fecondo ciclo di governo di Venezia. Un ciclo ancora in corso perché, nel frattempo e dal “desk” dell’amministrazione stessa, si è saputo mettere in campo una ulteriore idea di città, affrontando le nuove contraddizioni e ridisegnando via via le politiche fondamentali (un nuovo welfare, una difficile ma audace politica urbanistica e ambientale, una presenza nuova nel campo dell’economia e del lavoro).
Ora un’altra stagione è finita e serve un nuovo salto di qualità. Lo si sente nel susseguirsi di iniziative di studio sulla città, come quelle della Fondazione intitolata proprio a Gianni Pellicani, ma anche della Fondazione Duomo o come quelle dei “40 x Venezia” e di altre associazioni in centro storico e in terraferma. Lo si vede nelle inquietudini che attraversano il Pd, con fuoriuscite e delusioni. In ciò che accade a sinistra. Nella lontananza e nelle “eresie” degli ambientalisti locali rispetto all’andazzo nazionale. Nella ricerca di nuove e disparate soluzioni “civiche”. Tutto questo può tradursi in una nuova spinta rigeneratrice, ma può anche portare alla disgregazione, a rotture irreparabili, mettendo in causa la possibilità stessa di ricreare una coalizione vincente alle prossime amministrative, ma, prima ancora e più gravemente, di essere in grado di interpretare e rappresentare adeguatamente i problemi e le speranze di questa città.
Forse Massimo Cacciari, prima di fare in futuro ciò che ha in cuore, nei mesi finali del suo mandato potrebbe dedicarsi ad avviare, in concreto, questa svolta, dopo averla a lungo predicata. Non da solo, certo, ma con i molti che, per la storia sopra ricordata o per la giovane energia che hanno, sarebbero in grado di impegnarsi per un salto di qualità nel rapporto tra politica e città, se chiamati a concorrere con la massima apertura e trasparenza e ricerca di partecipazione. Una sorta di Partito o Unione o Che Altro “per Venezia” – e magari per il Veneto - non qualunquista, non neutro, bensì democratico, federalista, ambientalista, capace di riforme radicali nell’ambito delle competenze istituzionali che potrà assumere, non isolato od ostile alla dimensione nazionale ma pienamente autonomo, fedele soprattutto alla propria dimensione territoriale. Capace, infine, di contagiare felicemente l’intera coalizione, ricostruendola ex novo a partire da convergenze non aprioristiche, verificate nel vivo delle cose. Sarebbe un’altra decisiva tappa, dopo Trento, del lungo  duro affascinante Giro che ha per traguardo il profondo rinnovamento della politica e del paese – e, per noi, il miglior futuro di Venezia e del Veneto.” 

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Vi allego un pezzo interessante uscito oggi sul sito de LA VOCE ( ho segnato in neretto alcuni passaggi significativi)
 
QUANDO IL SINDACO PENSA ALLA CULTURA
 
Nelle campagne elettorali si sente spesso ripetere dai candidati sindaci e consiglieri del centrosinistra che le giunte comunali di centrodestra tendono in genere a sacrificare la spesa culturale. E’ vero? E più in generale, da quali variabili dipende la spesa culturale dei comuni italiani? Uno studio mostra che il colore politico dell’amministrazione non esercita alcun effetto significativo. Mentre il sindaco che corre per la seconda volta o non può essere rieletto investe meno in cultura. Forse per compiacere l’elettore mediano.
Con l’avvicinarsi della tornata primaverile delle elezioni amministrative, siamo tutti più esposti alle trovate elettorali di candidati sindaci e assessori uscenti delle nostre città. Molti di noi, ad esempio, giurerebbero di aver assistito, in questi ultimi mesi, a un intensificarsi delle inaugurazioni di nuove biblioteche e teatri da parte delle giunte uscenti, e a un insolito presenzialismo di sindaci e assessori a una rutilante girandola di eventi culturali sponsorizzati dai comuni, dai concerti di musica classica ai festival della scienza alle sagre eno-gastronomiche. Nelle campagne elettorali si sente inoltre ripetere dai candidati sindaci e consiglieri del centrosinistra che le giunte comunali di centrodestra tendono in genere a sacrificare la spesa culturale.
Ma è proprio vero che la spesa culturale dei comuni italiani risponde così prontamente all’orientamento ideologico delle giunte e al ciclo elettorale? E, in generale, da quali variabili dipende?
IL COLORE POLITICO NON CONTA
In Italia i comuni gestiscono biblioteche, musei, pinacoteche e teatri cittadini; finanziano un’agenda, talvolta fittissima, di eventi culturali; e organizzano mostre e festival anche di grandissimo richiamo. Lo Stato a partire dal 2000 ha provveduto a pesanti tagli alla spesa in cultura, mentre è cresciuto il ruolo dei comuni. Le disparità tra enti locali in termini di spesa culturale pro capite sono però enormi. (1) Cosa determina questa differenza?
Utilizzando i dati della spesa culturale dei 106 capoluoghi di provincia italiani negli anni 1998-2005, è possibile dare risposta a questi interrogativi. (2) Controlliamo per una serie di variabili economiche e socio-demografiche, tra cui il reddito pro capite e il tasso di disoccupazione della città in quell’anno; il livello medio di istruzione dei cittadini; la composizione demografica; la ricchezza della città in termini di monumenti e la sua attrattività turistica; l’appartenenza alle macroaree del Nord, Centro, Sud. E verifichiamo se la spesa culturale pro capite da parte delle giunte comunali è influenzata da alcune variabili politiche, tra cui l’appartenenza della giunta comunale al centrodestra o centrosinistra; la scadenza elettorale; il fatto che il sindaco uscente non si possa più candidare; la spesa privata in cultura da parte delle fondazioni bancarie locali; il numero delle associazioni culturali ufficialmente registrate e i trasferimenti statali ai comuni.
Forse inaspettatamente, l’analisi mostra che il numero delle associazioni culturali cittadine non esercita alcun effetto nel determinare i livelli di spesa culturale da parte dei comuni. La ricchezza artistica e monumentale della città è invece un importante fattore esplicativo della spesa. È interessante poi vedere come la spesa culturale da parte delle locali fondazioni bancarie eserciti un effetto positivo. Segnala un possibile effetto di complementarietà tra spesa culturale privata e pubblica, in cui quest’ultima eserciterebbe un ruolo moltiplicativo anziché di spiazzamento.
Le variabili politiche sollevano però le considerazioni più interessanti. Infatti emerge che, contrariamente all’opinione comune, l’appartenenza agli schieramenti di centrodestra o centrosinistra delle giunte comunali non esercita alcun effetto significativo sul livello di spesa culturale delle città italiane. Naturalmente l’orientamento politico delle giunte potrebbe influenzare la composizione piuttosto che il livello della spesa. È tuttavia impossibile stabilirlo, a causa dell’assenza di dati disarticolati per tipologie di spesa culturale. La sola sottocategoria presente è rappresentata dalla spesa per musei, biblioteche e pinacoteche. La nostra analisi, tuttavia, suggerisce che l’orientamento politico delle giunte comunali non sembra avere alcun peso neanche come determinante di questa sottocategoria.
QUANDO CI SONO LE ELEZIONI
Ad esercitare effetti statisticamente significativi sulla spesa culturale dei comuni sono invece le variabili che catturano il ciclo elettorale. I segni di questi effetti sono però inaspettati: l’avvicinarsi delle scadenze elettorali sembra provocare una riduzione della spesa comunale in cultura. E l’effetto è rafforzato se il sindaco non può più ricandidarsi perché ha già servito due mandati.
Il primo effetto sembrerebbe contrastare con gli studi di political economy che tradizionalmente mostrano come negli anni pre-elettorali si abbia un aumento significativo della spesa pubblica. C’è però una possibile interpretazione che potrebbe conciliare i due risultati. Con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative, i sindaci uscenti hanno un chiaro incentivo nel porsi in sintonia con gli interessi degli elettori. L’evidenza di una significativa riduzione della spesa culturale in periodo pre-elettorale non può allora che trovare spiegazione nelle preferenze dell’elettore mediano: il grosso dell’elettorato non apprezzerebbe particolarmente l’offerta culturale, e le scelte delle giunte si sostanziano quindi in riduzioni della spesa in cultura. Evidentemente i sindaci ritengono di avere a disposizione strumenti di spesa più efficaci per far presa sugli elettori.
Nemmeno il secondo effetto, secondo cui i sindaci che non possono più ricandidarsi riducono la spesa culturale, è perfettamente in linea con alcuni studi di political economy. Anche questo risultato si spiega, però, se le considerazioni sulla scarsa preferenza dell’elettorato per l’offerta culturale sono vere. Infatti, nel caso italiano, la carica di sindaco è spesso un trampolino, il primo gradino nel cursus honorum di un politico, dal quale si ambisce salire a cariche di maggior visibilità e prestigio. Compiacere l’elettorato mediano è allora ancora più importante.
 
(1) Si veda Il Sole 24 Ore di lunedì 6 ottobre 2008.
(2) Il lavoro completo è scaricabile dal sito della collana dei Working Papers del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Brescia

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Oggi vi segnalo il sito del gruppo "Per Venezia Metropoli”, di cui faccio parte e che è coordinato dall’amico Giulio Giuliani. Si tratta di un gruppo di persone di diverse esperienze che si sono ritrovate attorno a 10 dieci idee forti per Venezia metropoli.  Lo scopo è quello mettere in comune il nostro impegno politico per ragionare e intervenire sui temi relativi alla città, e per creare uno spazio dove mettere insieme nuove risorse, capacità e conoscenze, allo scopo di restituire entusiasmo e idealità alla politica cittadina.
Ecco i dieci punti, per il resto vi rimando al sito
 
1. Una nuova idea di città
Venezia, città unica, città unita, può essere la città del futuro e del benessere. Ridiamo forza ai grandi progetti e trasformiamo questa città arcipelago in una moderna metropoli.
 
2. Un cuore e un motore per Venezia metropoli
Insieme, la città antica e Mestre costituiscono il cuore ed il motore dell’area metropolitana. Insieme devono diventare il luogo del pensare e del fare contemporaneo, con la consapevolezza di una storia unica e straordinaria. In particolare, a Mestre spetta il ruolo di trainare tutta la metropoli verso una reale e completa modernizzazione, che ne faccia uno dei centri dinamici della nuova Europa allargata.
 
3. Una città all’altezza delle sfide metropolitane
Venezia deve essere amministrata a scala metropolitana. Sono necessarie forme e strutture di governo che consentano il superamento di istituzioni inadeguate, tra cui la Provincia e gli stessi Comuni, così come sono concepiti oggi. Venezia metropoli deve poter costruire e rafforzare le proprie connessioni interne anche attraverso sistemi di collegamento moderni, rapidi e adeguati alle dimensioni territoriali, demografiche ed economiche.
 
4. Che recuperi la cultura civica
Costruiamo a Venezia un vivere nuovo e di qualità, in cui i cittadini siano attori consapevoli e protagonisti delle scelte. Ai giovani, agli anziani, alle donne e alle famiglie sia consentito costruire spazi e decisioni che li rappresentino.
 
5. Con una classe politica rinnovata
Venezia dev’essere governata da una nuova classe dirigente, fatta di persone competenti, capaci di promuovere comportamenti eticamente e politicamente corretti, orientate al cambiamento e convinte della necessità di modernizzare profondamente il modo di intendere e di vivere la città a scala metropolitana.
 
6. Per una città ecologica e sicura
Una città ben governata, e con un’alta qualità della vita, è una città pulita e sostenibile e una città dove le condizioni di lavoro sono sicure. Venezia, che ha vissuto in proposito un passato pesante, fa tesoro di quanto accaduto nei decenni passati, e si ricostruisce come una vera metropoli ecologica.
 
7. Sulla residenza
La nuova metropoli deve essere concepita anche attraverso la qualità del vivere e dell’abitare: una consistente ripresa demografica e la qualità dell’integrazione dei nuovi abitanti – in ogni parte della città – saranno criteri fondamentali per misurare la rinascita di Venezia.
 
8. Sul turismo
Il turismo deve diventare una risorsa sostenibile in grado di generare qualità della vita, e non degrado sociale, ambientale ed economico. Da una parte, anche questa importante attività deve essere concepita e gestita a scala metropolitana; dall’altra è necessario introdurre limitazioni agli ingressi quotidiani nella città antica, in modo tale da garantire al contempo la qualità dell’offerta e della vita dei residenti.
 
9. Sulla cultura
Venezia deve essere luogo di una produzione culturale che fa tesoro dei grandi eventi e della presenza di grandi istituzioni internazionali. Solo la scala metropolitana può consentire di uscire dalla logica della mera vetrina, per innescare meccanismi virtuosi di coinvolgimento delle risorse imprenditoriali, intellettuali ed economiche necessarie a strutturare le produzioni. Le risorse pubbliche devono sostenere le produzioni, e non gli eventi. 
 
10. Sull’immigrazione e le nuove povertà
Integrare significa costruire sicurezza, cultura e benessere. Lo insegnano la storia della Venezia Serenissima e quella più recente di Mestre e Marghera. Venezia metropoli deve necessariamente costruirsi anche attraverso il pieno riconoscimento culturale civile dei nuovi cittadini.

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