Personale


 

Venerdì scorso ho accompagnato mio padre in biblioteca ad Oriago ad assistere alla presentazione del libro di Elsa Marchiori sul maestro Antonio Pieretti. La sala stracolma ha testimoniato il grande affetto per il maestro che ha insegnato a Borbiago per quasi 40 anni.
Da più parti è stato sottolineato come grazie a tanti “piccoli maestri” come Pieretti la scuola elementare italiana abbia raggiunto un livello di qualità come quella che oggi conosciamo.
Pieretti ha ricordato le difficoltà degli esordi, quando la scuola era non solo un riferimento per l’istruzione, ma anche un punto di riferimento per le famiglie disagiate.
Pieretti ha parlato anche delle grandi soddisfazioni avute nella sua carriera e della straordinarietà di tanti genitori che lo hanno aiutato e coadiuvato nel suo lavoro.
Parole di grande stima sono state indirizzate anche alla direttrice didattica del circolo didattico, che era presente, grande sostenitrice del suo modo di operare. Sono intervenuti anche alcuni suoi allievi, alcuni dei quali ora sono docenti universitari che hanno usato bellissime parole per ringraziare il “maestro” per avere trasmesso loro la passione per la conoscenza e per la bellezza in tutte le sue forme.

di seguito mio padre con il maestro Pieretti e con l’autrice del libro Elsa Marchiori

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Ieri mattina mi sono recato a Gambarare all’inaugurazione del nuovo centro di Massofisioterapia dell’amico Mauro Mion, collega consigliere comunale, molto noto a Mira per i suoi trascorsi di maestro di Karate. In internet ho trovato qualcosa su di lui:
 
"Sono nato il 17 maggio 1953 e ho iniziato la pratica del karate nel 1969. Il mio primo insegnante di karate è stato il M° Gianni Rossato, che insegnava Goju-ryu a Padova. Ho conosciuto lo Shotokan attraverso il M° Bruno De Michelis e ho iniziato ad allenarmi presso di lui nel 1972. Fu in quel periodo che conobbi il M° Formenton. Ricordo ancora vivamente il tragitto che mi separava dalla sua prima palestra, il CSKS a Venezia in Calle Muazzo; in seguito ci trasferimmo nella palestra di Campo Santa Maria Formosa. Fu in quei locali che conobbi Maurizio Marangoni, il mio sempai. Alcuni anni dopo, quando De Michelis optò per un diverso stile di vita, seguii il M° Marangoni nella sua palestra di Padova, dove conobbi il M° Bolaffio. Poco dopo conobbi il M° Shirai: da quel momento iniziò un lungo periodo di trasferte a Milano insieme ad altri amici. Ho ottenuto la qualifica di maestro nel 1982; nel 1985 e nel 1986 ho ottenuto il secondo posto nella Coppa Shotokan. Fra il 1982 e il 1994 ho rivestito l’incarico di arbitro internazionale in molte organizzazioni: JKA, EAKF, ESKA, FESIKA, FIKDA, FIKTEDA e FESIK. Contemporaneamente ho partecipato a numerosi campionati europei e mondiali: nutro un particolare ricordo per quelli tenutisi al Cairo, a Lima, a Montreal e a Dusseldorf."
 
Riguardo invece alla sua nuova attività l’invito che vi faccio è ovviamente di contattarlo se ne avete bisogno, io, per esperienza diretta, devo dire che è molto bravo:
 
Mauro Mion
Piazza Vecchia 38 Mira
Tel. 349.3997440
 
Sempre da internet
 
La massofisioterapia viene praticata da una figura professionale denominata massofisioterapista il quale esegue la professione sanitaria ausiliaria solo dopo aver conseguito il diploma presso una scuola di massaggio e fisioterapia statale o comunque autorizzata con decreto del Ministero della Sanità e può esercitare sia presso enti ospedalieri che presso istituti privati oppure anche autonomamente.
Il massofisioterapista svolge terapie di massaggio e di fisioterapia in ausilio ai medici sia in libero esercizio della professione sia nell’impiego in enti pubblici e privati.
 

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Non so se vi è capitato in queste ultime settimane di recarvi presso le stazioni ferroviarie di Mestre o di Venezia, a me capita tutti i giorni.
Volevo farvi partecipi di una cosa che trovo demenziale: si tratta dei nuovi display degli orari dei treni.
Sarà che sto diventando vecchio ma li trovo illeggibili e assolutamente peggiorativi dei precedenti.
Di solito le cose quando si cambiano dovrebbero migliorare, ma così non è.
Quando entrate nella stazione di Venezia se alzate istintivamente lo sguardo ai vecchi tabelloni li troverete desolatamente vuoti. Per trovare i nuovi dovete andare davanti ai binari oltrepassando un gazebo che ospita un mini negozio e solo poi riuscirete a vedere il nuovo tabellone con gli orari scritti a caratteri piccoli e molto ravvicinati.
Insomma quasi indecifrabili se non vi avvicinerete fino a sotto i tabelloni.
A Mestre il discorso è analogo oltre al fatto che i display del sottopasso sono a caratteri ancora più piccoli, non a led ma a cristalli quindi ancora meno visibili, tanto che si leggono solo a 1 metro di distanza: bisogna mettersi in coda per consultarli.

Voi che ne pensate?

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Ho conosciuto Giorgio Pattaro, che è mancato nei giorni scorsi. Una vita impegnata nel mondo delle Cooperative con una grandissima passione. Di seguito pubblico un post apparso nel blog del pd di Meolo.
Post n°15 pubblicato il 05 Maggio 2009 da neomeolo
Giorgio vive e lotta con noi
Giorgio se n’è andato. Ieri.
Io, che gli voglio un bene senza limiti, mi sento triste. Disperato. Senza consolazione.
Forse non si dovrebbe scrivere sotto la dettatura dell’emozione, potrebbe essere forviante: c’è la possibilità di cadere nella glorificazione, nella retorica, nella leziosità. Per l’affetto che nutro per Giorgio, correrò il rischio.
Innanzitutto: chi è Giorgio Pattaro?
Giorgio è un marito e un compagno pieno di attenzioni, è un papà affettuoso, è un uomo appassionato del proprio lavoro. L’eccezionalità sta nell’intensità, nell’impegno, nel coraggio, nell’umanità, nella coerenza che hanno sempre accompagnato la sua esistenza anche nell’affrontare avversità e prove che avrebbero impaurito e disorientato chiunque.
Un uomo vero, molto amato.
Di Giorgio potrei raccontare tutto o quasi: delle sue passioni giovanili per il calcio, della sua attività all’interno dell’oratorio di Meolo, delle prime pratiche politiche nel movimento giovanile della Democrazia Cristiana, dell’esperienza nel MDP, del suo approdo da indipendente nel PCI e poi di militante comunista e cattolico, e poi democratico di sinistra e adesso democratico, del suo lavoro alla Fincantieri e poi nel mondo della cooperazione, della scomparsa prematura del suo papà e di quella tragica della sua mamma, dei suoi figli, della sua compagna, dei suoi interessi culturali, delle sue letture, della sua squadra del cuore.
Tutta un vita corsa senza fermarsi, senza guardarsi indietro, con uno spirito volenteroso, generoso, costruttivo. Soprattutto lavorando nel mondo della cooperazione, nella quale Giorgio vedeva la realizzazione pratica degli ideali di giustizia, di eguaglianza, di solidarietà, di libertà che avevano ispirato i primi passi nell’attività politica e sindacale.
Qualche giorno fa, anche se provato e fiaccato, mi ha confidato: "Io continuo a pensare positivo". Poi mi ha chiamato a sè, mi ha dato un abbraccio e un bacio.
Continuo a pensare a Giorgio con gratitudine e commozione. Penso che Giorgio sia proprio uno dei lampadieri cari a Tom Benetollo, di quelli che tengono la pertica della lampada rivolta all’indietro e così vedono poco davanti a sé, ma illuminano dietro, consentendo ai viaggiatori di camminare più sicuri.
Io, che sono stato illuminato dalla lampada di Giorgio, voglio ringraziarlo ancora una volta, dargli un bacio, un abbraccio stretto, stretto, e dirgli che gli ho voluto bene e che gliene voglio tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, …
 

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E’ apparso venerdì scorso sul Corriere del Veneto un pezzo che mi posiziona in stand by rispetto al Partito Democratico.
In effetti la notizia che è arrivata fin sulla stampa l’ho esternata a molti interlocutori nelle ultime settimane.
Senza giri di parole: in particolare, solo per limitarmi agli eventi politici più recenti, sto assistendo con crescente insofferenza rispetto a fatti analoghi successi nel recente passato, al metodo spartitorio con il quale si stanno decidendo le candidature nei due collegi miresi per le prossime elezioni amministrative provinciali, di fatto frutto di un accordo tra alcuni esponenti degli ex DS e quel poco che rimane dell’ex Margherita.
Al di là delle semplificazioni, appare evidente infatti che ormai le principali scelte che sono state prese a Mira negli ultimi mesi (dalla defenestrazione dell’ex vicesindaco d’Anna alla scelta del Dirigente Urbanistica) e che verranno attuate per il futuro (vedi Pat, solo per citarne una), sono frutto della decisione ed indirizzo di un ristretto gruppo di persone - o giù di lì.
Ecco, credo che il problema del PD nazionale sia ben riflesso anche a livello locale: una nuova formazione che doveva dare spazio al rinnovamento, alla competenza e al merito, mette nel cestino buone prassi, strumenti di partecipazione, primarie e quanto sa di confronto per affidare le scelte strategiche alle vecchie e delegittimate oligarchie dei partiti e dei sottogruppi che formavano i partiti di provenienza (del terzo fondatore, la cosiddetta “società civile”, sembrano essersi perse le tracce).
In attesa di un congresso di palingenesi, quest’autunno, nel frattempo i milioni di italiani chiamati alle primarie sembra che non servano più, mentre non ci si interroga seriamente sulla “obsolescenza” di vecchi personaggi che solcano la scena politica da sempre: mai chiamati a render conto del proprio operato e a rendere contendibili le cariche di rappresentanza del partito.
Di più: non si mette in discussione il fatto che forse una delle cause di perdita di consenso del Pd è anche da ascrivere al fatto che quel poco di giovane che c’è nel panorama politico ha fatto fin ora (limitata) carriera rispondendo al requisito della assoluta fedeltà ai capi e che quindi vive di luce riflessa e non di luce propria…
Vedete, non sono certo io il primo a sostenere che sia proprio il sistema partitico ad aver generato questi problemi di rappresentanza democratica, e penso anche che la “dittatura del popolo” non potrà di certo risolverli. Fuor di metafora, non credo che affidandoci continuamente al richiedere l’opinione alla gente risolveremo il problema di avere maggiore credibilità, dovremo essere noi in grado di intercettare le esigenze dei cittadini che evidentemente in questo periodo storico si sentono maggiormente rappresentati da altri partiti e movimenti.
Aggiungo subito però, a corollario, una cosa che sembrerebbe contraddittoria: solo se riusciremo ad avere dei politici illuminati che sappiano distinguere le persone in base ai loro “talenti”, valorizzarle per quel che valgono, solo così le cose potranno migliorare.
Ecco allora che una persona che è sempre stata fedele ai capi, ha sempre cucinato gli “ossetti” alle feste, ha sempre aperto la sezione quando c’era bisogno, cercherai di gratificarla con ruoli di “sottogoverno” - per usare un termine antipatico (ma certo meno dell’ormai ubiqua “classe dirigente” in riferimento agli organismi direttivi necessari a un partito)-, non di proporla come biglietto da visita della tua formazione politica. Giusto per fare una esemplificazione.
Invece no: sempre le stesse facce e sempre gli stessi errori, anche, appunto, da parte dei “ggiovani” - buoni, educati e pazienti ad aspettare (che forse verrà il loro turno…), quando invece c’è bisogno ora più che mai di dare segnali di discontinuità, con parole chiare e prese di posizione nette; e con un problema in più però rispetto al passato e cioè la presenza di molti “pensionati” ancora in ottima forma e con un sacco di tempo libero da “mettere al servizio” del Partito.
Al di là di abusati parallelismi con gli altri stati per evidenziare un’eccezione Italia, è - credo - sotto gli occhi di tutti la differenza di visione e di approccio ai problemi politici e sociali che le diverse generazioni hanno, ma mentre in paesi come la Spagna, l’Inghilterra, gli Stati Uniti, la freschezza e la novità hanno un ruolo fondamentale nella scelta dei governanti, in Italia a quanto pare no.
Non ne faccio una questione unicamente anagrafica e a tal proposito vi rimando ad un bellissimo scritto di Claudio Magris apparso sul Corriere della Sera lo scorso Agosto dal titolo: L’arte (ignorata) di uscire di scena- quelli che non vanno mai in vacanza e nemmeno in pensione- il modello Diocleziano e il cattivo esempio dei politici italiani: l’arte di staccare- dice Magris- non è legata ad alcuna età precisa, perché in qualsiasi stagione della vita si può vivere il momento di massima creatività e di massima utilità per gli altri – eppure questo ciclo di stagioni molti si rifiutano di riconoscerlo e prenderne atto.
Eppur qualcosa, forse – nell’Italia, tra i nostri elettori -, si muove, al di là ed oltre le nostre incertezze e tatticismi di questi mesi: ma tutti, in verità, sembrano quasi ineluttabilmente, attendere la grande caduta del PD negli appuntamenti elettorali di giugno (c’è anche il referendum…) per vedere il da farsi.
In questo panorama non è facile prendere delle decisioni che non siano strumentalizzabili dai soliti notabili del partito, che spesso magari colgono le difficoltà e l’inadeguatezza della proposta politica e tuttavia non sono in grado di modificarne il percorso, per il metodo che la politica richiede.
È così: i farraginosi meccanismi dell’attuale politica sono messi in movimento secondo rituali e percorsi che, nell’applicazione, segnano sempre di più il solco che separa le esigenze della società dalle risposte della stessa classe politica. Ore e ore di incontri inconcludenti, quando si sa già quali sono le decisioni che verranno prese: non è un caso quindi che i politici siano all’ultimo posto nei sondaggi in quanto a fiducia da parte dei cittadini.
Credo che l’assemblearismo fine a se stesso, prassi politica ben presente tuttora anche a Mira, abbia contribuito nel tempo alla disfatta della sinistra: lo abbiamo visto, su scala nazionale, con la definizione del programma del governo Prodi.
In realtà ci sarebbe bisogno di una svolta – all’infuori di ogni retorica – epocale, che non vedo neppure in embrione nella nostra realtà locale.

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 Caro Englaro

 
Fino a ieri mi chiedevo perché non mostrasse una foto, anche una sola foto di sua figlia come è oggi. Sono sicura che la gente capirebbe meglio. A costo di perdere in credibilità lei evita di rendere pubblica una immagine dolorosa e infelice di sua figlia. Lei avrebbe potuto mostrare quel corpo e non lo ha fatto. Avrebbe potuto portare all’estero la figlia amata e non lo ha fatto. Avrebbe potuto acconsentire la pratica comune in tutti i nostri ospedali dove i parenti, d’accordo con i medici, lasciano che i loro cari ormai perduti siano sepolti in pace, ma non lo ha fatto, e questo garantisce della sua buona fede. Eppure c’è chi con prepotenza vuole decidere per gli altri in base a principi astratti, ed è pronto a denigrarlo ed a falsificare la realtà per affermare le proprie idee. Per questo oggi lei viene perseguitato e accusato della peggiore delle ignominie, quella di volere assassinare sua figlia. Chiunque a questo punto si sarebbe arreso, lei no, anzi, decide con più fermezza di agire secondo giustizia e secondo pietà. Di questo la ringrazio perché la sua risolutezza costituisce un esempio di grande civiltà e coerenza. Mi auguro che dopo questo caso, la scelta di una morte dignitosa, sarà considerata un diritto e non un colpo del boia. Qualcosa che le persone disperate possono desiderare per i loro cari quando non c’è più niente da fare per riportarli al mondo.
 
 
Dacia Maraini

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Oggi mio fratello Danilo compie il quasi mezzo secolo, 49 anni, auguri Dan.

 

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Ecuador. La famiglia Ayme, Tingo
Spesa settimanale in cibo: 22,50 €
Cibi preferiti: zuppa di patate con cavolo
 
 
 
Italia. La famiglia Manzo, Sicilia
Spesa settimanale in cibo: 215 €
Cibi preferiti: pesce, pasta al ragù, hot dog
 
 
 
USA. La famiglia Revis, North Carolina
Spesa settimanale in cibo: 242 €
Cibi preferiti: spaghetti, patate, pollo al sesamo
 
TUTTE LE IMMAGINI ©Peter Menzel/Grazia Neri
 
Se qualcuno passa per Roma nei prossimi giorni, vi segnalo una bella mostra fotografica , “un viaggio- come si legge nella presentazione - nelle cucine e nelle dispense di tutto il mondo, auto-invitandosi a cena in casa di 30 famiglie “tipiche” di Paesi ed etnie differenti, scelte tra i collaboratori che hanno accompagnato gli autori: guide, interpreti, autisti.
Trenta gruppi familiari in posa con il cibo che verrà consumato nel corso di una settimana. Un’indagine capillare e consapevole sul consumo alimentare e sulla disparità della sua distribuzione nel mondo, in un’epoca di grande cambiamento.”
E’ una mostra che invita a pensare…
 
Hungry Planet. What the world eats, di Peter Menzel & Faith D’Aluisio
 
Dal 23 Gennaio al 28 Febbraio 2009 Mandeep Gallery, Viale Scalo san Lorenzo, 55. Roma
Lunedì – Sabato 11.00 13:30 / 15:00 21:00 Ingresso libero /Chiuso Domenica e Lunedì mattina
 
30 famiglie, 24 paesi nei quattro angoli del mondo, 1 marito fotografo,1 moglie co-autrice, giornalista, scrittrice e food stylist,5 anni di lavoro,una buona dose d’impegno,fame di giustizia q.b.
Questi gli ingredienti alla base della preparazione di Hungry Planet. What the world eats, il lavoro di Peter Menzel e Faith D’Aluisio che Mandeep Photography and beyond è orgogliosa di presentare.
Una mostra prodotta dalle associazioni Solares e Kuminda di Parma, realizzata da Mandeep in collaborazione con la Galleria Grazia Neri, con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali del III Municipio del Comune di Roma, ed il contributo di Radio Popolare Roma.
Un viaggio nelle cucine e nelle dispense di tutto il mondo, auto-invitandosi a cena in casa di 30 famiglie “tipiche” di Paesi ed etnie differenti, scelte tra i collaboratori che hanno accompagnato la coppia: guide, interpreti, autisti.
Trenta gruppi familiari in posa con il cibo che verrà consumato nel corso di una settimana. Un’indagine capillare e consapevole sul consumo alimentare e sulla disparità della sua distribuzione nel mondo, in un’epoca di grande cambiamento.
Una mostra, che è anche un eccezionale libro, autoprodotto dagli autori, dove accanto alle immagini si possono trovare interviste, ricette, statistiche ed informazioni dettagliate e curiose sulle diverse abitudini alimentari nel nostro pianeta; un po’ atlante, un po’ libro di cucina, un po’ diario di viaggio; tutto il necessario per restituire il sapore ed il colore delle tavole di ogni parte del mondo.
Le tematiche legate al cibo, al suo consumo, alla sua produzione e distribuzione globale sono molte e questo lavoro ha il pregio di far riflettere sulle incongruenze più lampanti.
Le tavole occidentali imbandite di junk food stridono accostate a quelle più povere, dove il colore è dato dagli alimenti invece che dai mistificanti packaging ideati dagli esperti di marketing. Se da un lato vediamo come la globalizzazione ci faccia trovare quasi su ogni tavola bibite, hamburger e cereali per colazione prodotti dalle grandi multinazionali, dall’altro non possiamo fare a meno di notare come milioni di persone in gran parte del mondo, ma soprattutto nel sud del mondo, siano costrette a sopravvivere con un sacco di riso e qualche patata, frutta, verdura e latte fresco, ma quasi mai carne o pesce.
Una famiglia di quattro persone in Germania consuma una media di 400 euro a settimana in cibo, mentre sei persone in Chad si fanno bastare una spesa di cibo di meno di un euro. In Bhutan, nella stessa settimana, vengano consumati circa 125 gr. di carne o pesce secco (e non più di due volte al mese) e 30 Kg. di riso, contro i 5 Kg. di una famiglia cinese, accompagnati però da quasi 6 Kg. di carne e pesce fresco.
Sprechi alimentari istituzionalizzati ormai inconsapevolmente assunti tra le regole del vivere quotidiano, il superfluo come status in una società sorda alle diversità, cieca ed indifferente di fronte ad ogni richiesta di equità e di rispetto dei diritti di tutti, pur nell’eterogeneità e nella globalizzazione del mondo e delle culture, sono i temi più profondi che sottendono a questa preziosa ed analitica documentazione fotografica.

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Un mio amico dice che scrivo spesso cose tristi, ma oggi un comunicato dell’Ansa mi batte :-)

GB: OGGI LA GIORNATA PIU’ DEPRIMENTE DELLA STORIA

LONDRA  - E’ lunedì e si ritorna al lavoro, il tempo è grigio e freddo e imperversa la crisi economica: chi si sente depresso non si stupisca perché oggi, secondo una ricerca britannica, è la giornata più triste della storia. Autore dello studio è lo psicologo Cliff Arnall, secondo il quale a rendere la giornata di oggi la più deprimente non solo dell’anno, ma della storia più recente sarebbero sei fattori: il clima invernale quest’anno piuttosto rigido, le spese natalizie fatte con la carta di credito che ora vanno pagate, i buoni propositi d’inizio anno già miserevolmente abbandonati, la paura di perdere il posto di lavoro, i debiti e la crisi del mercato immobiliare. Secondo un’altra ricerca inoltre, proprio oggi il numero di persone che non si recherà al lavoro perché malata raggiungerà la percentuale record del 22%. Un portavoce di FirstCare, l’organizzazione che ha condotto la ricerca, ha affermato che spesso le epidemie coincidono con i periodi in cui la gente è particolarmente stressata e depressa. "I raffreddori e l’influenza sono spesso sintomi precursori dello stress e della depressione e non stupisce che nell’attuale clima economico ci siano sempre più persone che soffrono di affaticamento e ansia", ha detto

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Due notizie che oggi mi hanno messo di buon umore, entrambe lette su Repubblica, ma che penso siano riportate anche in altri giornali. La prima riguarda il giovanissimo musicista siciliano Francesco Cafiso che suonerà all’insediamento di Obama, la seconda riguarda la polemica lanciata dai musicisti “colti” verso la musica di Giovanni Allevi dopo l’esibizione al concerto di Natale presso il Senato della Repubblica e più in generale sull’incredibile successo del musicista.
Durante il mio mandato amministrativo ho avuto la fortuna di ospitare entrambi i musicisti presso il teatro di Villa dei Leoni, nell’ambito della rassegna JAM Jazz a Mira organizzata assieme agli amici del circolo culturale Caligola. In entrambi i casi ho dovuto insistere con l’amico Claudio Donà per avere i musicisti citati in quanto considerati non particolarmente di richiamo. Concedetemi, senza passare per presuntuoso, un po’ di lungimiranza e di “naso” per queste scelte fatte in tempi in cui i due musicisti erano ancora degli sconosciuti.
A posteriori sono contento che gli appassionati di jazz abbiamo potuto ascoltare Cafiso e Allevi, anche perché con i cachet che ora hanno, difficilmente l’amministrazione potrà riospitarli.
Allego, in alto la foto che ho scattato assieme a Cafiso nel 2006  e l’articolo di Repubblica che parla del musicista siciliano.
 
 

Il 19enne siciliano, uno dei talenti più precoci nella storia del jazz
sarà ospite di Wynton Marsalis e della Jazz at Lincoln Center Orchestra

Francesco Cafiso a Washington
concerto in omaggio a Obama

di CARLO MORETTI
 

 

PALERMO - Nelle cerimonie che precedono l’insediamento di Barack Obama ci sarà anche un po’ di Italia. Il siciliano Francesco Cafiso, uno dei talenti più precoci nella storia del jazz, sarà ospite di Wynton Marsalis e della Jazz at Lincoln Center Orchestra che suonerà per la "Inauguration and Martin Luther King jr. Day" che si terrà il 19 gennaio prossimo nell’Eisenhower Theater at the Kennedy Center di Washington, una delle iniziative che precedono il giorno dell’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti.

Ora che ha compiuto 19 anni, è considerato dalla critica jazz tra i 100 musicisti più influenti del pianeta. Ma Francesco Cafiso è soprattutto noto per essersi rivelato come il talento più precoce della storia del jazz, una straordinaria carriera iniziata quando il musicista siciliano nato a Vittoria, in provincia di Ragusa, aveva appena 9 anni e muoveva i primi passi al fianco di musicisti già affermati come Bob Mintzer, George Gruntz, Maria Schneider e Gianni Basso.

Grazie al suo fraseggio ricco da musicista già maturo, quei grappoli di note che ne contraddistinguono lo stile più di ogni altro elemento, Cafiso venne notato al Pescara Jazz Festival nel 2002 dal trombettista Wynton Marsalis, che lo volle subito scritturare per il tour europeo in programma per l’anno successivo. A 13 anni, fu per lui la definitiva consacrazione internazionale.

Da allora, il giovane musicista siciliano non si è più fermato, esibendosi nei maggiori festival e club in tutto il mondo e ottenendo i più prestigiosi premi del jazz, a cominciare dal "Django d’Or" e dall’"International Jazz Award" assegnato ai migliori giovani talenti dagli organizzatori di festival. New York e Tokyo gli hanno aperto le porte, e Cafiso in questi anni si è esibito con i migliori musicisti jazz, tra cui Hank Jones, James Williams e Joe Lovano, e con formazioni storiche come la Count Basie Orchestra.

Cafiso è senz’altro parte del nuovo jazz italiano, molto apprezzato ormai anche all’estero, ma il suo caso da enfant prodige lo ha sottratto al percorso solito dei musicisti jazz, evitandogli quella gavetta nei locali delle grandi città che è ancora oggi un pedaggio obbligato per poter arrivare alla grande ribalta. Ciò nonostante Cafiso è diventato il simbolo della rinascita del nostro jazz, insieme portabandiera di un intero movimento ed emblema della sua vitalità artistica.

(8 gennaio 2009)

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