Archive for aprile, 2007

È nato il Partito Democratico… Sulle pagine dei giornali in questi giorni ampio spazio è riservato ai congressi della Margherita e dei DS che sanciscono la propria fine e la nascita di un nuovo soggetto politico. Per la verità dalla base non si avverte un grande entusiasmo: un esempio fra tutti, partecipando ai congressi delle sezioni dei DS molti facevano interventi che lasciavano pensare che avrebbero votato per la mozione di Mussi e invece… esprimevano il voto in favore di Fassino.
Insomma, i discorsi che si sentono in giro non riguardano le linee guida del nuovo soggetto ma la simpatia o meno nei confronti dei futuri leader di partito: “a me Rutelli non è mai piaciuto, D’Alema è troppo primadonna, Prodi è moscio…”, e via personalizzando.
Come sempre accade nei momenti di passaggio, bisognerebbe invece spiegare alla gente cosa si vuol fare: tanto più che il programma del governo Prodi e la finanziaria che ne è scaturita, in realtà non hanno brillato per sintesi, immediatezza ed efficacia, ma al contrario hanno creato una certa confusione nel popolo di sinistra.
Credo allora che il Partito Democratico debba partire da pochi ma qualificati punti programmatici per far capire alla gente quel che si intende fare, quale visione abbia, insomma, una forza progressista per il governo di un paese complesso come il nostro. Ma soprattutto –dal punto di vista, non meno importante, del nostro orticello locale, Comune e Provincia e Regione dove noi tutti viviamo- orientare, a tutti i livelli, anche le amministrazioni pubbliche verso questo progetto.
C’è bisogno, ad esempio, di più rigore e più efficacia nella pubblica amministrazione: ci si proponga, diversamente dalla destra, di creare una responsabilità diffusa nei pubblici dipendenti e non di riempire di denari pochi super-manager che poi, magari, non danno conto dei propri deludenti risultati (vedi Cimoli…).
Ma gli esempi si potrebbero moltiplicare per la cultura, per la scuola, per la sanità…
Solo se riusciremo a far capire alla gente che i soldi delle proprie tasse sono spesi per il bene di tutti, si innescherà quella rivoluzione dal basso, dalle pratiche pubbliche, che i cittadini –tra cui gli iscritti ai partiti- attendono: per far in modo che chi ha problemi di salute non debba andare a pagamento per far prima, perché la scuola pubblica funzioni, perché gli anziani abbiano le cure di cui hanno bisogno, affinché una risposta ad un proprio diritto non debba attendere per 10 anni una sentenza, e così via.
Il rinnovamento –e il riformismo del costituendo Partito Democratico- passa, insomma, in primis per una lotta politica alle corporazioni, contro i singoli privilegi: dei medici, dei giudici, dei tassisti, e, perché no?, anche dei politici… -che, come suol dire Grillo, sono nient’altro che nostri dipendenti.
Spero tanto, anche per la mia storia personale e il percorso politico sin qui svolto, che l’occasione fornita da questo Partito Democratico appena presentato, non senza lacerazioni, in seno a congressi di partito, dei DS e della Margherita, venga colta con fiducia e speranza, se non entusiasmo, proprio da chi dai partiti è fuori –dalla “società civile”, insomma- e una tale spinta serva in questa fase embrionale di fondazione anche a chi è dentro i partiti, per vincere timori e diffidenze, personali e politiche, e dare speranza al paese.

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Michele Carpinetti voti 1.508
Roberto Marcato voti 1.491
Renato Martin voti 1.068
Da questi dati si evince che il candidato sinaco dell’Unione, uscito dalle urne delle primarie, è Michele Carpinetti.

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È evidente che ricorrere alle primarie a Mira, nel modo con cui si è arrivati, significa che i partiti hanno fallito.
Mesi e mesi di discussione per trovare un percorso condiviso senza che questo porti a nulla è la palese dimostrazione della inadeguatezza della politica.
Sostituirla però col personalismo, con l’anti politica, o chiamando in causa i “martiri”, non risove i problemi anzi li distorce.
La scesa in campo dell’attuale sindaco, in contrapposizione al suo vice e al candidato del suo stesso partito, ha ragione d’essere solo perchè chiama in causa il popolo, visto che la candidatura non è frutto di designazione politica e interpreta uno stile che definirei neoberlusconiano.
Ciò premesso ritengo invece che la politica debba avere il primato sulle scelte individuali perchè non sono quasi mai frutto di un ragionamento e di un agire politico, ma si muovono spesso sulla debolezza umana.
In questa situazione purtroppo si trovano molte amministrazioni comunali alle prese con la prossima scadenza elettorale: la scelta diretta del sindaco, se da un lato ha creato maggiore stabilità amministrativa, ha lasciato nelle mani di una sola persona un potere enorme a scapito del consiglio comunale e in parte della giunta.
Spero che, comunque vada a finire, da lunedì si possa ritrovare la strada maestra assieme a tutti i partiti del centro sinistra per cercare di dare una risposta ai tanti problemi che i cittadini di Mira ci pongono.

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Ricevo e volentieri pubblico
Approfitto di questo spazio dell’amico Massimo per intervenire sul tema dei Dico/Pacs.
Sono un uomo di 43 anni, gay ed in coppia (convivente) da 17 anni e quindi direttamente interessato alla questione.
Ero consapevole che già nel programma elettorale dell’Unione si parlava solo di “diritti individuali di persone facenti parte di famiglie di fatto” e non di riconoscimento delle relazioni in quanto tali, pertanto non mi sono stupito del DDL Bindi-Pollastrini (i Dico), che garantisce appunto alcuni diritti (nemmeno tutti) ai singoli membri di una coppia di fatto, gay o etero, ma non all’unione in quanto tale.
Ora, il punto è che ciò può forse bastare per le coppie eterosessuali, le quali liberamente scelgono di non sposarsi, ma non può andare bene per noi gay per i quali questa alternativa non esiste.
Qual è dunque la richiesta che il movimento gay ha avanzato da tempo e che mutua il nome dalla legge francese dei Pacs (patti civili di solidarietà) ?
Il pieno riconoscimento della relazione affettiva tra due persone dello stesso sesso, riconoscimento da cui discendono ovviamente dei diritti valevoli per i singoli componenti della coppia.
Non si tratta di una distinzione sottile, perché nel caso dei Pacs si riconosce la relazione e quindi si attribuisce ad essa (e alle persone che la compongono) piena dignità e pieno diritto di cittadinanza.
Nei Dico invece questo riconoscimento non c’è perché non vuole esserci. Essi sembrano avere infatti solo l’intento “caritatevole” di tutelare alcuni diritti dei singoli in quanto tali in varie situazioni.
I Dico sono il frutto di un compromesso al ribasso con la componente cattolica dell’Unione, in cui è stata eliminata la cosa più importante, appunto il riconoscimento della dignità della relazione, sostenendo che comunque questo è anche troppo per un paese come l’Italia e che pertanto noi gay faremmo bene ad accettare i Dico perché meglio di niente.
Ma per noi (e qui presumo, spero a buon diritto, di parlare a nome di molti gay se non di tutti) i Dico sono davvero inaccettabili in partenza perché mancano del requisito fondamentale: la DIGNITÀ, il riconoscimento che il nostro amore vale tanto quanto quello tra un uomo e una donna e che se anche non è destinato alla riproduzione (e quindi alla famiglia tradizionale con figli) è comunque cosa buona e giusta in sé.
Ci sono infatti tanti tipi di “fertilità” umana, non solo quella biologica che pure è di basilare importanza come è ovvio.
Noi rivendichiamo un diritto che sentiamo intimamente, profondamente come naturale e pertanto non soggetto a compromessi: il diritto ad una identità di orientamento sessuale diversa da quella della maggioranza delle persone.
Questo è quello che si chiama “diritto civile” e riguarda il senso stesso della vita delle persone, la loro natura e non può essere barattato con niente: o viene riconosciuto o non viene riconosciuto. Ovviamente in questo secondo caso si continuerà a lottare, come si è fatto da 30 anni a questa parte. E non credo nemmeno che valga l’ipotesi che questo sia solo il primo passo in vista di un’altra legge tipo Pacs, perché una volta che una questione spinosissima per la politica viene chiusa è nell’interesse di quasi tutti (eccetto i diretti interessati) derubricarla sine die.
Guardando poi alla questione da una visuale più ampia penso che questo compromesso al ribasso dei Dico non faccia altro che segnalare in modo netto una sostanziale arretratezza culturale della società e della politica italiane, che ancora non hanno accettato pienamente l’omosessualità come fatto naturale, come una variante naturale dell’orientamento sessuale.
Quello che in tutti gli altri paesi d’Europa (eccetto la cattolica Irlanda e l’ortodossa Grecia) è largamente accettato dalla società e sancito dalla legge con vari tipi di legislazione che però riconoscono tutti la relazione d’affetto e in tal modo le conferiscono dignità e la tutelano, in Italia resterà ancora un sogno chissà per quanto.
Il peso della Chiesa e della cultura cattolica purtroppo è ancora enorme e lo si vede benissimo in questi giorni. Ma qui si entra in una questione troppo grande, quella dei rapporti tra Stato e Chiesa che esula dal senso del mio intervento.
Politicamente la cosa che più mi dispiace è che a sinistra solo Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi e Radicali (che su questo hanno preceduto tutti da secoli) hanno difeso a spada tratta i Pacs, mentre i Ds non hanno mostrato la stessa fermezza nei confronti della componente cattolica della coalizione, la Margherita che non li voleva assolutamente. Forse perché queste faccende di diritti civili non sono ancora avvertite dalla dirigenza DS come questioni assolutamente basilari, o forse si è preferito cedere su questo punto ai cattolici per ottenere altro in altro ambito, non so….
So solo che si è persa l’ennesima occasione di vivere in un paese più laico, più giusto, più libero. Più normale.

Daniele Bortolotti

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