lun 23 apr 2007
È nato il Partito Democratico
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È nato il Partito Democratico… Sulle pagine dei giornali in questi giorni ampio spazio è riservato ai congressi della Margherita e dei DS che sanciscono la propria fine e la nascita di un nuovo soggetto politico. Per la verità dalla base non si avverte un grande entusiasmo: un esempio fra tutti, partecipando ai congressi delle sezioni dei DS molti facevano interventi che lasciavano pensare che avrebbero votato per la mozione di Mussi e invece… esprimevano il voto in favore di Fassino.
Insomma, i discorsi che si sentono in giro non riguardano le linee guida del nuovo soggetto ma la simpatia o meno nei confronti dei futuri leader di partito: “a me Rutelli non è mai piaciuto, D’Alema è troppo primadonna, Prodi è moscio…”, e via personalizzando.
Come sempre accade nei momenti di passaggio, bisognerebbe invece spiegare alla gente cosa si vuol fare: tanto più che il programma del governo Prodi e la finanziaria che ne è scaturita, in realtà non hanno brillato per sintesi, immediatezza ed efficacia, ma al contrario hanno creato una certa confusione nel popolo di sinistra.
Credo allora che il Partito Democratico debba partire da pochi ma qualificati punti programmatici per far capire alla gente quel che si intende fare, quale visione abbia, insomma, una forza progressista per il governo di un paese complesso come il nostro. Ma soprattutto –dal punto di vista, non meno importante, del nostro orticello locale, Comune e Provincia e Regione dove noi tutti viviamo- orientare, a tutti i livelli, anche le amministrazioni pubbliche verso questo progetto.
C’è bisogno, ad esempio, di più rigore e più efficacia nella pubblica amministrazione: ci si proponga, diversamente dalla destra, di creare una responsabilità diffusa nei pubblici dipendenti e non di riempire di denari pochi super-manager che poi, magari, non danno conto dei propri deludenti risultati (vedi Cimoli…).
Ma gli esempi si potrebbero moltiplicare per la cultura, per la scuola, per la sanità…
Solo se riusciremo a far capire alla gente che i soldi delle proprie tasse sono spesi per il bene di tutti, si innescherà quella rivoluzione dal basso, dalle pratiche pubbliche, che i cittadini –tra cui gli iscritti ai partiti- attendono: per far in modo che chi ha problemi di salute non debba andare a pagamento per far prima, perché la scuola pubblica funzioni, perché gli anziani abbiano le cure di cui hanno bisogno, affinché una risposta ad un proprio diritto non debba attendere per 10 anni una sentenza, e così via.
Il rinnovamento –e il riformismo del costituendo Partito Democratico- passa, insomma, in primis per una lotta politica alle corporazioni, contro i singoli privilegi: dei medici, dei giudici, dei tassisti, e, perché no?, anche dei politici… -che, come suol dire Grillo, sono nient’altro che nostri dipendenti.
Spero tanto, anche per la mia storia personale e il percorso politico sin qui svolto, che l’occasione fornita da questo Partito Democratico appena presentato, non senza lacerazioni, in seno a congressi di partito, dei DS e della Margherita, venga colta con fiducia e speranza, se non entusiasmo, proprio da chi dai partiti è fuori –dalla “società civile”, insomma- e una tale spinta serva in questa fase embrionale di fondazione anche a chi è dentro i partiti, per vincere timori e diffidenze, personali e politiche, e dare speranza al paese.
Insomma, i discorsi che si sentono in giro non riguardano le linee guida del nuovo soggetto ma la simpatia o meno nei confronti dei futuri leader di partito: “a me Rutelli non è mai piaciuto, D’Alema è troppo primadonna, Prodi è moscio…”, e via personalizzando.
Come sempre accade nei momenti di passaggio, bisognerebbe invece spiegare alla gente cosa si vuol fare: tanto più che il programma del governo Prodi e la finanziaria che ne è scaturita, in realtà non hanno brillato per sintesi, immediatezza ed efficacia, ma al contrario hanno creato una certa confusione nel popolo di sinistra.
Credo allora che il Partito Democratico debba partire da pochi ma qualificati punti programmatici per far capire alla gente quel che si intende fare, quale visione abbia, insomma, una forza progressista per il governo di un paese complesso come il nostro. Ma soprattutto –dal punto di vista, non meno importante, del nostro orticello locale, Comune e Provincia e Regione dove noi tutti viviamo- orientare, a tutti i livelli, anche le amministrazioni pubbliche verso questo progetto.
C’è bisogno, ad esempio, di più rigore e più efficacia nella pubblica amministrazione: ci si proponga, diversamente dalla destra, di creare una responsabilità diffusa nei pubblici dipendenti e non di riempire di denari pochi super-manager che poi, magari, non danno conto dei propri deludenti risultati (vedi Cimoli…).
Ma gli esempi si potrebbero moltiplicare per la cultura, per la scuola, per la sanità…
Solo se riusciremo a far capire alla gente che i soldi delle proprie tasse sono spesi per il bene di tutti, si innescherà quella rivoluzione dal basso, dalle pratiche pubbliche, che i cittadini –tra cui gli iscritti ai partiti- attendono: per far in modo che chi ha problemi di salute non debba andare a pagamento per far prima, perché la scuola pubblica funzioni, perché gli anziani abbiano le cure di cui hanno bisogno, affinché una risposta ad un proprio diritto non debba attendere per 10 anni una sentenza, e così via.
Il rinnovamento –e il riformismo del costituendo Partito Democratico- passa, insomma, in primis per una lotta politica alle corporazioni, contro i singoli privilegi: dei medici, dei giudici, dei tassisti, e, perché no?, anche dei politici… -che, come suol dire Grillo, sono nient’altro che nostri dipendenti.
Spero tanto, anche per la mia storia personale e il percorso politico sin qui svolto, che l’occasione fornita da questo Partito Democratico appena presentato, non senza lacerazioni, in seno a congressi di partito, dei DS e della Margherita, venga colta con fiducia e speranza, se non entusiasmo, proprio da chi dai partiti è fuori –dalla “società civile”, insomma- e una tale spinta serva in questa fase embrionale di fondazione anche a chi è dentro i partiti, per vincere timori e diffidenze, personali e politiche, e dare speranza al paese.