Archive for marzo, 2008

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Ecco come Giovanni de Mauro apre il numero in edicola di Internazionale circa la crisi Alitalia.

Poniamo che il numero di persone che viaggia in aereo sia in aumento. Per esempio che a metà degli anni settanta nell’Unione europea avessero viaggiato in aereo duecento milioni di passeggeri e che all’inizio del 2000 fossero diventati seicento milioni. Mettiamo che i passeggeri siano in aumento anche perché l’aereo costa sempre meno, al punto che spesso sia più conveniente del treno. Immaginiamo poi di vivere in un paese che si trovi in una posizione unica, tra nord e sud del pianeta, cioè al centro dei grandi flussi. Supponiamo che questo paese abbia il patrimonio artistico più ricco del mondo e sia da sempre una delle più importanti mete turistiche. E ipotizziamo infine che questo paese abbia non una, ma dieci, venti città in cui ci siano degli aeroporti capaci di assorbire un numero sempre crescente di passeggeri. Allora la domanda è questa: come è possibile che la compagnia di bandiera di questo paese e i suoi aeroporti siano sull’orlo del fallimento?

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Qualche tempo fa, è emerso da un sondaggio, che tra i servizi più apprezzati dai Miresi vi sono le biblioteche. In effetti le biblioteche del Comune di Mira hanno fatto degli enormi passi avanti, negli ultimi anni, e penso di poter dire che ci collochiamo, nel Veneto ma non solo, nella fascia di eccellenza. Dal 2001 al 2007 abbiamo inaugurato due biblioteche nuove, e l’utenza dei servizi è letteralmente esplosa, se solo pensiamo che nel 2007 abbiamo avuto, e parlo di un comune di 37.000 abitanti, oltre 160.000 ingressi nelle biblioteche. Il nostro patrimonio bibliografico si avvicina ai 70.000 volumi, ai quali vanno aggiunti alcuni migliaia di pezzi di materiali multimediali (CD e DVD) e circa 350 riviste in abbonamento. Per non dire degli altri servizi, e ne cito solo due: il servizio internet, che offriamo complessivamente con 21 postazioni ad uso gratuito, postazioni che hanno registrato in un anno 51.317 connessioni per un totale di 21.426 ore di navigazione, e l’animazione del libro e della lettura per le scuole e per i bambini, con quasi 100 tra laboratori e letture animate - sull’arte, sulle fiabe, sulla letteratura, sul teatro - ai quali hanno partecipato 1655 bambini. Insomma, le nostre biblioteche vanno molto forte, e l’apprezzamento dei nostri concittadini per i servizi bibliotecari è stato affermato quasi all’unanimità dai nostri frequentatori in un recente questionario. Non per questo abbiamo intenzione di sederci sugli allori, e stiamo ancora lavorando per migliorare la nostra offerta. Ad esempio, stiamo per dare la possibilità di connettersi con il proprio pc portatile con un accesso wi-fi ad un prezzo veramente competitivo, e questo servizio lo stiamo studiando in collaborazione con altre biblioteche (Spinea, Dolo e Mirano), in maniera da permettere agli utenti di potersi collegare con un unico accesso in tutte le biblioteche aderenti al nostro circuito di hot-spot. Poi ci sono le iniziative culturali, le attività: dalla rassegna di burattini "Arlecchino in Brenta" a "Letteraria", dagli incontri con architetti "Come vedo il mondo" a "Nati per leggere", dalla pubblicazione "Rive", giunta al sesto numero, a "Biblioteche in rete", un progetto di cooperazione con le biblioteche scolastiche, l’offerta è molto ampia e di ottimo livello. L’ultimo progetto al quale stiamo lavorando tocca il mondo dello sport, e cercheremo di costruire delle iniziative che mettono assieme il libro, la parola, lo sport raccontato, con lo sport praticato e i suoi testimoni. Penso che possiamo essere, come amministratori e come cittadini, molto soddisfatti delle nostre biblioteche

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Vi invito a vedere questo video realizzato dal PD milanese che spopola nel web.

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Vi segnalo una interssante mostra curata da Miriam Gagnor

 

INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA

Hai mai visto Alessandro Sanna?

3 libri fatti ad arte. Disegni, idee, progetti a cura di Miriam Gagnor

sabato 29 marzo ore 16.00

sarà presente l’autore

CENTRO CULTURALE DE ANDRE’

Piazza IV novembre, 2

MARCON (VE)

In allegato, trovate l’invito a "Hai mai visto Alessandro Sanna?", mostra sul lavoro dell’illustratore di libri per l’infanzia che nel 2006 ha ricevuro il massimo riconoscimento in quest’ambito: il premio Andersen, nella sezione "miglior libro fatto ad arte".

Si tratta di un viaggio nell’universo creativo di Alessandro Sanna, attraverso le tappe di tre suoi libri:

Mio caro Van Gogh (Artebambini, 2003), Hai mai visto Mondrian (Artebambini, 2005), Mostra di pittura (edizioni Corraini, 2007). Di questi libri, di cui Sanna non è solo illustratore ma anche l’autore-ideatore, sono esposte le tavole originali, dal forte impatto emotivo, che ci comunicano di volta in volta poesia, ironia, curiose chiavi di lettura, frizzante versatilità, ma anche la fatica dell’atto artistico, oltre alla sua misteriosa bellezza.

L’esposizione si arricchisce inoltre di curiosi, illuminanti e godibilissimi indizi che ci permettono di meglio comprendere il processo creativo di Sanna e l’assiduo lavoro che ha portato alla creazione di questi 3 libri:

bozzetti, progetti, pensieri, disegni inediti, storyboard.

Secondo la metodologia che contraddistingue i progetti sull’arte contemporanea dell’Associazione culturale IRIS di questi ultimi anni (l’approccio attivo all’arte, la conoscenza attraverso il fare e il divertimento, l’approfondire incontrando gli artisti e le loro opere dal vero), il versante espositivo si affianca a ad un’attività laboratoriale-didattica nelle scuole (che ha coinvolto 450 bambini dai 4 ai 10 anni) e a percorsi animati in mostra (a cura di Elena Fido e Miriam Gagnor; operatrici Pamela Bettiol, Caterina Camata, Elena Fido, Caterina Spigariol).

Promotore: Associazione Cultirale Iris (che ha anche finanziato un corso di formazione per insegnanti e operatori condotto dall’artista).

Partners: Comune di Marcon, Istitito comprensivo Malipiero di Marcon

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Vi dò due informazioni.
La prima; stasera alle 19.00 alla SERIMI di Mira, in Piazza San Nicolò, ci sarà (speriamo), l’elezione del coordinatore del PD mirese. Mi auguro che i toni siano più civili di quelli che abbiamo visto qualche tempo fa nello stesso luogo. Chi è interessato può partecipare.
La seconda riguarda l’età media dei politici europei e quella dell’età media dei pensionati italiani: sono due tabelle che si commentano da sole…….
 
 
Presidente-Re-Regina
Primo Ministro
Austria
70
48
Belgio
70
55
Bulgaria
51
42
Cipro
62
nd
Repubblica Ceca
67
52
Danimarca
68
55
Estonia
55
52
Finlandia
64
52
Francia
53
54
Germania
65
52
Grecia
78
51
Ungheria
66
46
Italia
82 (Napolitano)
68 (Prodi)
71 (Berlusconi)
 52 (Veltroni)
Irlanda
56
56
Lettonia
52
56
Lituania
81
56
Lussemburgo
52
53
Malta
74
54
Olanda
70
51
Polonia
58
50
Portogallo
68
50
Romania
56
56
Slovacchia
66
43
Slovenia
56
49
Spagna
70
47
Svezia
61
42
Regno Unito
56
57
Media europea
63.27
51.16
 

 

 

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Voglio parlarvi oggi di una storia che mi ha incuriosito. Come sapete quest’anno ricorre il 90° anno dalla fine della prima guerra mondiale
In Inghilterra, dall’idea di Bill Lamin, 59 anni, insegnante in Cornovaglia è stato aperto un fiction-blog dedicato alle vicende del nonno, soldato nella prima guerra mondiale tra le truppe di Sua Maestà. Il blog ripropone le lettere inviate da William Henry Bonser Lamin alla famiglia e tutte le vicissitudini passate, dalla visita militare ai lunghi momenti passati in trincea, mentre combatteva in Francia o arrivava a Montebelluna. Riuscirà il nonno a tornare a casa? Che cosa dovrà ancora succedere? Un esempio di blog-fiction a puntate che genererà molti accessi di ritorno e un nuovo tipo di comunicazione editoriale…
Gennaio 1918. Da un paio di mesi il 9° Battaglione del Yorkshire and Lancashire Regiment si è spostato dai campi di battaglia francesi al territorio italiano, fermandosi a Montebelluna, in provincia di Treviso. Il fante inglese William Henry Bonser ("Harry") Lamin è di nuovo impegnato a combattere, sul sanguinoso fronte che dopo la disfatta di Caporetto si è assestato al di qua del Piave.
Cosa successe dopo? Il soldato Lamin è sopravvissuto? Per scoprirlo occorre seguire WW1: Experiences of an English Soldier, il blog allestito da Bill Lamin, docente di informatica che ha trovato le lettere di suo nonno e ha deciso di pubblicarle online dando vita a un coinvolgente diario di guerra, in cui i giorni coincidono con quelli attuali, ma risalgono a 90 anni fa.
Harry Lamin, classe 1887, aveva 29 anni quando fu chiamato alle armi nel febbraio 1917. Lavorava in fabbrica, aveva una moglie, Ethel, e un bambino nato nel 1916 che ancora non camminava.
Il racconto della sua esperienza nelle trincee e nei campi di battaglia della Grande Guerra sta tenendo col fiato sospeso migliaia di utenti. Ma non è solo il dramma della guerra vissuto in prima persona che appassiona i lettori alle vicissitudini di Harry: tra una lettera e l’altra (o meglio, tra un post e l’altro), vi sono momenti ameni dedicati alla famiglia in Inghilterra, come i ringraziamenti al fratello Jack per la scatola di biscotti inviatagli a Natale o la notizia della vittoria nella partita a pallone «Pranzo di Natale con maiale, Christmas pudding, mele e vino. Parata. Concerto. Partita di football tra York and Lancaster e la batteria mortai da trincea: 7 a 1».
Il successo della storia di Harry presso il popolo di Internet, amplificato dai media tradizionali (dalla BBC, che gli ha dedicato un servizio, a un paio di network televisivi australiani, ad alcuni quotidiani nostrani) fa sì che il blog si arricchisca dei contributi di numerosi altri utenti, che inviano lettere e documenti storici, di altrettanti testimoni arruolati nella Prima Guerra Mondiale. Tra questi segnalo un progetto analogo, la storia online del fante Concetto Suma, soldato 96° reggimento fanteria, nato il 5.11.1893 ad Avola e morto il 15.8.1916 a Gorizia per ferite riportate in combattimento.

 

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Giusto per non parlare sempre di politica oggi vi voglio dare una “dritta” culinaria molto utile in una città come Venezia dove abbondano gli estremi: o locali carissimi o a basso prezzo per turisti.
Dovete sapere che uno dei miei più cari amici che ho conosciuto ai tempi dell’università e con il quale continuo a tenere i rapporti è Marino Oniga. venezianissimo, suo papà ha gestito la tabaccheria al “ponte dei giocattoli”, vicino a Rialto, per moltissimi anni.
Marino, dopo la morte del papà, avvenuta ormai quasi dieci anni fa, assieme al fratello più giovane Alvise, prematuramente scomparso a causa di un incidente in moto, ha deciso di aprire un locale in campo San Barnaba, la Ristoteca Oniga.
La scelta è stata fortemente condivisa dalla compagna di Marino, Annika, ungherese di Budapest, ma ormai veneziana d’adozione, con una grande passione per i fornelli.
Ne è uscito un locale gradevolissimo, di circa 40 coperti, e con una cucina veramente originale, che pur garantendo la presenza di piatti tipicamente veneziani, propone eleganti rivisitazioni di primi e secondi a base di pesce sempre freschissimo. La carta dei vini è molto ricca, con Marino che vi può dare tutti i consigli sugli abbinamenti.
Personalmente quello che preferisco sono i dolci, fatti da Annika, molto mittleuropei, squisiti e introvabili in città. Il servizio è assicurato da Mario, proveniente dalla Transilvania, e che parla il veneziano meglio di me….
Il prezzo? Dipende da cosa si ordina e si beve ma posso dire che chi è già stato lo giudica veramente onesto. Se poi gli dite che vi mando io……
P.s. se volete essere trattati ancora meglio parlate a Marino di cavalli, sono la sua passione….
 
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Il ristorante si trova in Campo San Barnaba, vicino alla fermata Cà Rezzonico.
E’ gradita la prenotazione telefonica allo 041 5224410. Chiuso il martedì

Per qualsiasi informazione scrivere via mail al seguente indirizzo: info@oniga.it  
 
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 "Mai liste così modeste. Unico criterio: la fedeltà al capo"
 Stefano Folli (Il Sole 24 Ore, 11/03/2008)

Ora che la battaglia delle candidature è finita, si può verificare quanto siano mediocri le liste approntate dalle due maggiori formazioni, Popolo della libertà e Partito democratico. Salvo rare eccezioni, la pessima legge elettorale in vigore ha permesso ogni sorta di abuso ai vertici dei due partiti. Basta scorrere l`elenco dei candidati «blindati», cioè sicuri dell`elezione. Sono stati svuotati gli uffici stampa e le segreterie, saccheggiati i ruoli degli «assistenti parlamentari». Il seggio garantito è un`elargizione offerta dal capo-partìto ai suoi subalterni fedeli.

(continua…)

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L’articolo che segue (segnalatomi da Nico Narsi) potrebbe essere utile per una riflessione, anche a Mira (e non solo….),  alla luce delle recenti vicende del PD .

"Un monarca, per favore "

Il Manifesto 10.03.2008

Rossana Rossanda

Quaranta anni fa, dopo il 1968, c’era a ogni assemblea una discussione su chi potesse aprirla, presiederla e chiuderla, nella generale presa di parola che dilagò in Italia e in gran parte d’Europa. Ognuno sentì che poteva e doveva parlare, esporsi, assumersi delle responsabilità, partecipare a una decisione rifiutando di delegarla ad altri, perché ogni mandato rappresentativo portava in sé il verme della gerarchia e della burocratizzazione.

Adesso, quegli ardenti giovani sono almeno cinquantenni e assieme alla loro prole non sembrano desiderare altro che dare una delega al più presto e a un leader che presenti un’immagine attraente, capace di decidere per tutti, perlopiù autocandidato dopo un vasto lavorio, sul quale discutere fra pochi e per un poco, e mandare al voto popolare affidandoglisi per cinque anni senza essere più seccati. In capo a quella scadenza si giudicherà se confermarlo o no, nel mandato. Questo è il sugo della democrazia moderna e, come dice Veltroni, semplificata e non si rompano ulteriormente le scatole.

Nel giro di una generazione s’è dissolta l’acerba critica che, nel nome di un bisogno e diritto assoluto di partecipazione di tutti e di ciascuno, investì la «forma partito» e ogni struttura organizzata. Verso di essi la sfiducia era duplice: qualsiasi organizzazione cristallizza livelli di comando che depotenziano l’assemblea. E nel medesimo tempo spersonalizzava le responsabilità in nome di una «linea» astratta dettata dal gruppo dirigente, lontana dalla complessità degli individui e delle individue che portavano avanti il cambiamento.

Perché di cambiamento si trattava, come sempre quando ingenti masse, stavolta un’intera generazione, si muovono. E in quale direzione era chiaro: allargare la sfera delle decisioni al limite fino alla partecipazione di tutti. Obiettivo difficile. Ma quella spinta spezzò luogo per luogo l’impermeabilità delle strutture politiche, economiche, civili, dalla fabbrica agli ospedali, che furono invase e pervase.

Negli anni Settanta non fu «ideologia», fu esperienza di massa. Essa fragilizzava non solo i vecchi partiti ma i nuovi, e i gruppi extraparlamentari costituitisi sotto l’ondata del movimento, e lo stesso costituirsi nei movimenti di strutture d’una qualche stabilità. Uno dei maggiori problemi della democrazia, e non solo quella diretta, ma ogni democrazia che si rispetti, fu sperimentato da migliaia di soggetti, uomini e donne, giovani e vecchi, molti dei quali per la prima volta «facevano politica».

(…)

Diversa fu soltanto l’origine della crisi del partito più partito di tutti, quello comunista, provocata non dalla corruzione ma dal dubbio sulla sua stessa ragione di essere dopo la caduta del Muro di Berlino. Dubbio che si presentò anche come la prima rottura di metodo: in capo a una notte di pensamenti, l’allora segretario Occhetto si presentò non alla segreteria o alla direzione del Pci ma in una popolare sezione di Bologna, di tradizione partigiana, proponendo a quegli stimati veterani di cambiare nome e bandiera del Pci per tenerlo fuori dal precipitare dell’Urss e ridare fiato a una nuova «Cosa».

Fu uno choc, che quella sezione ingoiò, e da allora gli choc non sono cessati, sempre più diretti fra leader e base, leader ed elettori, leader e gente non più intercettata da un partito - perché il metodo della Bolognina non fu messo in causa da nessuno, tanto dovette sembrare liberatorio dalla cappa delle forme.

Scomposte le quali, la divaricazione fra partito politico come luogo di elaborazione, cultura, interesse d’un gruppo politico-sociale e dirigente carismatico - che fino ad allora s’erano tenuti assieme - si è andata allargando, e dai partiti ha investito le istituzioni elettive modificando l’ossatura formale della rappresentanza. Inutile fare la storia. Sta di fatto che scomposto il partito, il militante si è andato confondendo con il simpatizzante, la base del partito del dirigente scivola nella base elettorale, il leader si candida da sé, cerca ex post un consenso e assume i comportamenti d’una figura carismatica dal quale si attende la parola.

 

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