Archive for aprile, 2008

 

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COMUNE DI MIRA
 
Istituzione Comunale “Mira Innovazione”
Biblioteche Comunali
 
con il patrocinio dell’
Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti
e Conservatori della Provincia di Venezia
in collaborazione con
Associazione Architetti della Riviera
 
COME VEDO IL MONDO
Visioni di architettura e design
 
Dopo il successo degli anni precedenti, il Comune di Mira e le Biblioteche Comunali presentano la terza edizione di “Come vedo il mondo : visioni di architettura e di design”, una serie di incontri con architetti e designer di spicco della scena italiana. Anche quest’anno la rassegna si terrà presso l’Auditorium della Biblioteca di Oriago ed ospiterà gli architetti Paolo Portoghesi, Alfonso Femìa e Gianluca Peluffo dello Studio 5+1AA e Vittorio Gregotti.
 
COME VEDO IL MONDO
Visioni di architettura e design
Tre incontri con architetti e designer
 
Paolo Portoghesi
Studio 5+1AA (Alfonso Femìa e Gianluca Peluffo)
Vittorio Gregotti
 
Auditorium della biblioteca comunale – Ex Cinema Italia
Via Venezia 171/172 Oriago di Mira - Inizio ore 21,00 – Ingresso libero
Info 0415628371 – 0414265787 – bibliomira@libero.it – biblioriago@libero.it
 
con degustazione di vini selezionati dai sommelier Paolo Cosentino,
Stefano Dal Corso, Pamela Querini (FISAR Venezia)
 
 
 
LUNEDI’ 5 MAGGIO
Paolo Portoghesi
Introduzione di Amerigo Restucci
 
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Paolo Portoghesi è nato a Roma nel 1931, dove si laurea in architettura nel 1957. È docente di letteratura italiana all’Università La Sapienza di Roma dal 1962 al 1967 e, dal 1967 al 1977, di Storia dell’architettura al Politecnico di Milano dove è poi nominato preside nel 1968. Dal 1995 insegna Progettazione architettonica all’Università di Roma. Ha sempre lavorato parallelamente in campo teorico, nella ricerca storica, e come architetto libero professionista, tenendo a mente il riadattamento della memoria storica nella tradizione dell’architettura moderna. La sua opera è stata premiata con numerosi riconoscimenti, tra cui la laurea honoris causa dell’ Università di Losanna (1984), la Legione d’Onore nel 1985 e il titolo di Commendatore dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dalla Segreteria Francese per la Cultura e le Comunicazioni nel 1990. Gli sono state inoltre dedicate numerose pubblicazioni e mostre.
  
MERCOLEDI’ 14 MAGGIO
Studio 5+1 AA (Alfonso Femìa e Gianluca Peluffo)
Introduzione di Franco Miracco
 
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Lo studio 5+1 Architetti associati è stato fondato nel 1995 a Genova da Paola Arbocò, Pierluigi Feltri, Alfonso Femìa, Gianluca Peluffo e Maurizio Vallino. I suoi membri collaborano ai corsi di progettazione architettonica presso l’Università di Genova. Dal 1997 fanno parte dell’IFYA (International Forum of Young Architects). Nel 2001 sono stati segnalati per il Premio Borromini, Sezione Giovani, e nel 2002 per il Premio Mies van der Rohe. Nel 1996 vincono il concorso per il nuovo Ospedale di Biella e nel 1998 per il nuovo Museo Archeologico di Aquileia. Tra le realizzazioni, il nuovo Campus Universitario nell’ex caserma Bligny a Savona e gli spazi pubblici di Savona, Celle Ligure, Sestri Levante e Calata Vignoso nella Darsena di Genova. Nel 2001 vincono il Premio Migliore Opera con il Campus di Savona e nel 2002 per il Museo di Aquileia, oltre a ricevere la menzione speciale al 3° concorso internazionale "Hoesch Design Award".
  
SABATO 17 MAGGIO
VITTORIO GREGOTTI
Introduzione di Antonio Foscari
 
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Nato a Novara nel 1927, Vittorio Gregotti si è laureato in architettura nel 1952 al Politecnico di Milano. Dal 1953 al 1968 ha svolto la sua attività in collaborazione con Ludovico Meneghetti e Giotto Stoppino. Nel 1974 ha fondato la Gregotti Associati, di cui continua a far parte con Augusto Cagnardi e Michele Reginaldi. Professore ordinario di Composizione Architettonica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, Gregotti ha insegnato presso la Facoltà di Architettura di Milano e Palermo, ed è stato visiting professor presso le più importanti università di tutto il mondo. Ha partecipato a numerose esposizioni internazionali ed è stato responsabile della sezione introduttiva della XIII Triennale (Milano 1964) per la quale ha vinto il Gran Premio Internazionale. Ha firmato, tra gli altri, progetti a Berlino, Lisbona, Barcellona e in tutta Italia. Accanto al lavoro accademico e di progettista, affianca un’intensa attività pubblicistica. Dal 1979 è direttore di Rassegna e dal 1992 collabora al Corriere della Sera.
 

 

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Marco Travaglio sempre ipercritico verso il "sistema politico" , pubblica nella sua rubrica sull’Espresso in edicola un articolo che può servire a capire quanto corta sia la memoria….

E’ evidente che nel pezzo che segue viene data la colpa della sconfitta elettorale a Veltroni, ma è altrettanto evidente che non bastano bei discorsi e cambiamenti annunciati a far vincere le elezioni.

Nello stesso giornale Berselli scrive "Esiste anche una classica frattura fra città e non-città, fra assetti metropolitani e provincia. I nostri democratici, a cominciare da Walter Veltroni, riescono a farsi intendere nei centri maggiori, dove l’apertura delle classi sociali più dinamiche trova il modo di reagire agli esiti contemporanei della globalizzazione con creatività e ricerca di competitività. Invece la provincia è terreno di conquista del centrodestra; nelle regioni settentrionali ha successo il proselitismo leghista, con il lavoro davanti alle fabbriche, con i gazebo vicini alle polisportive e nei bar delle bocciofile."
 

Ecco l’articolo di Travaglio:

Walter Veltroni ce l’ha messa tutta per recuperare l’enorme dislivello che separava il Pd dal Pdl a causa del discredito accumulato dall’Armata Brancaleone dell’Unione. Forse la vittoria era una mission impossible, anche se, come osserva Giovanni Sartori, non s’è mai vista una campagna elettorale senz’attacchi all’avversario (e a quell’avversario, poi.) e con ‘nuove’ candidature così infelici.

Ma siamo sicuri che la sconfitta fosse così ineluttabile e Berlusconi così invincibile, visto che fra l’altro il Pdl ha perso 100 mila voti rispetto a quelli raccolti da Forza Italia e An nel 2006 e solo la Lega è cresciuta? Flash back a cinque mesi fa. Novembre scorso: il Cavaliere ha appena fallito l’ennesima ’spallata’ a Prodi sulla finanziaria. Gli alleati lo scaricano e danno per scontato che il governo reggerà fino alle europee del 2009. Dini rinfodera i propositi di ribaltone. Mastella dice che Prodi durerà cinque anni. Il Cavaliere convoca vertici a Palazzo Grazioli a cui partecipa da solo. Fini, Casini e Bossi celebrano i funerali della Casa delle libertà. Bossi cerca il dialogo con Prodi sul federalismo. Casini parla addirittura di conflitto d’interessi. Fini di riforma della tv.
 
Isolato, disperato, politicamente morente, Silvio fonda il nuovo partito sul predellino della Mercedes. Casini se ne sta alla larga. Bossi si fa una risata. Il più duro è Fini: "Altro che teatrino della politica: siamo alle comiche finali. Nessuna possibilità che An si sciolga nel nuovo partito. Silvio con me ha chiuso. Se vuol fare il premier deve fare i conti con me, che ho pure 20 anni di meno: mica crederà di essere eterno! Lui a Palazzo Chigi non ci tornerà. Per farlo ha bisogno del mio voto, ma non lo avrà mai più. Si faccia appoggiare da Veltroni." (18 novembre). Giornali e tv berlusconiani lo attaccano alzo zero. "Berlusconi", sbotta Fini, "ha distrutto la Cdl. E noi dovremmo bussare alla sua porta col cappello in mano e la cenere sulla testa? Non siamo postulanti. Tornare all’ovile? Sono il presidente di An, non una pecora" (16 dicembre).

 

A quel punto solo la sinistra può salvare il Cavaliere. E infatti lo salva. È lì apposta. Replay della Bicamerale di D’Alema. Uòlter usa i 3 milioni di voti delle primarie non per rafforzare il governo Prodi e gli oppositori interni a Berlusconi, ma per aprire un ‘tavolo delle riforme’. Con chi? Con Silvio. Che lo elogia estasiato: "È un vero riformista, spero non si faccia condizionare dai suoi".

E Walter: "L’intesa con Berlusconi è indispensabile". Mastella, minacciato dalla riforma elettorale e dal referendum che taglieranno i partitini, rovescia il governo con la scusa dell’arresto della moglie. Berlusconi s’infischia delle riforme e punta dritto al voto. La pecora Fini torna all’ovile, con Bossi e l’Mpa. Così il 13 aprile Lazzaro risorge per la seconda volta. E si riprende l’Italia, mentre la sinistra si suicida. Viene in mente Nanni Moretti: "Con questi dirigenti non vinceremo mai". O Corrado Guzzanti-Rutelli-Alberto Sordi: "A Berlusco’, ricordate de l’amici, ricordate de chi t’ha voluto bbene!".

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Ciao Massimo, anche se in ritardo auguri di buon compleanno. Mitica classe 1964!

Al sondaggio sul PD ho risposto "altro", intendendo brevemente questo: non
si può essere tutto e il contrario di tutto, in nome del bene dell’Italia. Penso che
bisogna far capire alle persone da che parte sta il PD rispetto a temi fondamentali
come i diritti dei lavoratori (non metto in discussione il fatto che dobbiamo vivere
in un sistema capitalistico, ma chiarire il ruolo di un partito che prima di tutto
deve porsi l’obiettivo di difendere i diritti di chi lavora, di chi un lavoro non ce
l’ha e dei più deboli); come la gestione e redistribuzione delle risorse , naturali
ed economiche, superando il concetto di crescita del PIL; come la difesa dei diritti
e della legalità; come la laicità dello Stato. Solo per citare alcuni dei temi su cui
schierarsi apertamente e chiaramente. Sono argomenti difficili forse, che necessitano
di tempo, che obiettivamente non avevamo. Ma davvero la campagna elettorale di
Veltroni mi è sembrata troppo semplicistica e generica. Mi auguro uno scambio di idee
approfondito, partecipato e fatti concreti, non solo immagine. Recuperiamo anche le
nostre radici. Non sciupiamo l’eredità migliore che deriva dalla storia (fatti,
persone, filosofia) delle diverse componenti di questo partito.

Ciao Silvia

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Ieri pomeriggio alla presentazione di Rive è intervenuto anche Raffaele Girotto del Ristorante Vecia Brenta di Mira Porte. Nel volume infatti c’è un articolo dedicato  a suo padre che spiega la storia di un prodotto tipico locale : la sopressa veneta.

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Raffaele è un vero artista e non solo della cucina, nel suo ristorante sono infatti appesi alcuni suoi quadri.

Con lui e con il fratello Giampietro, alcuni anni fa,  abbiamo condiviso un progetto teatrale bellissimo "il pranzo di babette" con Laura Curino e la regia di Mirco Artuso.

50 invitati ad una cena speciale con gli artisti seduti tra i commensali con 30 camerieri…..Bellissimo esempio di valorizzazione dei luoghi e della cultura. Lo spettacolo è stato replicato  a Bassano e recensito anche dalla stampa nazionale: molti dei presenti ricordano ancora quell’atmosfera magica.

Giampietro, che mi ha sempre rimproverato di non avere proposto altre simili occasioni, mi ha mandato una mail in cui mi chiede di pubblicazzare questa bella iniziativa che ospiterà nel suo locale il 30 aprile prossimo.

Se non potete andare, vi invito comunque a provare il ristorante Vecia Brenta, o ad iscrivervi ad un corso di cucina che Raffaele tiene nel suo "laboratorio"  denominato L’Alchimista a tavola.

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COMUNE DI MIRA
ISTITUZIONE COMUNALE “MIRA INNOVAZIONE”
Biblioteche comunali
 
 
martedì 22 aprile 2008
presentazione del nuovo numero di
 

 

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quaderni di studi della Riviera del Brenta
 

Auditorium della biblioteca comunale di Oriago
ex Cinema Italia
via Venezia 171/172
Oriago di Mira (Ve)
 
ore 18,30
 
info
biblioteca Mira 0414265787 bibliomira@libero.it
biblioteca Oriago 041429394 biblioriago@libero.it
 
 
 
  

 

 

Il progetto della pubblicazione di “RIVE : quaderni di studi della Riviera del Brenta” è iniziato come sfida nel 2001. Oggi, con l’uscita del sesto numero si aggiunge un importante tassello alla conoscenza della nostra storia locale. “Rive” è una pubblicazione amata dai cittadini così come dagli appassionati di storia locale, perché narra vicende importanti della nostra tradizione ma anche semplici vicende personali. In entrambi i casi Rive è un prezioso strumento di scoperta e conoscenza, di sorpresa e di avvincente narrazione.
Il sesto numero dei “Quaderni di studi della Riviera del Brenta”, nella consueta veste grafica ricca di immagini e di illustrazioni elaborata dallo studio Publileo/Grafio di Mira, racconta ancora una volta alcune delle affascinanti microstorie che vengono scoperte in un territorio ricco di tradizioni, di cultura e di arte.
Tra gli articoli di quest’ultimo numero, segnaliamo la storia dei ponti mobili sul Naviglio, dai primi esempi che risalgono all’Ottocento fino ai giorni nostri, la vita militare a Malcontenta a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale, la storia della scuola steineriana di Oriago, un sogno di un piccolo gruppo di persone divenuto realtà e l’analisi degli affreschi di Villa Widmann, una delle ville più affascinanti della Riviera.
Ad arricchire l’apparato iconografico una selezione di fotografie sulla Riviera del Brenta realizzate dal poliedrico Bepi Mazzotti, giornalista, scrittore, fotografo trevisano, provenienti dall’Archivio storico fotografico della Provincia di Treviso.
 
“Rive : quaderni di studi della Riviera del Brenta n. 6” verrà presentato alla stampa e alla cittadinanza martedì 22 aprile alle ore 18,30 presso l’Auditorium della Biblioteca comunale di Oriago. La pubblicazione potrà essere acquistata presso le Biblioteche comunali, le edicole e le librerie al prezzo di copertina di euro 3,50.
 

 
 

 
 
 
 

 

 

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Ieri, alla vigilia dei miei 44 anni (che per la cronaca cadono oggi) ho preso di buona mattina la bici e sono andato al Parco San Giuliano. Ho voluto verificare se il fisico mi sosteneva ancora e devo dire che, grazie anche alle partitelle di basket del mercoledì sera in Via Ulloa a Marghera, si è potuto fare….

Bella giornata di sole, poca gente, ho osservato quello che mi passava davanti. Tra le altre cose ho visto e sentito:
  1. un cagnone enorme, accompagnato da un padrone piccolo, pisciare davanti alla sede della Lega Nord;
  2. un predicatore nero che dentro una saletta in via Giustizia incantava con i suoi sermoni una folla di fedeli (quasi tutti neri);
  3. due vecchietti vestiti da declathon in svendita, stile sportivo-caccia, per mano (lui alto era la copia sputata di Matthau con il cappellino in testa);
  4. folaghe e rane gracchianti in misura industriale nella palude del parco, davanti a Venezia;
  5. raduno di scout vicino al teatro-circo del parco;
  6. due giocatori di basket stagionati che facevano qualche tiro sul campetto in Viale San Marco;
  7. bersaglieri a sazietà in Piazza Ferretto;
  8. una mamma e il suo bimbo fuori della Chiesa di Viale San Marco ( i bimbi, si sa, disturbano apposta durante la messa per poter uscire);
  9. barche e moto, in numero considerevole, che viaggiavano verso…..il mare;
  10. profumi di tutti i tipi nel sottopasso della ferrovia;
  11. fastidio crescente al fondo schiena (verso la fine della gita)
Sull’onda dell’entusiasmo, e autorizzato dalla mamma di lui, ho persino svegliato il mio amico Ture alle 9.00 per fargli gli auguri di buon compleanno e per invitarlo a fare un pochino di moto.
Dopo i ringraziamenti e un bel vaffa…. è tornato a letto.

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Saranno più felici gli italiani con un governo di destra guidato da Berlusconi? La domanda viene spontanea ripensando ad un articolo apparso a dicembre sul New York Times:

Perché gli italiani sono il popolo più infelice dell’Europa Occidentale? Il quotidiano New York Times cercava di trovare una risposta a questa domanda in un lungo articolo nella prima pagina del 14.12.2007 e che analizzava il “malessere” degli italiani.
«Tutto il mondo ama l’Italia, ma l’Italia non si vuole più bene: c’è un senso di malessere generale nel paese», scriveva l’autore del pezzo, Ian Fisher, «There is more fear than hope», gli italiani hanno più paure che speranze».
Il Nyt sottolineava che il “malessere” dell’Italia si estende a tutti i campi: economia, politica, vita sociale. «I problemi che affliggono gli italiani sono in gran parte non nuovi  e questa può essere proprio il problema maggiore. L’Italia ha creato la sua maniera di appartenere all’Europa, lottando come pochi altri paesi hanno fatto, con una politica di divisione, una crescita economica irregolare, il crimine organizzato e un senso tenue dello Stato».
Il senso di frustrazione nasce, secondo l’articolista, anche dal fatto che i vecchi problemi della società italiana continuano a resistere e in alcuni casi si sono aggravati «mentre il mondo esterno continua a correre più rapidamente».
«Nel 1987 l’Italia aveva celebrato la sua parità economica con la Gran Bretagna adesso la Spagna, entrata nella Unione Europea solo un anno prima, è sul punto di fare il sorpasso mentre l’Italia è già caduta di nuovo dietro la Gran Bretagna». I dati mostrano una Italia più povera e più vecchia, dove la qualità della vita sta peggiorando, dove aumentano i divorzi e dove il tasso di natalità continua ad essere tra i più bassi d’Europa. Un problema è che alcuni dei punti di forza del paese si stanno trasformando adesso in debolezze. Uno degli esempi più evidenti è quello, in campo economico, delle aziende piccole e medie che, dopo avere avuto per lungo tempo un ruolo di traino, adesso sono sempre più in difficoltà nell’era della economia globale.
Il malessere politico degli italiani è simboleggiato, rilevava il New York Times, dalla ascesa del comico Beppe Grillo e dalla popolarità del suo attacco alla classe politica italiana al grido di «Basta! Basta!». Sono diventati best-seller in Italia libri come “La Casta” e “Gomorra” che attaccano il comportamento dei politici.
La ricerca della University of Cambridge che ha mostrato che gli italiani sono i più infelici tra 15 nazioni dell’Europa Occidentale esaminate, mostra un collegamento tra fiducia nel proprio parlamento e livello di insoddisfazione di una nazione. I più felici sembrano i danesi (che hanno fiducia al 64 per cento nelle istituzioni), i più infelici sono gli italiani (solo il 36 per cento si fida). L’ex-premier Silvio Berlusconi ha perduto le elezioni per non avere mantenuto le promesse fatte ma il nuovo governo di Romano Prodi non appare come la panacea - osserva il New York Times - Ha deluso fin dalla sua prima scelta: un governo con ben 102 ministri o sottosegretari, un nuovo record negativo.
E infatti abbiamo perso le recenti elezioni, ed è stata premiata la destra di Berlusconi che fa sognare: via ici, via tasse, condoni, sanatorie….così ripartirà il paese…!!!!!
Il malessere degli italiani si estende anche all’arte: non ci sono più i Fellini, i Rossellini, le Loren. «Il cinema italiano, la sua Tv, arte, letteratura e musica sono raramente considerate all’avanguardia», afferma il giornale.
Tra i pochi aspetti positivi c’è il prestigio che continua a circondare il marchio Made in Italy. Ma l’Italia deve stare ben attenta a non seguire il destino della Repubblica di Venezia, una delle città più belle del mondo diventata, dopo la perdita del dominio commerciale, quello che è oggi: «Uno splendido cadavere calpestato da milioni di turisti».
L’Italia, immersa nella sua grandezza del passato, costretta a vivere sui turisti anziani che continuano a visitarla, rischia di diventare - conclude il New York Times - la Florida dell’Europa, il paradiso dei pensionati.
Tra quanto gli italiani si risveglieranno dal sogno?

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Su Repubblica di oggi c’è la cronaca dell’incontro avvenuto ieri presso la sede romana del PD, alla presenza dei massimi esponenti nazionali per analizzare il voto.

Franco Marini avrebbe detto “d’accordo il rinnovamento del gruppo dirigente ci vuole, ma con gente che prenda voti non con personaggi inventati”.
Questa frase mi è stata detta anche da molti amici che ho sentito in queste ore ricordandomi la sorte che era toccata a me all’indomani delle amministrative: il più votato ma escluso dalla giunta.
Mi vengono allora in mente molte cose che non sono andate e che non vanno
Parliamo delle primariette per scegliere i candidati per il parlamento? Una farsa….
Parliamo dei parlamentari designati e del loro legame con il territorio?…..
Di come stiamo amministrando nelle giunte di centro sinistra?…
Di come perdermo la Provincia di Venezia se non cambiamo strada?
Che non basta dire, come ha detto Zoggia, che a Venezia si parte dall’unione uscente per vincere le elezioni (quando PDL più Lega hanno il 50% dei voti), ma che invece servono idee e uomini rappresentativi del territorio in grado di portarle avanti?….
Insomma non basta una ridipintura per far credere che le cose sono cambiate veramente….
Mi fermo qui.
pubblico una delle tante lettere indirizzate a Veltroni che si trovano nel Web all’indomani della sconfitta:
 
Caro Walter, ti scrivo.
Ti scrivo per dirti perché non hai vinto.
Non hai vinto perché al Nord tira una brutta aria, certo. Ma anche perché troppa gente a sinistra, invece di cercare di capire davvero il perchè, non smette mai di guardare dall’alto verso il basso la gente semplice che, scontenta, vota Lega; e non necessariamente perché sia davvero razzista, xenofoba o liquidabile con altri aggettivi di cui forse non conosce neppure il significato.
Non hai vinto perché hai un partito dove prevalgono i pensionati sui giovani, certo. Ma anche perché non è sufficiente mettere in lista un Calearo e un Colaninno per dimostrare, nei fatti, di aver compreso davvero come gira l’economia al tempo della globalizzazione.
Non hai vinto perché hai sfondato a sinistra e non al centro, certo. Ma anche perché è difficile fare i conti con un elettorato potenziale sempre molto incline a coltivare come una primizia ogni pelo che gli spunta sulla pancia.
Non hai vinto perché il Partito Democratico ha dovuto affrontare le elezioni dopo solo sei mesi di vita, certo. Ma anche perché è arrivato a questo appuntamento con almeno dieci anni di ritardo.
Non hai vinto perché 3,5 milioni di elettori alle primarie non sono sufficienti a vincere le elezioni, certo. Ma anche perché quando, a proposito di primarie, si lancia una lista che si chiama “Innovazione” e poi la si imbottisce in ogni posto utile di sindacalisti della CGIL e affini, si perdono per strada le vere facce nuove.
Non hai vinto perché le novità non si affermano in pochi mesi, certo. Ma anche perché le idee nuove sono state incarnate dai soliti grigissimi funzionari di partito con cui, dietro ai capilista-specchietto per le allodole, sono state infarcite le liste a livello locale, occupando in tutti i posti sicuri disponibili.
Qualcuno potrà risponderti che la macchina, per arrivare, aveva bisogno di solide ruote su cui camminare. Ha torto. Per arrivare all’obiettivo, occorreva volare. E per volare non servivano ruote, ma ali.
E adesso? Se tu avessi vinto, probabilmente io me ne sarei andato dal partito nel quale sono appena entrato, con il sollievo di non dover invecchiare berlusconiano, ma anche per il disgusto, nel vedere trionfare dentro al partito - ancora una volta - la retorica e le facce di sempre.
Invece hai perso. Abbiamo preso. E quindi, almeno per ora, sto qui. Per vedere se è la volta buona in cui si gira pagina davvero. Si può fare.

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La sfida riformista per il governo del Paese è persa, ma Walter Veltroni sente di avere la coscienza a posto: nello scenario terremotato del centrosinistra, il Pd ha fatto "una grande rimonta politica ed elettorale" e ora si trova davanti la grande responsabilità di fare, quasi da sola in Parlamento, un’opposizione che per il leader dei democratici dovrà essere "riformista" rispetto al governo e "di responsabilità nazionale" alla ricerca di una convergenza sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale.

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