Archive for giugno, 2008

 

Non ho pubblicato praticamente nulla per più di una settimana ma sono state giornate intense. Ho cercato anche di capire cosa aveva prodotto il post sul licenziamento del vice sindaco.
La situazione nel frattempo si è arricchita anche di articoli apparsi sulla stampa: i marcatiani a chiedere la convocazione dell’assemblea del PD, i gruppi consiliari a prendere atto della decisione del sindaco e a chiedere il rilancio della maggioranza, il consigliere di Rifondazione Zanchetta a volantinare contro D’Anna e, per concludere, ieri Vendramin dei Verdi a chiedere le dimissioni di Marcato dal PD in quanto i suoi comportamenti metterebbero in fibrillazione la maggioranza.
Sabato sono stato alla commemorazione dei vent’anni dalla morte di Costante Degan.
 
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Ho rivisto persone che non vedevo da molto tempo tra cui l’amico Gianni Degan…
 
C’erano tanti politici tra cui Cremonese e Campa, Chisso e Tesserin, Causin e Stradiotto, Brunello e Livieri (sindaci di Martellago e di Camponograra), Mingardi e Bergamo, Ferrazzi e Boraso, Malvestio e Cacciari…e molti altri.
Dall’altare Mons. Bonini ha concluso il suo intervento dicendo più o meno così: “voi siete qui per ricordare un amico, un politico; eravate tutti (o quasi) assieme e adesso siete dispersi in tutto l’arco costituzionale; se volete mi rendo disponibile a promuovere incontri periodici per capire se c’è ancora un filo conduttore che possa servire a portare avanti progetti comuni. Forse questo è il modo migliore per ricordare un amico, guardare in avanti, non solo al passato”.
Ecco allora che queste parole mi hanno fatto pensare anche alla politica mirese: chi era con te adesso ti è contro, chi ti era contrario ora è tuo alleato….
Non è che, in un momento così difficile per il paese, bisognerebbe guardare più le cose che uniscono che quelle che ci dividono?
Ho letto in questi giorni, complice il periodo estivo ricco di convegni, che nel PD è un fiorire di correnti,: d’Alema, Bindi, Rutelli, Letta, Bettini…
Vi allego un pezzo dell’intervento dell’on. Gianni Cuperlo, triestino classe ’61, tenuto il 20 giugno all’assemblea nazionale del PD e che ha fatto molto discutere soprattutto per l’invito alla attuale classe dirigente del PD a farsi da parte (chi ha orecchie per intendere..)
 
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Il tema del “radicamento territoriale” non dipende solo dal numero di mercati che frequentiamo ma è nel Popolo che siamo in grado di rappresentare. Perché questo è oggi il cuore del problema: dare a questo partito una testa e un corpo. Un popolo appunto. E farlo in una società che può imboccare contro di noi la via breve del populismo. Di una democrazia essiccata e impaurita. Ecco se di questo si tratta noi non vinceremo più facilmente se ci limiteremo a lisciare il pelo nel verso giusto. Lo dico perché contano le posizioni che assumi ma contano anche le ragioni che quelle posizioni sorreggono. E allora la seconda necessità per noi è contrastare una cultura di governo che riduce la politica a una successione di emergenze. Dove in nome dell’emergenza si comprimono spazi e istituti della democrazia. Dobbiamo farlo perché i problemi di questo tempo non sono il parto di una catena infinita di emergenze. Sono frutto di politiche specifiche. Di una concezione della libertà e dignità personali, dell’accesso alle risorse. Allora, certo che quei corpi che galleggiano a poche miglia dalle nostre coste sono un’emergenza. Ma come non vedere, al di là dell’emergenza, la violenza di un capitalismo globale che, dopo il Nasdaq e la bolla immobiliare, specula oggi sul prezzo di riso, grano o mais e condanna paesi e popolazioni intere alla catastrofe? Lo stesso vale per la sicurezza. Che non è un principio neutro. Ma la conseguenza di soluzioni diverse a seconda che i diritti vengano anteposti o meno a quella disciplina della tolleranza zero che da un decennio domina la scena senza che vi si contrapponga un messaggio altrettanto pervasivo. Possiamo fare tutto questo da soli? Credo che nessuno lo pensi davvero. Ma il punto è iniziare a farlo. Se questa è la sfida, discutere dalla leadership che c’è sarebbe davvero sciocco. Ciò che dobbiamo fare è partire da quello che oggi non c’è – da quel Partito Democratico che ancora non vive come vorremmo – e che invece è l’architrave di una possibile alternativa alla destra. Questo dovremmo discutere, penso, nel nostro appuntamento dell’autunno. Quale partito per quale Paese. Percorrere questa strada è anche la via per evitare che la vita democratica del Pd si riduca alla competizione tra gruppi e correnti che hanno la testa e lo sguardo piegati sul passato. Questa deriva si contrasta con un recupero di trasparenza ma anche di coraggio nel pensiero. In fondo abbiamo subito una sconfitta ma non camminiamo su macerie. E credo davvero che non sarà un punto in più o in meno l’anno prossimo a dirci se l’investimento nel Pd sia stato un azzardo destinato a fallire. A confermare la forza di questo progetto sarà la coerenza con cui, insieme, sapremo elaborare una cultura di governo in relazione al Paese e al mondo. Sarà questa la prova vera. E per riuscirci serviranno intelligenza, passione, e una grande generosità. Soprattutto da parte di chi – e parlo di una leadership collettiva – ha guidato fin qui la vicenda politica dell’ultimo quindicennio. Ma che adesso è chiamato a prendere atto dei propri grandi meriti e dei propri limiti evidenti. A partire da un logoramento visibile. Quella foto di gruppo dovrebbe mettersi al servizio di un disegno diverso, e non meno decisivo, che vivrà nel consegnare questo progetto a una guida nuova. A una nuova vicenda individuale e collettiva. Figlia, com’è giusto che sia, di un altro tempo e di altre biografie, di nuove leadership. Rendendo, anche così, il nostro Paese più simile alle altre grandi democrazie dell’Europa e non solo. Se vogliamo bene a questo Partito- e dobbiamo volergli bene come a una creatura in fasce – dovremmo tutto questo cercare di farlo. Nell’interesse di questo simbolo. Nell’interesse di noi stessi. Nell’interesse soprattutto di chi verrà dopo di noi."

 

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Oggi i giornali riportano con grande evidenza la notizia del licenziamento del vice sindaco Paolino D’Anna da parte del sindaco di Mira.
Che i rapporti non fossero buoni era noto da tempo, ma che la soluzione ai problemi fosse questa pochi lo immaginavano.
La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso è stata la decisione di due consiglieri vicini a D’Anna di votare contro un odg proposto da Rifondazione e Verdi.
Ieri sera il sindaco ha spiegato alla maggioranza la sua decisone dopo averla comunicata alla stampa dicendo che era venuto meno il rapporto fiduciario nei confronti del suo vice e di qui la decisione sofferta ma decisa.
Cosa penso? Credo che tutta la vicenda amministrativa mirese attuale sia frutto di una anomalia politica, fin dalla genesi. Da come si è arrivati alla candidatura dell’attuale sindaco attraverso le primarie con pretendenti l’ex sindaco e l’ex vice sindaco, alla formazione della giunta, alle scelte su temi strategici, al fatto che una parte del PD è fuori dalla maggioranza….
Non è facile oggi essere classe dirigente in un panorama politico che a sinistra risulta essere particolarmente frammentato e rappresentato spesso da personaggi di scarso spessore culturale e politico.
Questa è la vera crisi della sinistra: non saper intercettare e rispondere ai bisogni della gente.
Ci vogliono competenza, umiltà, esperienza, capacità di mediazione, dinamismo e qualche volta anche faccia tosta.
Durante l’esperienza amministrativa mi sono scontrato diverse volte con Paolino perché penso che abbiamo un modo molto diverso nell’interpretare il ruolo di amministratori. Paolino a Mira e a Venezia però, piaccia o non piaccia, ha molto consenso e la sua uscita avrà senza dubbio delle ripercussioni. Alla fine dell’incontro il Sindaco ha detto che la vicenda deve rimanere nell’ambito della politica mirese. La realtà sembra essere diversa viste le reazioni che non si sono fatte attendere.
A questo punto, se confermata l’uscita dalla maggioranza di due consiglieri dell’ex margherita, la stessa compagine conta su due assessori nominati e su tre consiglieri. Credo che Rifondazione con due consiglieri (più Rossato uscito dal PD?) e un assessore potrebbe rivendicare il ruolo di vice.
Staremo a vedere

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Ieri sera durante il consiglio comunale i pochi presenti hanno assistito ad una discussione di circa tre ore sulla proposta di ordine del giorno presentata dal gruppo consigliare di Rifondazione Comunista su integrazione e partecipazione. Non sono intervenuto perché non avevo granché da aggiungere rispetto ad alcuni interventi che ho sentito, in primis quello dei Consiglieri Rossato e Vendramin.
Per fortuna i toni sono stati pacati, anche rispetto al dietrofront del comune sul progetto di forte poerio. Devo dire che sul progetto sono stati fatti errori tattici. Il progetto nel momento in cui l’amministrazione aveva deciso di portarlo avanti doveva avere il coraggio di andare fino in fondo. Invece si è riuscito a scontentare tutti: l’opposizione è felice del risultato, e chi ha un briciolo di fiducia di quel che rimane della sinistra grida al tradimento.
Credo che la responsabilità di come sono andate le cose derivi anche dal fatto che qualcuno voleva cavalcare l’argomento per mettere in crisi la maggioranza, cosa che non è avvenuta.
Quello che invece bisogna sottolineare riguarda il voto contrario all’ordine del giorno da parte di due consiglieri della maggioranza che fanno riferimento al vice sindaco. Mi è sembrato un distinguo dovuto, più che all’argomento in se, da un malessere causato dai rapporti di incomprensione tra il sindaco e il suo vice, ormai risaputi. Il fatto ha fatto gongolare gli amici di Marcato, ieri sera particolarmente vivaci.
E’ passato proprio ieri un anno dall’insediamento della giunta Carpinetti, forse c’è bisogno di alzare il tiro sui ragionamenti, spostare l’attenzione sulla pianificazione territoriale, culturale, sociale di Mira e della Riviera del Brenta…bisogna provocare avere il coraggio di volare alto.
Bisogna però dire che la fortuna non ha aiutato questo primo anno di giunta: allagamenti, infrastrutture calate dall’alto, inquinamento……emergenze continue che sfiancherebbero chiunque.
Avanti dunque e speriamo bene

 

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Corriere della Sera 8 giugno 2008, pagina 30

NUOVO PARTITO, ANTICHI MALI

"Il Pd soffocato dalle segreterie"

La brillante campagna elettorale di Veltroni e un risultato per il Pd sostanzialmente in linea con quello dell’ Ulivo alle elezioni precedenti hanno forse mascherato l’ entità della sua sconfitta. In primo luogo, secondo le più autorevoli analisi sui flussi elettorali (quale quella dell’ Istituto Cattaneo) il Pd avrebbe ricevuto almeno un milione di voti dalla sinistra radicale, il che significa che altrettanti elettori sono stati perduti verso il centro, la destra o il non voto. Lungi dall’ aver sedotto l’ elettorato moderato, il Pd ha quindi visto il proprio consenso scendere sensibilmente proprio tra quegli elettori che intendeva maggiormente attrarre. In secondo luogo, il Pd si trova drammaticamente a corto di alleati. L’ alleanza Pd-Idv è di quasi 3 milioni di voti sotto a quella tra Pdl, Lega e Mpa, che può potenzialmente estendersi alla Destra e alla lista Ferrara (più di un milione di voti) ed eventualmente all’ Udc (2 milioni di voti).

In assenza di una fantasia simile a quella che ha creato l’ originale Ulivo del 1996 dopo la sconfitta dei «progressisti» di Occhetto, sembra difficile che il Pd e i suoi attuali alleati riescano a battere il centrodestra in tempi brevi, con il rischio di un nuovo «bipolarismo imperfetto» e una «vocazione minoritaria» per il centrosinistra. Il Pd non è stato in grado di superare la fatidica «quota 12 milioni» di voti (raggiunta dalle sue componenti fondatrici nel 1996 e nel 2006, sfiorata nel 2001, e curiosamente simile, anche per distribuzione territoriale, al numero di voti del Pci al suo apice nel 1976) e difficilmente potrà «sfondare» la quota di consensi che proveniva in dote dai partiti che sono confluiti nel Pd in assenza di innovazioni radicali.

Le ragioni delle difficoltà sono molteplici, ma una tra la più importanti è il modo «vecchio» nel quale viene selezionato il suo ceto politico. Non è quindi una sorpresa che il numero di voti sia rimasto sostanzialmente in linea con quello del passato, vista la giustificata diffidenza dell’ elettorato verso un gruppo dirigente che in larga misura è sopravvissuto a quattro trasformazioni (Pci-Pds-Ds-Pd in un caso, Dc-Ppi-Margherita-Pd nell’ altro). Il Pd è un partito ancora nostalgicamente dominato, come i partiti di massa del ‘ 900, dalle segreterie (nazionale, regionali e provinciali) e non dai leader istituzionali (che in alcuni casi eccezionali possono ambire a un certo dualismo), isolando le gerarchie dai risultati elettorali e rendendo estremamente difficile l’ ingresso di esterni ai vertici dei vari livelli. Un individuo che non appartenesse alla «casta», infatti, difficilmente sarebbe interessato ad abbandonare la propria occupazione per candidarsi a primarie per una posizione di segretario di partito. Anche se decidesse di tentare, sarebbe poi svantaggiato dal fatto che le reti di conoscenze estranee alla politica difficilmente coincidono con i livelli territoriali provinciali e regionali (troppo ampi per persone «note» in città e troppo piccole per persone con visibilità nazionale). Proprio per questo le elezioni dei segretari locali sono raramente contestate.Per quanto appena nato, il Pd non è quindi per nulla immune all’ ondata di professionalizzazione della politica che ha investito la seconda Repubblica, consentendo al ceto politico dei partiti fondatori di sopravvivere, e dominare, al suo interno. Questo crea un problema di credibilità che è destinato a frenare il suo successo elettorale. Con quale credibilità, infatti, si può proporre un segretario a rappresentare il Pd quando ha già rappresentato un partito diverso? E invece la stragrande maggioranza dei segretari del Pd proviene proprio dalle fila dei segretari di Ds e Margherita. E’ forse proprio per questo motivo che quello di cui il Pd avrebbe avuto bisogno è stato accuratamente evitato. Le primarie avrebbero infatti avuto molto più senso, attivando nuove risorse e nuovi potenziali dirigenti, se fossero state tenute per i candidati al parlamento. Si è scelto invece di assecondare una delle peggiori norme contenute nell’ attuale sistema elettorale - denominato non a caso Porcellum - che prevede la presentazione di liste bloccate da parte dei partiti. I deputati e i senatori del Pd sono «nominati» invece che «eletti» e questo riduce drasticamente le probabilità di un ricambio della classe dirigente, rafforzando la partitocrazia. A parte qualche cooptazione ampiamente discussa sui giornali (che con poche eccezioni hanno coinvolto persone scarsamente politicizzate o già interne al ceto politico di Ds e Margherita) non si vede come, guardando al suo gruppo parlamentare o leggendo le cronache dei regolamenti di conti tra le sue correnti sul giornale, il Pd proietti un’ immagine diversa dalla «fusione fredda» delle nomenklature dei partiti fondatori. Si è quindi utilizzata un’ idea innovativa (quella di un partito all’ «americana») per rilegittimare vizi antichi e tipicamente «italiani», invece che per innescare quel processo di cambiamento radicale che i cittadini chiedevano.Questo cinismo, che può a volte rasentare l’ ipocrisia, ha senz’ altro contribuito, come è stato osservato in tempi non sospetti mesi prima delle elezioni, ad allontanare molti elettori dal Pd, nonostante il sincero calore ed entusiasmo che avevano caratterizzato i suoi albori. Il periodo di (lunga) opposizione che si prefigura per il Pd può forse essere l’ ultima occasione se si vuole evitare l’ ennesima rifondazione di un partito «seminuovo» a ogni legislatura. Questo richiede soprattutto che l’ attuale leadership resista alla tentazione di sopravvivere in sella a tutti i costi fino alle prossime elezioni nonostante la sconfitta, che comporterebbe necessariamente un compromesso con gli attuali gruppi dirigenti. La leadership del Pd potrebbe quindi svolgere il suo mandato costituente priva di condizionamenti, dedicandosi con tutte le energie al varo di un partito veramente nuovo, combattendo una volta per tutte i vizi del passato e offrendo agli elettori di centrosinistra, e all’ intero Paese, una forza politica all’ altezza delle sfide che attendono l’ Italia.

Filippo Andreatta

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Due cose:

Ieri pomeriggio mi sono affacciato alla porta della sala consigliare del comune di Mira  dove si teneva una riunione dei sindaci e dei rappresentanti dei comuni della Riviera e del Miranese sull’emergenza allagamenti. C’erano in tutto circa 30 persone e l’unica donna era…il sindaco di Scorzè autrice, come hanno ampiamente riportato i giornali, di un libro dai contenuti erotici.
Mi sono detto che c’è ancora tanta strada da fare affinché le donne partecipino alla vita politica.
Tutti i presenti comunque si complimentavano con la Sindachessa del successo del suo libro Desideria.
 
La seconda.
Sempre ieri è stato nominato il nuovo capogruppo regionale Giovanni Gallo ex DS che sostituisce Achille Variati ex Margherita dopo la sua elezione a Sindaco di Vicenza. Mi hanno detto che le urla provenienti dalla sala dove i consiglieri del PD erano riuniti si sono sentite fin da molto distante, segno che i contrasti erano forti tra gli ex DS che volevano Gallo e gli ex Margherita che volevano Frigo.
Ieri sera a tavola assieme al alcuni esponenti del PD provenienti dalla margherita il commento era unanime: se continua il monopolio DS nel ricoprire tutte le cariche potrebbe esserci una frattura nel PD.
In tanti lo pensano…..
Mah.

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 Vorrei segnalarvi due appuntamenti culinari purtroppo concomitanti il prossimo venerdì 6 giugno.

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Uno a Scaltenigo presso la Cooperativa Ragnatela:
La Fondazione Terra Madre sta organizzando la terza edizione di Terra Madre, incontro mondiale delle comunità del cibo che si riuniranno a Torino dal 23 al 27 ottobre 2008, per discutere il presente e il futuro dell’agricoltura, della pastorizia e della pesca. Terra Madre è nata con l’obiettivo di creare occasioni di incontro e di scambio a livello planetario tra realtà produttive unite da uno stesso approccio alla produzione sostenibile di cibo e di progettare una nuova economia fondata sui valori di equità e di benessere. Nella scorsa edizione hanno partecipato all’incontro, oltre alle 1680 comunità del cibo ( per un totale di 4803 delegati provenienti da 150 Paesi) anche 200 rappresentanti delle università, studiosi e ricercatori e 980 cuochi da tutto il mondo. Per sostenere la Fondazione in questo progetto così ambizioso si apre un’iniziativa che coniuga l’impegno delle condotte Slow Food e delle Osterie d’Italia che consiste nell’ organizzare delle cene il cui ricavato andrà alla Fondazione Terra Madre. La Ragnatela organizza per questo una cena, che si terrà il 6 di Giugno prossimo, il cui ricavato andrà a sostegno della suddetta fondazione.
MENU’
- Carpaccio di tonno alle erbe
-Insalatina di germogli, calamaro, uova di seppia e acciughe
-Gambero bollito su insalatina di asparagi verdi al coriandolo e salsa maionese
-Capasanta saltata profumata allo zenzero, fiore di zucca fritto e zucchine croccanti
-Spaghettini freschi di Gragnano con gambero rosa marinato, erba cipollina e pomodorini
-Fregula con cozze e vongole e salsa di piselli freschi
-Filetti di sgombro al vapore con olio e limone su fagiolini all’aglio, olio e peperoncino
-Coda di rospo in crosta di pistacchi su passata di peperoni grigliati e filetti di melanzana
-Sorbetto al pomodoro con crema di bufala e aria al basilico
-Mousse al frutto della passione
I VINI: -Franciacorta Brut -Sauvignon Colli Berici- Marcato-Vr -Soave classico Pieropan-VR
Il costo della cena è di 45 € Per prenotazioni 041 436050
 
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L’altro presso il Ristorante Amelia di Mestre, dove lo scrittore Giancarlo Marinelli presenterà il cofanetto DVD+Libro Scano Boa di Giannantonio Cibotto, restaurato a cura della Regione del Veneto. In omaggio allo scrittore polesano il menù sarà a base di pesce di acqua dolce. Vedi qui
IL MENU
Aperitivo con frittura di fiume, salvia e fiori, frittelle di ricotta e sambuco e “barchette” del po
Rotolo di anguilla su letto di insalata di campo con salsa acetosa alle mandorle
Zuppetta di gamberi di fiume con crostini al dragoncello
Risotto di pesce gatto e fiori di zucca
Scaloppa di storione “alla vallesana” con fagiolini in mazzetto
Mousse al melone biologico e melissa con gelatina di caffé
Vini: Prosecco spumante “Villa Castalda”, “Gioco d’amore”, tocai di vigne vecchie de I Clivi, Colli Orientali del Friuli
Quota di partecipazione euro 50,00 comprensive di libro e dvd in omaggio
Informazioni e prenotazioni: 041 913955

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