Archive for ottobre, 2008

 

OGGI SUL RIFORMISTA

Intervista a Gianni Cuperlo
«Se devo essere sincero, sono preoccupato». Il piano di ringiovanimento del Pd, lanciato da Goffredo Bettini sul Riformista, non è piaciuto a Gianni Cuperlo. Il deputato triestino, da sempre considerato (per quanto eterodosso) un dalemiano, dice di condividere «gli appelli all’unità che Veltroni e Franceschini hanno promosso negli ultimi giorni». Ma la ricetta di Bettini sul ricambio generazionale, a suo avviso, non va proprio bene.
Bettini sostiene che c’è bisogno di «stappare il Pd». Lei non è d’accordo?
E’ persino ovvio. Ma sono preoccupato per come alcuni, tra cui Bettini, affrontano il nodo del rinnovamento. Ci sono due modi per sollevare il tema del ricambio. Uno è riconoscere l’autonomia e l’autorevolezza di una nuova generazione quando si manifesta. L’altro è procedere per cooptazione, usando la retorica giovanilistica come una clava.
E Bettini, secondo lei, ha scelto quest’ultima strada?
È la strada che recita: “bisogna sgombrare il quartier generale dai vecchi arnesi della politica”. Ecco, secondo me questa via è culturalmente sbagliata e produce solo danni. Usa l’arma generazionale in modo strumentale. Non ha rispetto dei giovani, che non hanno bisogno di paternage; e non distingue tra i meno giovani quegli innovatori di cui c’è bisogno.
Scusi, Cuperlo, non era lei che parlava della «foto ingiallita» del gruppo dirigente che andava rinnovata con coraggio?
Sì e lo confermo. Ma non mi riferivo a una pulizia etnica fondata sull’anagrafe e per di più agitata solo in alcune direzioni. Pensavo e penso a una mescolanza vera di biografie e culture dentro un partito che si fonda sulla battaglia delle idee, non sull’obbedienza a qualcuno.
Morale?
La via maestra è costruire il Partito. Serve la libertà delle idee, del confronto. Serve non ingessare le appartenenze. Serve più laicità anche nel modo di vivere questa nuova e straordinaria avventura.
La straordinaria avventura, come la chiama lei, si è arricchita sabato di un nuovo capitolo. Veltroni ha vinto la scommessa del Circo Massimo.
La manifestazione è stata un passaggio importantissimo per partecipazione e spirito. Può segnare un cambio di passo nel modo d’essere dell’opposizione. Ha reso evidente la forza del Pd e sgomberato il campo da una querelle vuota di senso sull’opposizione dura o morbida. L’opposizione deve essere seria e raccogliere consenso. Il Circo Massimo lo ha mostrato come meglio non si poteva e questo è soprattutto merito di Veltroni.
Nell’intervista di ieri a Repubblica, il segretario del Pd si è detto pronto a votare un eventuale decreto del governo a sostegno dei salari. Concorda?
Veltroni fa benissimo a partire dal risultato della manifestazione per incalzare maggioranza e governo con proposte convincenti. Abbiamo fatto bene a mirare al cuore della crisi: c’è l’impoverimento drammatico di una parte della società italiana e, contemporaneamente, il pericolo di una deriva assolutistica nella gestione del potere. La combinazione delle due cose rappresenta un campanello d’allarme anche per molti che in aprile hanno votato a destra.
È proprio sicuro? Il governo sembra viaggiare col vento (dei sondaggi) in poppa…
Io invece vedo i primi segni di difficoltà. I bilanci familiari stanno collassando. Non è in gioco la settimana bianca ma le calorie nel carrello della spesa. Molti mutui sono a rischio. Il 30% delle famiglie non è in grado di reggere una spesa imprevista di 600 euro. Non 20mila, 600. Noi lo diciamo da mesi: agite subito, date priorità ai salari e alle pensioni. Loro, con arroganza, hanno semplicemente sbagliato ciclo. Ora è arrivato il momento di insistere con proposte responsabili.
Tipo?
Dal sostengo al credito all’allargamento degli ammortizzatori, fino alle detrazioni sui redditi da lavoro e da pensione. Ci sono poi altre due priorità. La prima riguarda scuola, università e ricerca. È nato un movimento reale, fresco. L’errore più grande sarebbe pensare di “usarlo”. A noi tocca cogliere la novità che rappresenta e partire da lì anche per migliorare la nostra proposta. L’altra priorità è la qualità della democrazia. Il test della legge elettorale per le europee riflette la concezione della rappresentanza che ha il centrodestra. Io credo molto in una battaglia compatta delle opposizioni, se serve fino all’ostruzionismo. In ballo c’è davvero un’idea di partecipazione dei cittadini alla vita democratica.
Tornando al Pd, si dice che lei si candiderà per la segreteria regionale del Lazio contro il veltroniano Morassut?
In queste ore gli organismi regionali del Pd stanno valutando le regole e il modo con cui affrontare la transizione. Rispetto il loro lavoro e attendo che si concluda. Dopo ognuno valuterà e lo farò anch’io. Senza dimenticarci che la priorità per tutti è lavorare insieme a un risultato importante nel voto europeo e amministrativo della prossima primavera.

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 Ieri sera, Consiglio Comunale movimentato (questo l’Odg), tra le altre cose a causa del previsto dibattito sulla ormai ben nota questione dei pasti consumati alla SERIMI da parte di alcuni membri della giunta (uno dei cavalli di battaglia del "giornalismo d’inchiesta" -?!- del Gazzettino… Rassegna stampa in proposito, qui).

Visto che, però, purtroppo nell’appropriata sede consiliare non si è assistito ad una discussione all’altezza - e vi risparmio i dettagli sulle pantomime che hanno accompagnato e seguito richieste di una breve sospensione della seduta più volte iterate - ho pensato di proporvi anche su questo spazio l’articolata risposta pubblica del sindaco di cui ieri sera è stata data lettura (il pdf, qui), in replica all’interpellanza (9/10/08) dei consiglieri d’opposizione Baldan, Pasqual, Simionato, Zorzi, Terren, Morara, Renier, Patron e Lucarda, che parimenti è consultabile da qui.

Il dibattito è aperto!

 

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 Vi segnalo questo bel pezzo di Maltese

Il Venerdì di Repubblica 17-10-2008
Contromano
di Curzio Maltese
 
Scende l’economia, salgono le facce di bronzo
 
Nelle crisi economiche la retorica è sempre l’unica merce in abbondanza, ma stavolta la faccia di bronzo dei potenti ha stracciato tutti i primati. Nell’ultimo mese da presidente, George W. Bush è passato da liberista a socialista e ha rinnegato la politica, i dogmi e le amicizie di otto anni. Per completare la conversione manca che diventi pacifista. Benedetto XVI ha lanciato l’alto messaggio che «il denaro è nulla». Che cos’è, un’autocritica? L’unica religione che dispone direttamente di un immenso patrimonio immobiliare e finanziario, di uno Stato con diritto di battere moneta, di una banca (lo Ior ) fra le più spregiudicate del mondo, spiega ai fedeli che il denaro è un falso valore.
Se commisurare la predica al pulpito non è un problema per il Papa, figurarsi per Berlusconi. Il premier del governo fondato sul conflitto d’interessi si traveste da Savonarola e annuncia che vigilerà sull’etica dei capitalismo. E in che modo? Forse cancellando anche il reato di bancarotta, oltre al falso in bilancio?
Nel pomeriggio la maggioranza inserisce nel decreto Alitalia una norma per salvare dalle condanne Tanzi e Geronzi. Pizzicato da Report e Repubblica, la ritira. Non senza altre sceneggiate, Berlusconi che finge di non saperne nulla, Tremonti che minaccia le dimissioni. Ma come, sono i padroni della maggioranza e si fanno trattare da fessi? Tutti giurano ora di volerla fare finita con le bolle finanziarie, con l’economia di carta: si torna all’economia reale. Ma se torniamo all’economia reale, sparisce un quarto del benessere dell’Occidente, del consumismo fondato sui debiti.
Nell’economia reale gli Usa valgono ormai meno di Cina, Germania e Giappone, meno dell’India, l’Italia meno di Brasile e Corea. Bisogna rassegnarsi a diventare più sobri. Ma è una verità con cui non si vincono le elezioni. Meglio festeggiare in villa e mandare messaggi di ottimismo. La retorica serve a mascherare gli interessi reali, come nella questione degli immigrati. L’Italia sopravvive grazie al lavoro degli stranieri. Rimpatriare gli irregolari, limitare gli ingressi dei regolari significherebbe mandare a gambe all’aria un quinto del sistema produttivo. Infatti tutte le leggi sull’immigrazione sono studiate per nonessere applicabili. Ma la brava gente, la sera, vuol sentirsi raccontare dai telegiornali la fiaba crudele della tolleranza zero. E quelli gliela raccontano.

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Vi scrivo su due cose che, più di altre, in questi giorni mi fanno pensare.
La prima riguarda la crisi finanziaria. Abbiamo letto e sentito di tutto in questi giorni, ci siamo precipitati in banca a capire cosa rimaneva dei nostri risparmi. Non faccio segreto del fatto che il mio conto corrente è presso la banca di credito cooperativo di Marcon. Dall’anno scorso ho pensato di farmi trattenere dallo stipendio ogni mese una quota attraverso la sottoscrizione di un fondo: su 3.600 versati attualmente ne ho 2.600, circa un terzo in meno. Penso a chi ha investito tutti i risparmi, o la liquidazione…
I grandi della terra per arginare il problema hanno deciso che le banche non falliranno perché interverranno direttamente gli stati; mi chiedo: su chi ricadranno i debiti? Credo che ancora una volta i debiti dei padri ricadranno sui figli. La mia generazione, penso di averlo già scritto, è la prima generazione che rischia di stare “peggio” della generazione precedente, e credo che quella dopo della mia starà ancora peggio.
Le banche non falliranno, le perdite saranno ridotte per i risparmiatori (forse), ma indebiteremo ancora di più il paese (pare che da sola l’operazione Alitalia rappresenti un debito di circa 100 euro a testa).
La seconda riguarda i partiti. Ho avuto modo di parlare con un importante dirigente di Forza Italia e mi raccontava che se da un lato la vittoria alle politiche fa apparire una situazione interna tranquilla all’interno del partito, in verità ci sono moltissimi mal di pancia. Da una parte ci sono i Ghedini boys che rispondono direttamente ai capi, e dall’altro le persone che hanno una storia e un consenso elettorale che sono emarginati dalle scelte e dai ruoli più importanti. Mi pare quindi, se devo dirla tutta, che lo stesso disagio è quello che si avverte anche nel PD che in questo periodo ha una immagine appannata.
Una riforma elettorale nata per sconfiggere lo strapotere dei partiti che al contrario lo esaltano.
Se i partiti sono all’ultimo posto come fiducia ci sarà un perché….

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