mer 31 dic 2008
Ripartire 2
di Massimo Zuin in Partito Democratico
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L’Unità 30 dicembre 2008
UN PARTITO NUOVO CON VOLTI VECCHI È POSSIBILE?
L’anno scorso, fra novembre e febbraio, trepidante come una bambina ammessa finalmente a scuola , ho partecipato alla commissione Codice Etico del Partito Democratico.
Mi hanno eletta senza consultarmi e, secondo quelli che sono rimasti a Milano, alla prima Assemblea Costituente, fino alla fine (io sono ripartita per Roma alle quattro), senza consultare granché neanche loro. Erano 2000 ottime persone, è stato un peccato. Ma forse non si poteva fare altrimenti.
Dalla Presidenza qualcuno ha letto tre liste di nomi. Cento per stendere una “Carta dei Valori”, cento per partorire una bozza di Statuto, cento per stilare, appunto, un codice di comportamenti e regole condivise per “Un partito nuovo, non un nuovo partito”. Questo lo slogan.
Le prime riunioni erano affollate. C’era un gran felicitarsi l’un l’altro.
Noi della Società Civile, quasi inavvertitamente, si sedeva vicini. Moni Ovadia, Giovanni Bachelet, Iacopo Schettini, Gad Lerner… I pezzi da 90 come Violante, venivano, parlavano, andavano via. C’erano molti assessori, consiglieri comunali, qualche sindaco, dirigenti sindacali. Ci si scaldava parecchio. Io prendevo appunti. Volavano parole importanti.
Alla presidenza c’erano una donna e un uomo, per democrazia di genere, uno dei proponimenti virtuosi poi disatteso nelle liste elettorali. La donna, Marcella Lucidi, raccoglieva spunti da tutti gli interventi (alcuni davvero interessanti, altri un po’ inutili, un po’ per marcare il territorio, per dire «ehi, ci sono anch’io») poi tesseva, riunione dopo riunione, il codice da proporre al Partito.
Ricordo alcuni titoli: “requisiti e cause ostative per candidature, incarichi istituzionali e di partito”, “rapporto fra politica e interessi privati”, “leale collaborazione, correttezza dei comportamenti, rispetto delle regole”. Provai anch’io , invitata a dare il mio contributo, per così dire, stilistico, a buttar giù una ipotetica introduzione (se l’Unità fosse ancora big size, ne citerei qualche frase).
Non ebbe successo: troppa distanza fra il mio, pur brillante, italiano e la lingua della politica. Non me ne ebbi a male. L’importante erano i concetti.
E i concetti c’erano. C’era, soprattutto, la determinazione a frenare le derive della partitocrazia. L’occupazione del potere, le rendite di posizione, l’oblio dello spirito di servizio, l’ accoglienza offerta a inquisiti e condannati in nome di una morale ” separata”, l’accumulo di cariche e così via.
È stato inevitabile, per me, dal caso Ottaviano del Turco in avanti,
chiedermi: fare un “partito nuovo” con le stesse persone che stavano in due partiti vecchi è possibile? E se uno dei due, poi, ha raccolto l’eredità di un partito vecchissimo, come la Dc, che si fa? Codice etico retroattivo e fuori dai piedi?

