Archive for dicembre, 2008

 

L’Unità 30 dicembre 2008

UN PARTITO NUOVO CON VOLTI VECCHI È POSSIBILE?

Lidia Ravera

L’anno scorso, fra novembre e febbraio, trepidante come una bambina ammessa finalmente a scuola , ho partecipato alla commissione Codice Etico del Partito Democratico.

Mi hanno eletta senza consultarmi e, secondo quelli che sono rimasti a Milano, alla prima Assemblea Costituente, fino alla fine (io sono ripartita per Roma alle quattro), senza consultare granché neanche loro. Erano 2000 ottime persone, è stato un peccato. Ma forse non si poteva fare altrimenti.

Dalla Presidenza qualcuno ha letto tre liste di nomi. Cento per stendere una “Carta dei Valori”, cento per partorire una bozza di Statuto, cento per stilare, appunto, un codice di comportamenti e regole condivise per “Un partito nuovo, non un nuovo partito”. Questo lo slogan.

Le prime riunioni erano affollate. C’era un gran felicitarsi l’un l’altro.
Noi della Società Civile, quasi inavvertitamente, si sedeva vicini. Moni Ovadia, Giovanni Bachelet, Iacopo Schettini, Gad Lerner… I pezzi da 90 come Violante, venivano, parlavano, andavano via. C’erano molti assessori, consiglieri comunali, qualche sindaco, dirigenti sindacali. Ci si scaldava parecchio. Io prendevo appunti. Volavano parole importanti.

Alla presidenza c’erano una donna e un uomo, per democrazia di genere, uno dei proponimenti virtuosi poi disatteso nelle liste elettorali. La donna, Marcella Lucidi, raccoglieva spunti da tutti gli interventi (alcuni davvero interessanti, altri un po’ inutili, un po’ per marcare il territorio, per dire «ehi, ci sono anch’io») poi tesseva, riunione dopo riunione, il codice da proporre al Partito.

Ricordo alcuni titoli: “requisiti e cause ostative per candidature, incarichi istituzionali e di partito”, “rapporto fra politica e interessi privati”, “leale collaborazione, correttezza dei comportamenti, rispetto delle regole”. Provai anch’io , invitata a dare il mio contributo, per così dire, stilistico, a buttar giù una ipotetica introduzione (se l’Unità fosse ancora big size, ne citerei qualche frase).

Non ebbe successo: troppa distanza fra il mio, pur brillante, italiano e la lingua della politica. Non me ne ebbi a male. L’importante erano i concetti.
E i concetti c’erano. C’era, soprattutto, la determinazione a frenare le derive della partitocrazia. L’occupazione del potere, le rendite di posizione, l’oblio dello spirito di servizio, l’ accoglienza offerta a inquisiti e condannati in nome di una morale ” separata”, l’accumulo di cariche e così via.

È stato inevitabile, per me, dal caso Ottaviano del Turco in avanti,
chiedermi: fare un “partito nuovo” con le stesse persone che stavano in due partiti vecchi è possibile? E se uno dei due, poi, ha raccolto l’eredità di un partito vecchissimo, come la Dc, che si fa? Codice etico retroattivo e fuori dai piedi?
 

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Pubblico la lettera dell’amico Stinà apparsa ieri sulla Nuova Venezia riguardo il ricambio della classe politica dirigente, argomento che ho già trattato diverse volte. Penso sia necessario attuarlo per poter sopravvivere alla depressione che ha investito il PD. Diversamente da Stinà ritengo però che il rinnovamento non debba significare azzeramento, e nemmeno che si debba per forza scommettere tutto sull’inesperienza. Personalmente credo che l’unico modo affinché la classe politica possa rinnovarsi stia, in grande parte, nelle mani dei maggiorenti dei partiti: o queste persone sapranno valorizzare le persone che dentro il PD godono di consenso elettorale, hanno capacità e  ancora voglia di impegnarsi in politica, o sarà il disastro elettorale. Il principio che valeva per gli ex PCI poi DS che prima di tutto si doveva premiare la fedeltà, o il valore spesso sbandierato di essere cattolici, come questo fosse di per se un merito, che aleggia in buona parte degli ex margherita, non possono essere più i parametri di riferimento per un partito che si dice “nuovo”.
 
 
Pd, è arrivato il momento di ripartire Si può fare dal basso, e da Venezia
Di Antonino Stinà Membro dell’assemblea Provinciale del PD di Venezia.
la Nuova Venezia — 29 dicembre 2008   pagina 08   sezione: ALTRE
 
Gentile Davide Zoggia, da qualche settimana sei ufficialmente il candidato alla presidenza della nostra Provincia per il centro sinistra. E’una bella sfida, che comporta l’assunzione di moltissime responsabilità.
Il momento non è tra i più felici. L’economia globale attraversa una profonda crisi che ormai tocca da vicino anche i cittadini e le imprese veneziane. Il nostro partito, il Pd, versa in molteplici difficoltà che sarebbe ingiusto e sbagliato negare, ingiusto e sbagliato attribuire a soggetti esterni. I nodi che stanno venendo al pettine dobbiamo scioglierli al meglio e velocemente se vogliamo, e lo vogliamo, difendere questo nuovo soggetto. 
Il Pd deve darsi al più presto un’identità che ne giustifichi l’esistenza. Credo che l’identità di un soggetto politico, di un’organizzazione politica che vorremmo essere «di massa», non si costruisca, soltanto, con il pragmatismo, che rischia di sconfinare nel cinismo, della buona amministrazione. Ritengo serva uno sforzo per recuperare l’utopia necessaria all’elaborazione di un’idea di società, capace di mettere in moto le energie positive dei cittadini del nostro Paese e della nostra provincia.
Un progetto di società poi si sostanzia nelle persone che si mobiliteranno per realizzarla. Un partito che vuole essere autenticamente federale non aspetta che venga data la linea nel corso delle direzioni, o peggio dei caminetti, di Roma. Un partito federale si mobilita dal basso; coinvolge nei diversi territori i propri militanti: per elaborare le idee e per realizzarle.
Per questo motivo Davide, hai una grande chance. Approfitta, insieme ai militanti del Pd e degli altri partiti della coalizione di centro sinistra, di questa campagna elettorale per offrire le idee che da Venezia possono venire per accompagnare il nostro Paese fuori dalle sacche della crisi. Dai il contributo al rinnovo della classe dirigente del Pd di cui tutti ormai parlano ma che pochi praticano. L’accesso alle stanze dei bottoni della politica, almeno la prima volta avviene per cooptazione. Lo sapevano bene i grandi partiti popolari del secolo scorso che erano capaci di muovere le preferenze per consentire l’elezione delle persone più meritevoli.
Il meccanismo elettorale per l’amministrazione provinciale può esserti di grande aiuto. Gli elettori dovranno esprimere la preferenza solo per la forza politica che intendono sostenere. C’è la grande possibilità di assumere decisioni drastiche a priori, che vadano anche oltre gli statuti del nostro partito.
Candidiamo in ogni collegio persone giovani davvero, rigorosamente sotto i 40 anni (mi auto escludo avendoli ormai compiuti), scegliendoli tra coloro che nei territori si sono fino ad ora spesi per il bene comune, a servizio degli altri, e della comunità, a 360 gradi, non solo per alcuni segmenti di proprio interesse. Contattiamoli nelle associazioni di volontariato, nelle associazioni sportive, nelle parrocchie, nelle associazioni giovanili. Alcuni di questi già sono vicini a noi.
Nella formazione della tua giunta, oltre ad adempiere ai dettami statutari che pongono il limite dei due mandati agli assessori (valgono anche quelli svolti sotto altre bandiere, che nessuno faccia il furbo, che poi le furbate di pochi le paghiamo tutti) rispetta questo criterio: solo assessori under 40. Abbi il coraggio di osare. Gli elettori lo premieranno. Avrai con te una squadra di amministratori giovani, motivati, presenti nel territorio, che ti aiuteranno a governare al meglio la nostra provincia e che avranno la chance di diventare la nuova classe dirigente del nostro partito.
 
 

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Foto di Paolo Gerlin

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Alcune cose dopo molti giorni di silenzio.
 
Grazie ad un amico ho modificato l’aspetto del mio blog.
Dal 30 marzo 2007, quando è apparso il primo articolo, sono passati quasi due anni. Per me è stata una bella esperienza, sono entrato in contatto con molti di voi, sia per i commenti che avete fatto ai miei pensieri, o, più semplicemente, solo per il fatto che siete passati da queste parti.
Spero che la nuova veste grafica sia più gradevole e accattivante, anche se quello che conta sono i contenuti. Fatemi sapere cosa ne pensate.
 
In questo periodo sono molto amareggiato per come stanno andando le cose, sia nell’ambito politico, ma anche in quello più complessivo relativo alla pesantissima crisi economica che sentiremo ancora di più nel 2009 oltre ai disastri ambientali che contribuiscono a distruggere il nostro ecosistema. Per chi ha dei figli è senza dubbio pesante pensare al futuro che li attende.
 
Qualche giorno fa passando davanti al supermercato Auchan ho scattato la foto che vedete sopra e che rappresenta il filo d’unione tra gli emigranti dell’est, per la maggior parte donne, che vivono e lavorano da noi e il loro paese d’origine. Comprano qualche vestito, qualche genere alimentare, e lo affidano ai camionisti, per recapitarlo ai loro cari, ai loro figli che vivono lontano.
Devo ammettere che questa scena mi ha suscitato una enorme tristezza, e mi ha fatto pensare a come il capitalismo e la globalizzazione da un lato e il regime comunista dall’altro abbiano contribuito nel vecchio continente a scavare enormi solchi tra i popoli.
 
Riguardo al PD e al disastro che sta succedendo in Campania e non solo, mi pare che di cose da dire ce ne sarebbero molte. Ho l’impressione di rivivere il periodo di disfatta che ha attraversato la Dc agli inizi degli anni ’90. Riprovo le stesse sensazioni di allora: la voglia di smettere il mio impegno politico e di dedicarmi ad altro.
 
Quello che successe però dopo quel periodo fu che la scena si riempì rapidamente delle terze e quarte file di democristiani, socialisti e in parte comunisti, che ancora governano e che impediscono un vero ricambio generazionale, oltre che di contenuti, del sistema politico italiano.
 
La vedo nera, entusiasmo zero, voglia zero

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Volevo dare una notizia, che rischia di passare inosservata. Venerdì sera si è tenuto il consiglio comunale di Mira che è finito quasi all’una! (n.b. mi piacerebbe molto che, per legge, i consigli non potessero andare oltre la mezzanotte).

La cosa da segnalare è la seguente: il gruppo che fa riferimento alla civica dell’ex sindaco Marcato ha votato a favore dell’assestamento di bilancio e alla modifica del piano opere pubbliche ad esso collegato.
Mi pare un atto politico importante: i bilanci normalmente vengono votati dai gruppi politici di maggioranza, e il voto di Marcato, Mion e Volpato forse potrebbero significare finalmente un allentamento del clima di contrapposizione che tutti conosciamo.
Questo atto potrà avere delle ripercussioni sull’attuale governo di Mira? Da più parti viene segnalata la necessità di un rilancio dell’azione di governo, anche alla luce dei tagli imposti dalla finanziaria; potrebbe essere la volta buona che il ragionamento si possa allargare anche ad altri soggetti presenti in consiglio comunale, senza però perderne altri?
E pensare che sull’ordine del giorno di contrarietà alla strada camionabile lungo l’idrovia tra Venezia e Padova, la maggioranza ha rischiato di dividersi, come del resto la stampa aveva preannunciato. Alla fine di una lunga sospensione si è trovata la soluzione che rimanda il tutto ad un consiglio comunale ad hoc appena saranno forniti maggiori dettagli sul piano tecnico.
Mi ha fatto pensare molto l’intervento di un consigliere, durante la sospensione, che sottolineava: “pensate forse che sui contributi alla chiesa, o sulla fecondazione assistita o su altri temi la maggioranza la pensi unanimemente? “
In effetti sui grandi temi etici, ma anche su altre questioni il centro sinistra fatica a fare sintesi tra i diversi partiti (ma anche all’interno degli stessi come è il caso del PD), e l’esempio più evidente si è visto, nel recente passato, con la stesura del programma del governo Prodi fatto di 281 pagine.
Non credo sia da imitare il populismo riduzionista di Brunetta, come lo ha definito ieri sulla stampa Calimani, ma avere le idee chiare si!

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