sab 31 gen 2009
Auguri
di Massimo Zuin in Personale
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sab 31 gen 2009
di Massimo Zuin in Personale
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mar 27 gen 2009
di Massimo Zuin in economia
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DAL SITO LA VOCE
di Massimo Bordignon 26.01.2009
In un immaginario dialogo, un discepolo ingenuo pone al suo illuminato Maestro alcune domande all’indomani dell’approvazione in Italia di una importante legge delega. Si scopre così che il federalismo fiscale è un elettrone, che aspetta di essere osservato. E per questo, il grande sacerdote si rifiuta di dare i numeri. Mentre le vie dell’opposizione sono imperscrutabili come le stelle. Ma la grande riforma risponde perfettamente alle esigenze della comunicazione politica.
Un Maestro e il suo discepolo traversano a dorso di cammello il deserto del Gobi. Il Maestro è immerso in profonde riflessioni, il discepolo gli lancia di tanto in tanto occhiate timorose. Alla fine, raccolto tutto il suo coraggio, gli rivolge una domanda.
D. Maestro, perché il grande sacerdote Tremontius non tira fuori un numero che sia uno sul federalismo fiscale? Possibile che non si possano stimare gli effetti finanziari di una legge dopo vent’anni che se ne discute?
M. Discipule, il federalismo fiscale nella legge delega è come l’elettrone, che è potenzialmente dappertutto e la cui funzione d’onda collassa determinandone la posizione solo nel momento in cui qualcuno si decide a osservarlo. Ci sono talmente tante possibili variazioni nella legge - tributi, funzioni, strumenti di perequazione, costi e fabbisogni standard e così via - che questa può implicare tutto e il contrario di tutto in termini di distribuzione delle risorse tra centro e autonomie e tra le diverse autonomie. La legge delega collasserà, determinando una posizione precisa, solo quando il governo si deciderà a osservarla, con i decreti attuativi, fornendo un’interpretazione univoca alle dozzine di variabili in gioco.
D. Maestro, ma allora perché Tremontius non lo fa subito e usciamo da quest’assurdità in cui tutti discutono di qualcosa che non si sa cos’è e il Parlamento perfino la vota?
M. Perché nel momento in cui il governo la osserva, e la legge delega collassa in un punto preciso, si determineranno vincitori e vinti, si capirà chi ci guadagna e chi ci perde, e la tenuta della maggioranza sarà a rischio. La cosa migliore per il governo sarebbe trovare una soluzione in cui, almeno all’inizio, tutti ci guadagnano e nessuno ci perde. Dati gli equilibri politici nella maggioranza, questo vorrebbe dire una soluzione in cui si riesce a lasciare un po’ più di soldi agli enti territoriali del Nord, senza toglierli a quelli del Sud. La manovra finanziaria per il 2009 e la revisione dei fondi strutturali europei anche a questo mirava. Ma la crisi economica ha tolto fiato alla strategia, si viaggia a vista, e dunque Tremontius prende tempo e rimanda.
D.Maestro, ma allora ha fatto male l’opposizione ad astenersi?
M.Discipule, le vie della politica italiana sono più difficili da interpretare di quelle delle stelle nel cielo. Non votando contro, l’opposizione ha ottenuto di rimanere in gioco in una riforma importante. E imponendo che il primo decreto attuativo sia presentato entro un anno dalla approvazione della legge, ha costretto il governo a non rinviare la questione sine die e a mostrare le carte prima del previsto, ponendolo in potenziale difficoltà.
D. Maestro, ma al comune cittadino che gliene importa in questo momento del federalismo fiscale? Non ha problemi più seri da risolvere, tipo mettere assieme il pranzo con la cena?
M.Il federalismo fiscale, nel senso di maggior autonomia in un quadro di accresciute responsabilità, fa sicuramente bene al paese e ancor più alle parti più deboli di questo, perché implica maggiore efficienza nella spesa locale, cioè nel 60 per cento della spesa pubblica, tolte pensioni e interessi. Ma implica scelte difficili, revisioni nella distribuzione delle risorse tra centro e periferia e tra le periferie, sanzioni serie nei confronti di un ceto politico locale spesso parassitario, la perdita di potere delle burocrazie nazionali. È complicato da introdurre, anche se la nostra stessa Costituzione ce lo impone.
D. Maestro, considerate tutte queste difficoltà, invece di imbarcarsi in una mega-riforma che nessuno sa dove porta, non sarebbe stato meglio agire in modo più puntuale? Per esempio, migliorare il finanziamento della sanità, rivedere il sistema tributario locale, razionalizzare i trasferimenti erariali, dare risorse e funzioni in più solo agli enti territoriali che hanno mostrato di meritarselo?
M. Qui sei ingenuo, discipule. Lo strumento della legge delega era necessario, perché l’obiettivo dichiarato è quello di riportare gli attuali sistemi di finanziamento e perequazione degli enti territoriali a quanto previsto nella Costituzione. E questo comporta comunque scelte tecniche, non riconducibili alla legislazione normale. Ma è vero che non c’era bisogno di rimettere in discussione tutto e subito. Fissato il quadro generale, si poteva procedere per gradi. Però, l’idea della “grande riforma”, il tutto e subito, risponde molto meglio alle esigenze di spettacolarizzazione della comunicazione politica.
mer 21 gen 2009
di Massimo Zuin in Personale
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lun 19 gen 2009
di Massimo Zuin in Personale
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Un mio amico dice che scrivo spesso cose tristi, ma oggi un comunicato dell’Ansa mi batte :-)
GB: OGGI LA GIORNATA PIU’ DEPRIMENTE DELLA STORIA
LONDRA - E’ lunedì e si ritorna al lavoro, il tempo è grigio e freddo e imperversa la crisi economica: chi si sente depresso non si stupisca perché oggi, secondo una ricerca britannica, è la giornata più triste della storia. Autore dello studio è lo psicologo Cliff Arnall, secondo il quale a rendere la giornata di oggi la più deprimente non solo dell’anno, ma della storia più recente sarebbero sei fattori: il clima invernale quest’anno piuttosto rigido, le spese natalizie fatte con la carta di credito che ora vanno pagate, i buoni propositi d’inizio anno già miserevolmente abbandonati, la paura di perdere il posto di lavoro, i debiti e la crisi del mercato immobiliare. Secondo un’altra ricerca inoltre, proprio oggi il numero di persone che non si recherà al lavoro perché malata raggiungerà la percentuale record del 22%. Un portavoce di FirstCare, l’organizzazione che ha condotto la ricerca, ha affermato che spesso le epidemie coincidono con i periodi in cui la gente è particolarmente stressata e depressa. "I raffreddori e l’influenza sono spesso sintomi precursori dello stress e della depressione e non stupisce che nell’attuale clima economico ci siano sempre più persone che soffrono di affaticamento e ansia", ha detto
mer 14 gen 2009
di Massimo Zuin in Cultura
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ven 9 gen 2009
di Massimo Zuin in Cultura, Personale
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Il 19enne siciliano, uno dei talenti più precoci nella storia del jazz
sarà ospite di Wynton Marsalis e della Jazz at Lincoln Center Orchestra
Ora che ha compiuto 19 anni, è considerato dalla critica jazz tra i 100 musicisti più influenti del pianeta. Ma Francesco Cafiso è soprattutto noto per essersi rivelato come il talento più precoce della storia del jazz, una straordinaria carriera iniziata quando il musicista siciliano nato a Vittoria, in provincia di Ragusa, aveva appena 9 anni e muoveva i primi passi al fianco di musicisti già affermati come Bob Mintzer, George Gruntz, Maria Schneider e Gianni Basso.
Grazie al suo fraseggio ricco da musicista già maturo, quei grappoli di note che ne contraddistinguono lo stile più di ogni altro elemento, Cafiso venne notato al Pescara Jazz Festival nel 2002 dal trombettista Wynton Marsalis, che lo volle subito scritturare per il tour europeo in programma per l’anno successivo. A 13 anni, fu per lui la definitiva consacrazione internazionale.
Da allora, il giovane musicista siciliano non si è più fermato, esibendosi nei maggiori festival e club in tutto il mondo e ottenendo i più prestigiosi premi del jazz, a cominciare dal "Django d’Or" e dall’"International Jazz Award" assegnato ai migliori giovani talenti dagli organizzatori di festival. New York e Tokyo gli hanno aperto le porte, e Cafiso in questi anni si è esibito con i migliori musicisti jazz, tra cui Hank Jones, James Williams e Joe Lovano, e con formazioni storiche come la Count Basie Orchestra.
(8 gennaio 2009)
gio 8 gen 2009
di Massimo Zuin in Partito Democratico
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mer 7 gen 2009
di Massimo Zuin in economia
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