Archive for febbraio, 2009

 

La trappola del partito di Concita De Gregorio L’Unità 17 febbraio 2008
 
I due giorni che abbiamo appena trascorso sono stati i più bui nella breve storia del Partito democratico. Delle sue oligarchie, per l’esattezza: punite con severità assoluta da un elettorato stanco di lotte intestine e clandestine, dei giochi di potere sotterranei eppure così visibili, di mezze frasi dovute alla stampa e sorrisi di fratellanza esibiti ai fotografi da un residuo e sempre meno convinto obbligo di decenza. Dalla necessità di nascondere una lotta fratricida fatta di colpi bassi e bassissimi: una guerra che mai si cura del bene comune, dell’alleanza politica, dell’interesse pubblico, delle città e delle Regioni, delle persone che ci vivono, del Paese. Una politica dimentica di essere al servizio del Paese e dei cittadini, convinta che i cittadini siano al suo servizio: serbatoio di voti da usare alla bisogna come merce inerte. Gli oligarchi hanno ancora una volta giocato la loro partita a scacchi, fieri di escogitare ogni giorno nuovi trucchi, inedite strategie di offensiva reciproca. Gli elettori li hanno puniti: esausti, esasperati, nauseati fino al punto di farsi del male, pratica che del resto nel centrosinistra è consueta.
La bella e netta vittoria di Matteo Renzi alle primarie fiorentine segna il punto più basso della storia del partito che da solo  fino all’altro ieri ha governato la città, che l’ha retta per decenni con maggioranze assolute e spesso “bulgare”, si diceva una volta. Gli eredi dei Ds hanno giocato ad ostacolarsi a vicenda in una trama che coinvolge ora anche gli epigoni della tradizione democristiana e che dunque vede sconfitto il cattolico Pistelli (candidato della segreteria), duramente sconfitto Michele Ventura (messo in campo all’ultimo minuto contro di lui dall’ala rivale), dignitosamente sconfitta l’unica donna che pure ha scontato l’impopolarità di un partito che il sindaco uscente ha più d’una volta apertamente criticato, per tacere del massacro che è stata la vicenda Cioni. Onore dunque alla vittoria di Renzi, trentenne presidente della Provincia gradito anche da un elettorato moderato e moderatissimo. Vince un giovane che si presenta come estraneo agli apparati, sebbene non esista Alice in un paese che ha perso ogni meraviglia. Renzi è il metro esatto della saturazione dei cittadini: un segnale definitivo di voglia di cambiare, l’ultimo.
Il tracollo catastrofico del centrosinistra sardo dentro il quale Renato Soru ha avuto successo personale molto alto (di 4 punti la sua distanza da Cappellacci, di 14 quella fra gli schieramenti nei dati provvisori della sera) racconta di un Pd che ha scelto di uccidersi piuttosto che provare a esistere.
Soru è stato battuto dallo strapotere mediatico ed economico del premier, certo: un’offensiva senza precedenti che affonda nel burro di un’Italia indebolita allo stremo dalla lusinga perpetua della prepotenza del denaro e del disprezzo delle regole. Ma è rimasto vittima, Soru, anche della trappola del suo stesso partito. Quello che aveva apertamente sfidato e che nelle province rosse è arrivato ad esercitare il voto disgiunto contro di lui. Una vendetta. Uno sfregio che chi poteva non ha voluto o saputo evitare.
Basta, ha detto il voto. A una sola cosa serve toccare il fondo quando non uccide. A risalire leggeri, sulla terra leggeri.

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 Caro Englaro

 
Fino a ieri mi chiedevo perché non mostrasse una foto, anche una sola foto di sua figlia come è oggi. Sono sicura che la gente capirebbe meglio. A costo di perdere in credibilità lei evita di rendere pubblica una immagine dolorosa e infelice di sua figlia. Lei avrebbe potuto mostrare quel corpo e non lo ha fatto. Avrebbe potuto portare all’estero la figlia amata e non lo ha fatto. Avrebbe potuto acconsentire la pratica comune in tutti i nostri ospedali dove i parenti, d’accordo con i medici, lasciano che i loro cari ormai perduti siano sepolti in pace, ma non lo ha fatto, e questo garantisce della sua buona fede. Eppure c’è chi con prepotenza vuole decidere per gli altri in base a principi astratti, ed è pronto a denigrarlo ed a falsificare la realtà per affermare le proprie idee. Per questo oggi lei viene perseguitato e accusato della peggiore delle ignominie, quella di volere assassinare sua figlia. Chiunque a questo punto si sarebbe arreso, lei no, anzi, decide con più fermezza di agire secondo giustizia e secondo pietà. Di questo la ringrazio perché la sua risolutezza costituisce un esempio di grande civiltà e coerenza. Mi auguro che dopo questo caso, la scelta di una morte dignitosa, sarà considerata un diritto e non un colpo del boia. Qualcosa che le persone disperate possono desiderare per i loro cari quando non c’è più niente da fare per riportarli al mondo.
 
 
Dacia Maraini

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Martedì sera dalle ore 19.00 si terrà un Consiglio Comunale a Mira molto “caldo” sulla cosiddetta “camionabile”. Ecco la posizione del PD di Mira

 

COLLEGAMENTO STRADALE TRA LA ZONA INDUSTRIALE DI PADOVA E LA SS 309 “ROMEA”

 

Il collegamento stradale tra la SS 309 Romea e la Zona Industriale di Padova può rappresentare per la comunità Mirese un’opportunità per alleggerire il traffico lungo la SR 11 e dare finalmente alla strada “Riviera del Brenta” quelle opportunità di qualificazione turistico ambientale da lungo tempo attesi. Le pianificazioni territoriali ed il PRUSST hanno già da tempo individuato il sedime dell’ex idrovia quale area di possibile collegamento intermodale tra i due grandi poli logistici di Porto Marghera e Padova. Restano perplessità sulla progettazione predisposta (che raccoglie solo parzialmente le indicazioni della pianificazione e non accenna minimamente all’infrastruttura ferroviaria), sul sistema normativo adottato per la realizzazione dell’opera e sull’assenza di una pianificazione strategica di tutte le opere infrastrutturali dell’area centrale veneta su cui insistono anche la Riviera del Brenta e Mira. L’utilizzo delle procedure previste dalla Legge Obiettivo (per le opere strategiche dello Stato) per l’approvazione di quest’opera di modeste dimensioni - se rapportata all’importanza della legislazione adottata – non si ritiene consona in quanto svuota le Amministrazioni e le Comunità locali della possibilità di far pienamente valere i propri diritti. Ugualmente non si ritiene condivisibile il ricorso al project financing, e quindi ad una strada a pedaggio, vista la sezione stradale proposta ad una sola carreggiata per senso di marcia e senza corsie di emergenza, non garantendo la completa permeabilità gratuita ai territori, alle imprese ed ai cittadini che vivono ed operano in quest’area. Se l’utilizzo del sistema di infrastrutture a pedaggio è ormai consolidato e fa parte del patrimonio del Paese per ciò che riguarda le autostrade, aprire oggi un fronte emergenziale dettato “dalla mancanza di risorse” per la realizzazione di arterie stradali a dimensione regionale e a una sola corsia per senso di marcia rappresenta un pericoloso principio da non condividere e che andrebbe nel futuro a gravare pesantemente sulle già scarse risorse a disposizione dei cittadini. Del resto non si capisce come questo possa avvenire nella Regione Veneto ed invece in altre Regioni si continuano a realizzare infrastrutture stradali completamente a carico delle Istituzioni. Altro punto che non si condivide è la realizzazione dell’opera idraulica a lato dell’arteria stradale con funzioni di messa in sicurezza idraulica dell’area padovana. Vari dibattiti in merito sono stati fatti di recente più o meno supportati da pareri tecnici. Noi siamo del parere che non si possa e non si debba stravolgere quanto l’allora Repubblica di Venezia aveva fatto per la salvaguardia della Laguna deviando il corso dei fiumi e dei canali al di fuori della laguna stessa. Noi pensiamo che ciò debba essere mantenuto. Tenuto anche conto che da quando è stata realizzata, tagliando non solo il territorio ma anche i corsi d’acqua che sgrondavano naturalmente in Laguna, l’Idrovia ha aggravato il rischio idraulico del Comune di Mira: situazione che sarebbe ulteriormente aggravata da un maggiore afflusso d’acqua e dall’assenza degli interventi previsti da parte del consorzio di Bonifica che risultano ancora – e da lungo tempo – bloccati. E quindi se la sicurezza idraulica dell’area padovana va fatta, e ne siamo ben consci, questa va realizzata senza gravare sulla laguna veneziana ed in particolare sul tratto di laguna mirese compreso tra le casse di colmata e la conterminazione lagunare. Area di assoluto valore ambientale - inserita nei Siti di Importanza Comunitaria – che verrebbe stravolta dall’apporto di sostanze limo-fangose provenienti dalle ondate di piena, provocando l’interramento dei canali lagunari e vanificando le azioni di tutela e di valorizzazione messe in atto dal Comune di Mira in accordo con il Magistrato alle Acque. Senza contare i possibili, se non probabili o meglio certi, fattori inquinanti provenienti dall’agricoltura e dal sistema fognario non completamente attuato che sverserebbero in laguna. E ci preoccupa ancor di più la possibilità che dietro a tale opera si nasconda la prospettiva di un collegamento dell’asse idraulico tra Padova ed il Canale dei Petroli per realizzare l’opera idroviaria pensata oltre cinquant’anni fa in piena ripresa economica del dopoguerra. Ciò significherebbe la deturpazione del territorio barenoso-lagunare ed il depauperamento di un patrimonio unico nel suo genere. Il progetto va inoltre integrato con altri elementi legati alla logistica e alla tutela ambientale. Primo tra tutti la messa in sicurezza della Romea nel tratto tra l’incrocio di Giare e la rotatoria di Malcontenta (tratto ricadente nel territorio di competenza del Comune di Mira). Il progetto non può prescindere o essere disgiunto da tali opere che vanno quindi inserite organicamente nel contesto progettuale e realizzativo dell’opera. Rimandare a altro progetto o a una successiva fase la messa in sicurezza della Romea nel tratto in questione significherebbe incrementare la situazione di pericolosità che già oggi fa della Romea la strada più pericolosa d’Italia. Sulla tutela ambientale le opere di contenimento ed abbattimento dell’inquinamento atmosferico ed acustico debbono assumere valenza prioritaria e non complementare nell’esecuzione dell’opera, assegnando a tali categorie di lavori adeguate ed importanti risorse progettuali ed economiche, utilizzando una moderna visione nella realizzazione delle infrastrutture dove l’obiettivo prioritario non è la realizzazione del nastro d’asfalto ma la tutela del territorio attraversato dalla nuova infrastruttura. In merito alla pianificazione strategica territoriale il primo tema da affrontare, non messo in evidenza neanche nel PTCP, è l’assenza di certezza sull’innesto della cosiddetta Romea Commerciale. Tema che presuppone il coinvolgimento di tutte le forze politiche e le Amministrazioni della Riviera del Brenta. Sarebbe tuttavia opportuno e prioritario, ancor prima di cominciare a parlare di Romea Commerciale, realizzare la messa in sicurezza dell’attuale Romea, visti i continui e gravi incidenti che persistono, rafforzando l’azione dei Sindaci e le interrogazioni parlamentari messe in campo sin dalla scorsa estate. Altro tema riguarda la realizzazione di Veneto City, intervento urbanistico di grandissime dimensioni destinato, se realizzato, ad incidere nelle relazioni sociali e nei sistemi infrastrutturali del territorio rivierasco e più in generale veneziano e veneto che devono vedere partecipi tutte le Amministrazioni del territorio. Se uniamo a quanto sopra la decisione di concentrare sul polo di Tessera anche la stazione di Venezia dell’alta velocità ferroviaria, vera possibilità di ampliare domanda e quindi offerta di un sistema logistico integrato, si percepisce un insieme di interventi che porteranno alla Riviera del Brenta pesanti antropizzazioni territoriali con scarso sviluppo ma tanto inquinamento.

Mira 26 gennaio 2009

 

 

 

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