Mi è arrivata, nei giorni scorsi, una mail di auguri da parte del segretario della federazione dei quadri direttivi e dirigenti della regione del Veneto, Ente per il quale lavoro.
Il tono usato dall’amico Vittorio Panciera, estensore della lettera, è ironico, ma contiene una serie di valutazioni che condivido pienamente. A voi il giudizio
Care Colleghe e Cari Colleghi,
una Pasqua triste e dolorosa si presenta quest’anno a causa della tragedia che ha colpito i nostri concittadini abruzzesi, ai cui pesanti lutti si aggiunge l’incertezza per la perdita delle case, dei ricordi, di interi brani di vita; la precarietà della situazione ed il difficile e non immediato rientro nella normalità richiedono la nostra solidarietà anche attraverso gesti concreti su cui conto di poterVi riferire non appena sarà chiaro il quadro delle future necessità.
Desidero comunque porgere a tutti Voi e alle Vostre famiglie i più cari auguri per le prossime festività, affinchè costituiscano una occasione di riposo e serenità in una fase storica densa di preoccupazioni dovute alle incerte prospettive economiche mondiali, ma anche, a mio avviso, ad un sostanziale smarrimento dei valori umani e civili che hanno in passato reso grande il nostro Paese e la nostra Regione.
La demonizzazione dell’impiego pubblico non ne è che un sintomo, è un modo come un altro di offrire ad bestias centinaia di migliaia di persone classificate gratuitamente, dall’oggi al domani, fannulloni, ipergarantiti, super pagati e quant’altro si possa aggiungere, quasi fosse una colpa aver indirizzato la propria vita professionale ad un settore diverso da quello privato. Non spendo neppure una parola sul principale ridicolo protagonista di questo opportunistico transfer; soggiungo solo che anche questi fa parte dei sintomi dello scadimento dei valori e, di conseguenza, della politica, che ha portato sulla scena "nani e ballerine" il cui unico obiettivo è l’effetto mediatico che consente di raggiungere facile popolarità accreditando così posizioni di potere non raggiungibili col lavoro, la fatica, quotidiana, l’impegno e il sacrificio.
Ancor più triste è assistere all’assenza di voce delle massime Assise democratiche della Repubblica, il Senato e la Camera dei Deputati, i cui componenti, collocati in batteria dai partiti nelle liste elettorali, sono di essi i silenti ossequiosi esecutori, senza che l’elettore possa esprimere scelta alcuna; non credo sia un caso infatti il neppur dissimulato boicottaggio da parte dei partiti stessi del prossimo referendum sulla legge elettorale.
Questo stato di cose consente il coagularsi di una classe dirigente pecoreccia e incompetente, perlopiù priva di un reale contatto con la realtà che non sia quello con i propri più stretti interessi. A ciò si accompagnano impulsi di intolleranza, razzismo, qualunquismo, intromissioni pubbliche nella sfera privata e morale, evidenti segni di pericolosi percorsi cui la storia, con particolare evidenza nello scorso secolo, inutilmente ci ha ammonito. Le strade dell’umanesimo, del liberalesimo e della stessa morale cristiana che insegna l’amore verso il prossimo sembrano smarrite nel quotidiano insulto e nell’aggregazione in branchi caratterizzati dalla ferocia nel perseguimento del proprio "parliculare" .
In tutto ciò, dicevo, la nostra categoria ha assunto il ruolo di sentìna di ogni male, quasi che il Paese non sia stato stravolto da affaristi, fu rbetti , usurai, mafie, camorre, truffatori e quant’altro, bensì dagli impiegati dell’anagrafe di Malo o di Porto Tolle, che avevano l’impudenza di ammalarsi. Ora tutto ciò è cessato e la tassazione dei permessi per la malattia dei figli, per il matrimonio, per le visite mediche prenatali e per l’assistenza ai familiari portatori di handicap ha consentito il rilancio di interi comparti industriali; penso, ad esempio, alla Parmalat , evidentemente devastata dai vigili urbani di Conegliano e non da Calisto Tanzi, fulgida dimostrazione delle capacità dell’imprenditoria privata.
Mi scuso se l’amarezza ha finito per sconfinare nel sarcasmo, ma in questi giorni moltissimi di Voi mi hanno contattato per chiedere che cosa bisogna fare. Ispirandomi ad Aleksander Solgenicin, che si chiedeva perché era potuto accadere l’orrore descritto in Arcipelago Gulag e si rispondeva: " perché tutti abbiamo taciuto", affermo: non tacere!
Ed ancora: continuate a fare il Vostro dovere nel rispetto delle leggi e di una deontologia e rigore morale che non deve mai venire a mancare unitamente al rispetto verso i cittadini dei quali, ricordava Arturo Carlo Jemolo, noi siamo i "servitori".
Cosa farà la nostra Associazione? Non abbiamo mezzi né possibilità per un contrasto mediatico che ci vedrebbe perdenti. Pensiamo invece, come il mugnaio tedesco, che ci sia un giudice a Berlino.
Stiamo quindi predisponendo, coi legali che ci assistono, l’avvio, da parte dei nostri Associati e con il supporto anche dei nostri non cospicui mezzi, dei ricorsi presso l’Autorità Giudiziaria per veder riconosciuta l’illegittimità delle trattenute stipendiali su assenze legate a istituti garantiti dalla Costituzione, dalle Leggi e dai contratti collettivi e che finora hanno costituito un patrimonio di civiltà e conquiste sociali di cui hanno usufruito tutti i lavoratori italiani, privati e pubblici. Per evitare equivoci, è bene ribadire che non siamo contrari né a controlli anche severi, né al perseguire comportamenti scorretti o illeciti, ma diciamo chiaramente che né la malattia, né il richiamo alle armi, né l’assistenza ai familiari disabili sono colpe sanzionabili col sequestro di parte dello stipendio.
A fronte dello schiamazzo o dell’opposto silenzio di tutte le altre Organizzazioni Sindacali e di tutti i movimenti politici, noi scegliamo la Legge. Ancora tanti cari auguri, con affetto e solidarietà dal Vostro Segretario
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