ven 13 mar 2009
La svolta che non c’è
di Massimo Zuin in Partito Democratico, Personale

E’ apparso venerdì scorso sul Corriere del Veneto un pezzo che mi posiziona in stand by rispetto al Partito Democratico.
In effetti la notizia che è arrivata fin sulla stampa l’ho esternata a molti interlocutori nelle ultime settimane.
Senza giri di parole: in particolare, solo per limitarmi agli eventi politici più recenti, sto assistendo con crescente insofferenza rispetto a fatti analoghi successi nel recente passato, al metodo spartitorio con il quale si stanno decidendo le candidature nei due collegi miresi per le prossime elezioni amministrative provinciali, di fatto frutto di un accordo tra alcuni esponenti degli ex DS e quel poco che rimane dell’ex Margherita.
Al di là delle semplificazioni, appare evidente infatti che ormai le principali scelte che sono state prese a Mira negli ultimi mesi (dalla defenestrazione dell’ex vicesindaco d’Anna alla scelta del Dirigente Urbanistica) e che verranno attuate per il futuro (vedi Pat, solo per citarne una), sono frutto della decisione ed indirizzo di un ristretto gruppo di persone - o giù di lì.
Ecco, credo che il problema del PD nazionale sia ben riflesso anche a livello locale: una nuova formazione che doveva dare spazio al rinnovamento, alla competenza e al merito, mette nel cestino buone prassi, strumenti di partecipazione, primarie e quanto sa di confronto per affidare le scelte strategiche alle vecchie e delegittimate oligarchie dei partiti e dei sottogruppi che formavano i partiti di provenienza (del terzo fondatore, la cosiddetta “società civile”, sembrano essersi perse le tracce).
In attesa di un congresso di palingenesi, quest’autunno, nel frattempo i milioni di italiani chiamati alle primarie sembra che non servano più, mentre non ci si interroga seriamente sulla “obsolescenza” di vecchi personaggi che solcano la scena politica da sempre: mai chiamati a render conto del proprio operato e a rendere contendibili le cariche di rappresentanza del partito.
Di più: non si mette in discussione il fatto che forse una delle cause di perdita di consenso del Pd è anche da ascrivere al fatto che quel poco di giovane che c’è nel panorama politico ha fatto fin ora (limitata) carriera rispondendo al requisito della assoluta fedeltà ai capi e che quindi vive di luce riflessa e non di luce propria…
Vedete, non sono certo io il primo a sostenere che sia proprio il sistema partitico ad aver generato questi problemi di rappresentanza democratica, e penso anche che la “dittatura del popolo” non potrà di certo risolverli. Fuor di metafora, non credo che affidandoci continuamente al richiedere l’opinione alla gente risolveremo il problema di avere maggiore credibilità, dovremo essere noi in grado di intercettare le esigenze dei cittadini che evidentemente in questo periodo storico si sentono maggiormente rappresentati da altri partiti e movimenti.
Aggiungo subito però, a corollario, una cosa che sembrerebbe contraddittoria: solo se riusciremo ad avere dei politici illuminati che sappiano distinguere le persone in base ai loro “talenti”, valorizzarle per quel che valgono, solo così le cose potranno migliorare.
Ecco allora che una persona che è sempre stata fedele ai capi, ha sempre cucinato gli “ossetti” alle feste, ha sempre aperto la sezione quando c’era bisogno, cercherai di gratificarla con ruoli di “sottogoverno” - per usare un termine antipatico (ma certo meno dell’ormai ubiqua “classe dirigente” in riferimento agli organismi direttivi necessari a un partito)-, non di proporla come biglietto da visita della tua formazione politica. Giusto per fare una esemplificazione.
Invece no: sempre le stesse facce e sempre gli stessi errori, anche, appunto, da parte dei “ggiovani” - buoni, educati e pazienti ad aspettare (che forse verrà il loro turno…), quando invece c’è bisogno ora più che mai di dare segnali di discontinuità, con parole chiare e prese di posizione nette; e con un problema in più però rispetto al passato e cioè la presenza di molti “pensionati” ancora in ottima forma e con un sacco di tempo libero da “mettere al servizio” del Partito.
Al di là di abusati parallelismi con gli altri stati per evidenziare un’eccezione Italia, è - credo - sotto gli occhi di tutti la differenza di visione e di approccio ai problemi politici e sociali che le diverse generazioni hanno, ma mentre in paesi come la Spagna, l’Inghilterra, gli Stati Uniti, la freschezza e la novità hanno un ruolo fondamentale nella scelta dei governanti, in Italia a quanto pare no.
Non ne faccio una questione unicamente anagrafica e a tal proposito vi rimando ad un bellissimo scritto di Claudio Magris apparso sul Corriere della Sera lo scorso Agosto dal titolo: L’arte (ignorata) di uscire di scena- quelli che non vanno mai in vacanza e nemmeno in pensione- il modello Diocleziano e il cattivo esempio dei politici italiani: l’arte di staccare- dice Magris- non è legata ad alcuna età precisa, perché in qualsiasi stagione della vita si può vivere il momento di massima creatività e di massima utilità per gli altri – eppure questo ciclo di stagioni molti si rifiutano di riconoscerlo e prenderne atto.
Eppur qualcosa, forse – nell’Italia, tra i nostri elettori -, si muove, al di là ed oltre le nostre incertezze e tatticismi di questi mesi: ma tutti, in verità, sembrano quasi ineluttabilmente, attendere la grande caduta del PD negli appuntamenti elettorali di giugno (c’è anche il referendum…) per vedere il da farsi.
In questo panorama non è facile prendere delle decisioni che non siano strumentalizzabili dai soliti notabili del partito, che spesso magari colgono le difficoltà e l’inadeguatezza della proposta politica e tuttavia non sono in grado di modificarne il percorso, per il metodo che la politica richiede.
È così: i farraginosi meccanismi dell’attuale politica sono messi in movimento secondo rituali e percorsi che, nell’applicazione, segnano sempre di più il solco che separa le esigenze della società dalle risposte della stessa classe politica. Ore e ore di incontri inconcludenti, quando si sa già quali sono le decisioni che verranno prese: non è un caso quindi che i politici siano all’ultimo posto nei sondaggi in quanto a fiducia da parte dei cittadini.
Credo che l’assemblearismo fine a se stesso, prassi politica ben presente tuttora anche a Mira, abbia contribuito nel tempo alla disfatta della sinistra: lo abbiamo visto, su scala nazionale, con la definizione del programma del governo Prodi.
In realtà ci sarebbe bisogno di una svolta – all’infuori di ogni retorica – epocale, che non vedo neppure in embrione nella nostra realtà locale.
marzo 13th, 2009 at 18:01
obbiettivamente questo è parlare fuori dai dai denti. hai fatto bene, non si può sempre esser usi ad obbedir tacendo. Per quel che vale hai il mio plauso.
marzo 13th, 2009 at 22:07
Ciao Massimo,io penso che una svolta epocale ci voglia ADESSO e non solo a livello locale,conscio del fatto che “adesso”e “epocale”siano parole in questo momento molto distanti tra loro,forse…Cominciate a ridurre questa distanza,entrando nel ventre della bestia da uomini liberi.C’è in gioco il futuro di chi oggi ha 3 anni.Sarebbe bello non sapessero MAI dell’odierno disgusto. Con stima e rispetto.
marzo 18th, 2009 at 23:12
Caro Massimo,
e’ giunto il momento di sfidare le oligarchie. Penso che tu conosca bene il mio pensiero e il mio coraggio. Sappi che sono con te.
Alfeo Babato.
marzo 20th, 2009 at 12:45
Dai…i ossetti i ghemo rosegai tutti.
Svolte epocali, vecchie e delegittimate oligarchie, uso obbedir tacendo, metodi spartitori, fedeltà ai capi. Ma che citazioni. Che fervore appassionato. Che turbamento intellettuale. Che rivolta dei succhi gastrici. Massimo ma che ti succede. Sono stato fino ad ora ossequioso al motto che tu hai citato dall’articolo di Magris “l’arte di staccare e di uscire di scena quando è utile farlo”, ma il tuo intervento mi lascia francamente…
Non faccio parte della categoria degli “spiegoni” e quindi non tenterò di proporre citazioni da intellettuale disorganico e nemmeno di fare analisi scontate e inconcludenti sulla situazione attuale del PD e sulla realtà della “politica mirese”. Dico soltanto che il tuo articolo è offensivo della tua intelligenza. Una impietosa e gretta analisi che tuttavia non comunica cosa cavolo tu intenda fare per rilanciare una azione vera e non solo virtuale che possa riportare al PD il consenso che merita. La mia impressione è che il problema sia non essere presente nella stanza dei bottoni. Ma da che pulpito viene la predica. Non mi sembra che tu sia uscito di scena, anzi i tuoi talenti sono manifestati egregiamente in posizioni di prestigio adeguate (Cda Teatro Stabile, cda Arteven, Pres. Mira Innovazione, Consigliere comunale). E probabilmente avrai anche assaggiato e apprezzato gli “ossetti” che tanti vecchi come me hanno cucinato la sera a Mira, magari leggendo il giorno dopo in autobus le lettere dal carcere di A. Gramsci e poi manifestando al liceo o occupando l’Università per il diritto ad uno studio universale e di qualità, mentre altri stavano in Consiglio di amministrazione dell’ESU.
Mira è un microcosmo di difficile traduzione. Ma dannazione esiste una realtà veneta che ci stà intorno che chiede alla politica attenzione, dedizione, sacrificio, ascolto, interpretazione dei bisogni in una parola stare al pezzo e camminare. Quando vuoi vieni un giorno con me a girare questo veneto fatto da imprese in crisi con imprenditori e dipendenti sulla stessa barca, da precari o cassintegrati della SIRMA , della Montefibre o della Dow Chemical da scuole,servizi sociali e produzioni culturali che perdono colpi a causa di “riforme” che tagliano e basta, da famiglie in difficoltà, da paure e insicurezze legate alla microcriminalità. Non intendo proporti del “benaltrismo” ne raccontarti favole o aneddoti intelligenti ma semplicemente invitarti ad alzare la testa e gli occhi e guardare al di là dell’oggi.
Sei una persona intelligente, sei oramai un serbatoio di competenza nel tuo settore a livello veneto, hai un seguito tra tanti amici che ti stimano. Esci dalle logiche di Mira. Proponiti per quello che sai fare e per quello che vali. Sul territorio, tra la gente con umiltà ma anche con la consapevolezza dei tuoi “talenti”. Ma per favore se la questione vera è trovare una scusa per la “transumanza” su altri lidi, fallo subito, ma ti invito a non continuare con questo stillicidio mentale. So che molti sono tentati dalle accattivanti sirene. Accomodatevi pure. La politica per me non è una giostra e come diceva Paolini la marea sei ore cresce e sei ore cala. Congresso o non Congresso io so solo che nelle prossime settimane non ci giochiamo solo una partita di poltrone o posti da consigliere ma la fine o l’inizio di una pesante,inarrestabile e pericolosa rivoluzione politica e culturale.
Con affetto
marzo 21st, 2009 at 17:09
Capisco bene. E per questo hai il mio plauso tanto più se, ciò detto, le tue scelte saranno conseguenti….sai com’e..preferisco uno che esce, argomenta, ma non sbatte la porta ad uno che sbatte la porta e basta. Tutto sommato non sei uno qualunque nel pd provinciale ed in quello che lo stesso esprime in enti e istituzioni.
marzo 22nd, 2009 at 10:25
Ho riletto il mio post e più volte il commento di Antonio Gottardo; mi sono chiesto: ma come mai Toni ha la necessità di esternare pubblicamente in maniera così accorata il suo pensiero? La risposta che mi sono dato è che - evidentemente - doveva mostrare a qualcuno da che parte stava, soprattutto in momenti particolari come quello attuale in cui l’amministrazione comunale di Mira dovrà effettuare delle scelte, anche su questioni che gli stanno a cuore.
Con questa premessa non ho intenzione anch’io di personalizzare o cadere in benaltrismi, rispondendo punto su punto alle affermazioni di Antonio, non ne varrebbe la pena; tralasciando, quindi, il condimento dell’ironia, vorrei però precisare tre cose, rapidamente:
1) non ho chiesto nessun “posto”, né sul mio articolo, né in recenti occasioni di incontro con il segretario del partito, con il capogruppo e con il Sindaco; ho solo ribadito il fatto oggettivo che in questi 2 anni non c’è stato il mio minimo coinvolgimento nei fatti che sono successi a Mira - e che erano stati ampiamente previsti da maggioranza e opposizione. E’ stato il Segretario del partito ad assicurarmi, mesi fa, che andava messo tutto sul tavolo, a livello di direzione politica: andavano discusse assieme le strategie e le persone in grado di portarle avanti. Come si vede, la questione è di metodi e di contenuto, sarebbe bene non fosse banalizzata: ho chiesto più volte che, nel nostro nuovo partito, il PD, questo modo di procedere venisse attuato, ma la risposta è stata nulla, mentre ho notato che sul territorio le scelte importanti venivano comunque prese, da ultima appunto quella che ho citato nel mio intervento. Da qui una doverosa presa di distanza: credo sia dovuta al nostro elettorato e ai tanti cittadini che continuano a vedere con grande aspettative il progetto in cui sono coinvolto, che resta il medesimo.
2) Sullo stato di gravità della situazione economica che dire, al di là della retorica? Il sottoscritto - guadagnando come funzionario pubblico 1500 euro al mese e non potendo disporre né di macchina aziendale né di rimborsi a piè di lista - credo la viva più di altri, portandone le difficoltà sulle proprie spalle.
3) Il commento di Toni al mio post, per essere onesto fino in fondo, omette una parte fondamentale e cioè il suo pensiero sull’attuale governo di Mira (il nostro “microcosmo”, appunto): sarebbe forse stato più corretto che, almeno una parte dei giudizi che più volte mi ha esternato privatamente in proposito, fossero evidenziati nel suo commento, anche pubblicamente, per quanto riguarda il loro contenuto politico, che sarebbe bene esplicitare, visto che è anche grazie a lui che la “squadra” amministrativa è stata individuata.
marzo 23rd, 2009 at 10:58
Caro Massimo
non è mio costume, data la posizione che la nostra associazione svolge all’interno di questo territorio, scrivere su questo o altri blog.
Ma credo sia opportuno dirti, proprio per il percorso comune che abbiamo avuto, fatto di concordia e discordia, e la discordia è stata anche dura, secca, quasi violenta, ma che è servita a capire e conoscere il pensiero e il modo di operare reciproco, che mi piace la tua presa di posizione, mi piace il tentativo di far capire che si è su una strada sbagliata.
Leggere il commento di Antonio Gottardo un po’ mi infastidisce, perché non va al fondo del tuo intervento: bisogna andare oltre, dare aria a queste stanze che, indubbiamente, ne hanno bisogno.
In un nostro post, sul nostro blog, Incrostazioni, Gentiluomini, Finestre aperte… e la pasta e fagioli, ne abbiamo parlato anche noi, da posizioni diverse, chiaramente, ma lampanti!
Sappiamo che il potere, in quanto tale, non fa parte del tuo mondo, del tuo agire e, sentirlo dire da chi dovrebbe conoscerti per il comune percorso mi infastidisce ancor di più.
Oh, un’occasione persa per stare in silenzio!
Scorrendo gli amici di Facebook ieri sera ho incontrato il video di questo intervento, di una presidente di circolo di Udine: te lo giro perché credo possa essere utile al dibattito:
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1111114462329&ref=nf
In bocca al lupo, Massimo e schiena dritta!