ven 25 set 2009
Tagli alla cultura (22.07.2009)
di Massimo Zuin in Cultura

Lo so è da tanto che non scrivo. Qualche amico che mi conosce bene e che sa come la penso sull’attuale situazione politica mi ha suggerito di riprendere il filo e di parlare di cultura. In effetti in questi giorni si sta consumando una forte protesta da parte del mondo dello spettacolo per il mancato rimpinguamento del capitolo ministeriale riguardante il Fondo Unico dello Spettacolo.
Il FUS è stato creato con l’articolo 1 della legge 30 aprile 1985, n. 163 ("Nuova disciplina degli interventi dello Stato a favore dello spettacolo") per fornire sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti in cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all’estero.
Secondo l’articolo 15 della legge 163/85, il FUS viene rifinanziato ogni anno con la legge finanziaria e viene ripartito tra i vari settori con un decreto del Ministro per i beni culturali. Per l’anno 2009 il finanziamento stabilito dalla legge 22 dicembre 2008 n. 203 ("Legge finanziaria 2009"), tabella C, è di 398.036.000 euro. Secondo il decreto ministeriale emanato il 13 febbraio 2009, questa somma, al netto di 20 milioni di euro destinati alle fondazioni lirico-sinfoniche, viene ripartita nei seguenti settori:
a) enti lirici 47,5%
b) attività cinematografiche 18,5%
c) attività di prosa 16,3%
d) attività musicali 13,7%
e) attività di danza 2,3%
f) attività circense 0,2 %
Il taglio per il 2009 ammonta a 82 milioni di euro in meno, il che significa scendere dai 460 del 2008 ai 378 del 2009.
È sceso in campo anche il presidente Giorgio Napolitano che ha messo nero su bianco un «convinto invito alla riflessione e a ogni possibile ripensamento» per la vicenda del mancato reintegro dei soldi, «al di là delle imminenti votazioni in parlamento».
Il Presidente ha aggiunto : ‘Non esito a condividere le preoccupazioni che mi rappresentate’. Per Napolitano serve un ‘impegno molto più deciso e concreto per la cultura e l’arte italiana.
Che dire? Mi viene in mente tutta la polemica scatenata dall’uscita di Baricco qualche mese fa circa un diverso uso delle risorse pubbliche nel settore.
Riporto un piccolo frammento del suo pensiero sugli enti lirici (nel Veneto ne abbiamo 2 Arena e Fenice).
(…) fare il teatro lirico in un modo diverso da quello usato dallo Stato attualmente è impossibile fino a che lo Stato farà il teatro lirico in quel modo con la scusa che in altri modi è impossibile. Traduco ancora: nessuno può fare meglio dei Teatri Stabili in un mondo con i Teatri Stabili: ma nessuno può dire che questo sarebbe impossibile in un mondo senza Teatri Stabili. È una faccenda di cambio di scenari, di regole, di confini. Quando vedo tanta, appassionata gente di teatro chiedersi incredula se mi sono bevuto il cervello a immaginare un avvento dell’ impresa privata nel loro mondo, riconosco la stessa miscela di buon senso e cecità che mi affascina in altri umani messi di fronte a situazioni simili: i dirigenti della British Air il giorno prima che aprissero un volo low cost Londra-Dublino, i direttori della Treccani il giorno prima che inventassero Google e Wikipedia, i direttori di giornali l’ ultimo giorno prima di vedersi uscire la free-press, gli editori il giorno in cui qualcuno inventò i tascabili, il mobiliere il giorno prima di scoprire che esisteva Ikea, e il mio barista il giorno prima che inventassero Starbucks.
Concludo dicendo: chi governa è legittimato a darsi delle priorità sulle quali poi chiederà il consenso; ma se si vuole cambiare radicalmente un settore bisogna anche dare gli indirizzi e delle prospettive a medio-lungo termine, non si possono aspettare ogni anno le leggi di bilancio per sapere di che morte bisogna morire. Come ha detto sopra il Presidente della Repubblica: “ è decisivo il più vasto chiarimento sulle priorità cui ancorare la spesa pubblica”.
dicembre 23rd, 2009 at 23:30
si stava meglio quando si andava peggio, che nostalgia ci prende, ciao Massimo e grazie per come hai svolto il tuo mandato a presto spero