Un Comune culturalmente più vivo
migliora la qualità della vita del cittadino
«Come si presenta il panorama attuale, a Mira?»
Mira comune distratto, intrappolato nel tran tran lavorativo e sempre più difficile da abitare consapevolmente come cittadini e non come semplici residenti? Mah, direi di no o, comunque, non solo: per andare al di là dei facili, e un po’ ingenerosi, Leitmotiv, pur con la consapevolezza che molto resta da fare, inviterei piuttosto anche gli immancabili delusi o scontenti a cooperare per ridestare le energie sopite nel nostro comune, renderlo più vivibile, più bello e, quindi, più amato: più concretamente, per promuovere, al di là della mera funzionalità amministrativa corrente, l’identità di Mira – questa articolata realtà, una in-between city, città di mezzo, appunto, tra Venezia e Padova sull’asse rivierasco-, appare quanto mai prioritario continuare ad investire - nonostante la congiuntura economica - anche, e soprattutto, sulla cultura, elaborando politiche che sappiano ad un tempo far leva sul passato e sul presente, ossia sul patrimonio storico del territorio e sugli stimoli ed opportunità derivanti dal contesto culturale contemporaneo.
«Qual è l’obiettivo principale della politica culturale mirese?»
Mira deve consolidare la propria funzione di leadership e traino nei confronti degli altri comuni rivieraschi - ruolo e responsabilità che le derivano dall’essere uno dei comuni più popolosi dell’intero Veneto -, attraverso interventi che non possono avere carattere di occasionalità, ma devono diventare momento condiviso di progettualità sul territorio.
«Che cosa fa la differenza a Mira?»
Uno dei suoi caratteri distintivi potenzialmente più interessanti è quello di essere, per ascendenze storiche su cui non è il caso di soffermarsi, un Comune policentrico: Mira Porte, Mira Taglio, Gambarare, Borbiago, Marano, Oriago, Malcontenta, e così via, per non parlare della barena e dell’area lagunare. Ognuna di queste aree richiede una propria chiave di lettura e consente davvero di evocare una Miria-Mira, un comune dall’innumerevole ri-centrarsi, insistendo di volta in volta sulle specifiche tradizioni e vocazioni dei singoli territori.
«Quali sono le priorità da individuare?»
Veniamo da un quinquennio di intensa attività, anche riconosciuta sul piano regionale (si pensi, appunto, al riconoscimento di "Città Veneta della Cultura" 2004), ma con ampi margini di miglioramento in termini di integrazione e razionalizzazione dell’offerta culturale; inoltre è da prefiggersi un coinvolgimento ancor maggiore della cittadinanza – in tutti i suoi strati e settori - attraverso iniziative mirate ed adeguatamente pubblicizzate.
Per una politica culturale che non si limiti ai grandi annunci o ai nomi di richiamo mediatico; per un’offerta culturale aperta a tutti e non solo agli happy few con la capacità economica per abbonamenti teatrali ed onerosi ingressi a concerti e spettacoli; una strada, insomma, di politiche culturali inclusive ed integrative, che ricerchino il giusto equilibrio tra produzione e consumo, tra attività “effimere” e servizi “permanenti”: nel senso che se non ci si impegna ad investire sugli spazi per la musica, sugli spazi espositivi, sulle biblioteche, il teatro, i centri culturali, i centri di ritrovo per l'associazionismo locale, non si sarà in grado neppure di offrire attività “effimere” (i cosiddetti eventi) di qualità.
Al di là di singoli progetti – piccoli o grandi che siano, proposti dalle organizzazioni culturali operanti sul territorio oppure ideati dalla cosiddetta "società civile" – sui quali naturalmente si dovrà continuare a puntare, Mira ha quanto mai bisogno della partecipazione attiva dei cittadini, ha bisogno di essere riscoperta a partire dalle sue singole frazioni, mobilitandone le riserve d'energia ed entusiasmo: questo è un Comune che, nel giro di pochi decenni, ci è letteralmente cambiato sotto il naso e sconta tuttora la mancanza di una riflessione sulla propria identità mutata ed ha più che mai necessità di riscoprire ragioni e fondamento dello stare insieme comunitario, tanto più in un contesto territoriale privo di un baricentro aggregante quale quello mirese.
«Come far (ri)diventare la cultura un fattore di coesione sociale per Mira?»
È chiaro che i poli culturali strutturati di cui ha modo di godere la nostra cittadinanza rivierasca sono e resteranno le città di Padova e Venezia (non scordando Mestre e i suoi centri di cultura) – a buona ragione, peraltro, anche se sarebbe auspicabile un maggior coinvolgimento nel territorio comunale da parte delle istituzioni culturali che vi risiedono: una per tutte, l’università ad Oriago. Certo, l'istruzione superiore (decentrata, oltre che nei capoluoghi, anche nei comuni contigui di Dolo e Mirano), le gallerie d'arte, gli enti lirici, i musei con mostre di richiamo, le fondazioni culturali di respiro nazionale e internazionale (ma anche i cinema, i complessi fieristici, etc. etc.) sono e resteranno appannaggio di realtà cittadine più grandi, esterne -ma non estranee- al territorio mirese, ma Mira stessa deve saper coltivare le proprie specificità, in una dimensione locale e quotidiana: come fiore all’occhiello può vantare –è bene ricordarlo ancora una volta- un teatro che ha costituito la punta d’eccellenza nel territorio rivierasco e tuttora rappresenta un punto di riferimento, in un contesto in cui a Mirano è stata inaugurata da poco una nuova struttura e contemporaneamente la programmazione di Dolo, dopo la chiusura dell’ Excelsior, si sviluppa “nei teatri”; uno spazio che, al di là del cartellone di spettacoli di qualità, ha con continuità proposto una riflessione sul senso del fare teatro (di recente è stato ospitato un importante convegno in proposito) ed ha promosso importanti workshop e laboratori (da ultimo, con César Brie). Teatro, peraltro, che si è visto a Mira anche nelle piazze: anche quello impegnato di "Italiani Cincali", per esempio. Teatro e riflessione teatrale, infine, che, solo per citare un altro "evento" del recente passato, hanno rifatto capolino attraverso Giuliano Scabia, che con il suo teatro itinerante ha marcato una stagione della cultura mirese degli anni ’70.
Proprio dal teatro bisogna partire per ritrovare identità comunitaria, così come dalle altre strutture visibili sul territorio: il planetario recentissimamente inaugurato su cui graviterà l’intera Riviera; le biblioteche, ricche di volumi ed efficienti, l’Ecomuseo da far meglio conoscere -unico nel suo genere-; le ville, le Riviere, le barene. Tutti luoghi ove ospitare ed accogliere le numerose associazioni culturali e gruppi attraverso cui la cittadinanza si incontra e si riconosce; ed è da questo patrimonio –da tutelare ed accrescere- che bisogna saper partire.
«Quali, più concretamente, le linee su cui operare?»
Ci si dovrebbe muovere lungo le direttrici sopra elencate, ovvero, in sintesi:
- Tutelare il patrimonio locale, fatto di edifici (le famose ville...), paesaggi, archivi, foto, tradizioni orali, promuovendo una politica culturale che sappia affermarsi anche sul terreno della capacità di coltivare la memoria: non in chiave puramente nostalgica, ma come leva motivante per guardare al futuro forti di un passato conosciuto. Saper valorizzare i temi della campagna, del lavoro, della Riviera del Brenta, della storia delle frazioni: senza scadere nel localismo o nella chiusura delle radici venete, sul crinale tra nostalgia e sviluppo, tra retrospezione e visione.
- Recuperare i gap nel campo dell’arte, architettura, musica, e letteratura contemporanee, a partire da una piena consapevolezza di quanto è fiorito in questi anni grazie all’opera di associazioni e strutture private a complemento, sussidio, integrazione e sostegno dell’intervento diretto della pubblica amministrazione.
- Coordinare fra loro le strutture culturali e d'istruzione operanti nel Comune mirese a prescindere dalla loro titolarità (statali, regionali, provinciali, ecclesiastiche, bancarie, private, etc.): sul versante dell’istruzione, la dovuta attenzione dovrà esser rivolta anche alle strutture scolastiche private, quali quelle ecclesiastiche oppure la Scuola Steineriana di Riviera Bosco Piccolo ad Oriago, un unicum nel territorio.
- Riprogrammare le istituzioni culturali perché possano svolgere un ruolo attivo sotto il profilo dell’accessibilità e delle politiche per l’inclusione sociale, enfatizzandone il ruolo di servizio per i cittadini.
- Dare nuova propulsione ad una delle eredità migliori della politica culturale degli anni ’70/’80, ovvero il sistema delle biblioteche comunali, ora ospitate in sedi nuove fiammanti, con la possibilità di fruizione da parte della cittadinanza di spazi accoglienti e strutture (multimediali, informatiche) al passo con i tempi.
- Saper vedere e ascoltare: prestare maggiore attenzione ai segni e alle richieste che germinano spontaneamente nel comune (attraverso centri culturali e di ritrovo, comitati, consulte, associazioni di categoria, etc.), affinando nel contempo la capacità di percepire le esigenze, anche inespresse, delle categorie meno protette: bambini, anziani e giovani.
«Chi sono gli attori coinvolti?»
Tutti i cittadini che vogliono adoperarsi per la comunità o, più semplicemente, utilizzare in modo intelligente o meno scontato il proprio tempo libero; i bambini, i giovani, le donne e gli anziani, da rendere partecipi attraverso iniziative mirate; gli operatori del settore che possono trovare occasioni di lavoro, collaborazione e di sperimentazione; gli abitanti delle frazioni coinvolte nei progetti di decentramento dell'offerta culturale; gli insegnanti: è attraverso il coinvolgimento delle scuole presenti, o comunque operanti, sul nostro territorio che si può gettare il seme dell’interesse per la cultura.
«Ma perché, dopotutto, investire risorse in cultura piuttosto che in altri versanti più immediatamente utili e prioritari per il territorio locale?»
Perché un comune con un’offerta culturale ampia e variegata non può non generare un indotto turistico che avrà benéfici effetti di ricaduta (alberghi, ristoranti, negozi, ecc.) sull'intera comunità (versante economico).
Perché la cultura offre al cittadino opportunità di utilizzo intelligente del tempo libero, promuovendo il benessere e la crescita personale (versante individuale).
Perché le risorse culturali possono essere utilizzate efficacemente per lo sviluppo urbano e, più in generale, per la crescita della comunità (versante sociale).
Perché un progetto culturale di respiro pluriennale meno routinario del solito o, comunque, ben strutturato e attentamente ideato può infondere rinnovata fiducia e dinamismo nell'identità mirese e rivierasca (versante territoriale).
«Insomma, in concreto, che ruolo gioca la programmazione culturale comunale nella vita quotidiana del cittadino?»
Una funzione economica. In ogni caso, il patrimonio non è un “prodotto” pronto, in grado di suscitare da solo una domanda, ma necessita d’esser valorizzato: il patrimonio storico (le ville, la Riviera, etc.) di per sé rende poco se non si offrono servizi e contenuti. Insomma: sono le politiche culturali che generano la domanda aggiuntiva -e per elaborare buone politiche culturali servono progettualità ed investimenti.
Una valenza fortemente simbolica: un’amministrazione pubblica deve impegnarsi per promuovere le attività culturali in quanto bisogno primario della cittadinanza, collaborando con gli enti educativi operanti sul territorio nella formazione di un cittadino attivo, interessato, informato ed intellettualmente aperto.
Una funzione ricreativa. Da questo punto di vista, s'impone un globale ripensamento e un coordinamento -se non una razionalizzazione- dell’offerta di spettacoli, intrattenimenti, iniziative festive, folkloristiche e di svago, consentendo una migliore, più diffusa ed integrata fruizione da parte di chi viva il Comune o vi si trovi di passaggio, come turista.
Una funzione sociale: la cultura è comunicazione, occasione di confronto e socializzazione; favorisce l’integrazione e la conoscenza di realtà diverse; educa i giovani alla tolleranza e alla convivenza attraverso la sua funzione aggregante (la musica, la danza, il teatro, e consimili "riti collettivi"); rende gli anziani partecipi degli sviluppi di un'identità di cui costituiscono la memoria storica e le vere radici.
Una funzione territoriale: proprio per far sì che la cultura non si riduca ad estetica o art pour l’art è necessario che le politiche culturali siano coordinate con altri settori della progettazione e dello sviluppo locale (organizzazione comunale; scuola e formazione; urbanistica e ambiente; decentramento; parchi e giardini; viabilità e trasporti; servizi sociali; turismo e tempo libero; comunicazione), attraverso una strategia pubblica complessiva fondata su un’interazione sempre più stretta tra Comune, Provincia e Regione.
«Ma soprattutto: perché continuare l’impegno per la cultura?»
Perché promuovere attività culturali a Mira sta diventando sempre più impegnativo e sono imprescindibili comprovata capacità nel settore ed esperienza gestionale: da parte mia c’è la volontà di mettere a frutto le competenze maturate, continuando a lavorare per una comunità sempre più intellettualmente vivace e socialmente coinvolta.
Perché vorrei che la cultura a Mira possa davvero diventare un’esperienza condivisa e partecipata da quanto più ampi strati di cittadinanza possibile –ciascuno ha le proprie peculiari esigenze, magari inespresse, nel vasto campo che definiamo “culturale”, che spesso attendono solo di essere stimolate, se non soddisfatte.
Perché vorrei continuare ad adoperarmi per istituzioni e centri di aggregazione e ritrovo culturale aperti, accoglienti e in grado di comunicare; per biblioteche sempre più accessibili, complete, attente ad anticipare i bisogni dei nuovi lettori e ad accompagnarli nella sperimentazione delle nuove forme di comunicazione; per un'offerta teatrale che coinvolga l'intera popolazione e non i soliti abbonati; per associazioni culturali più lungimiranti e capaci di uscire dal proprio bozzolo per lavorare insieme su progetti che arrivino a parlare al di là delle singole frazioni.
Ma, soprattutto, vorrei vedere realizzata l’aspirazione ad un Comune consapevole delle risorse, magari latenti, che possiede, essere partecipe di un’amministrazione capace di valorizzare l’attività dei tanti (gruppi, associazioni, comitati, centri studio, scuole pubbliche e private, istituzioni culturali, ma anche singoli individui “di buona volontà”) che, nei più svariati ambiti culturali, questa consapevolezza ce l’hanno da tempo e continuano a spendersi, pur fra mille difficoltà.
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